125 anni della MCI di Ginevra: un documentario per i "Costruttori di speranza" - di Carmelo Vaccaro

GINEVRA\ aise\ - Dopo il successo della prima rappresentazione dell’8 novembre, il film-documentario "Costruttori di speranza" ha registrato un nuovo e significativo riscontro di pubblico al Théâtre de l’Espérance lo scorso 21 novembre.
Ideato da Giuseppe Fusco, direttore esecutivo della Société de la Chapelle Italienne, il documentario è stato realizzato in occasione dei 125 anni della Missione Cattolica Italiana di Ginevra, con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Ginevra. L’opera si presenta come una preziosa testimonianza di memoria storica, capace di restituire, con autenticità e sensibilità, il lungo percorso della comunità italiana nella città.
Attraverso i ricordi vivi dei numerosi connazionali che hanno offerto la loro testimonianza, il film ripercorre le principali tappe dell’emigrazione italiana tra il XIX e il XX secolo. Questo fenomeno affonda le sue radici già alla fine dell’Ottocento e si lega alla nascita, nel 1900, della Missione Cattolica Italiana di Ginevra, istituita per rispondere concretamente al forte bisogno di sostegno religioso e sociale degli emigrati italiani.
Questa prima fase, nota come “grande emigrazione”, vide milioni di italiani, soprattutto provenienti dalle regioni più povere, lasciare il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Il documentario rievoca anche momenti drammatici come la Prima guerra mondiale, quando molti emigrati fecero ritorno in patria per servire il Paese, e il difficile periodo degli orfani, spesso accolti e cresciuti dalle suore della Missione.
Il secondo periodo si sviluppa invece dopo la Seconda guerra mondiale e si estende fino alla metà degli anni Settanta. In questa fase, il fenomeno migratorio assume caratteristiche diverse: accanto all’emigrazione verso l’estero, si intensificano anche gli spostamenti interni. Gli anni Settanta, in particolare, furono segnati da tensioni e difficoltà, come dimostrano le iniziative Schwarzenbach. La votazione del 7 giugno 1970, di stampo xenofobo, mirava a limitare drasticamente la presenza straniera in Svizzera, mettendo a rischio l’espulsione di oltre 300.000 persone, in gran parte italiane.
In quegli stessi anni, la Missione rafforzò ulteriormente il proprio ruolo per sostenere una comunità in continua crescita, anche di fronte alle difficoltà legate allo statuto dello stagionale, che impediva il ricongiungimento familiare. Non sono mancati racconti toccanti, come quelli dei figli costretti a vivere nascosti per evitare l’espulsione, simbolo di una realtà dura ma profondamente umana.
Con grande umiltà, i protagonisti hanno condiviso le loro esperienze, ripercorrendo le tappe fondamentali del loro percorso migratorio: l’arrivo a Ginevra, spesso carico di speranze ma anche di incertezze, l’ingresso nel mondo del lavoro e le difficoltà quotidiane legate alla lingua, alla distanza dagli affetti e all’adattamento a una nuova società. Accanto alle fatiche, hanno ricordato anche i gesti di solidarietà ricevuti, soprattutto all’interno della Missione e delle associazioni italiane, che hanno rappresentato un punto di riferimento essenziale.
È emerso con forza il ruolo centrale di queste realtà nel favorire l’incontro, il sostegno reciproco e la conservazione delle tradizioni, contribuendo alla costruzione di una comunità unita e solidale. Nel corso del tempo, la Missione Cattolica Italiana è diventata un punto di riferimento non solo religioso, ma anche culturale e sociale, offrendo occasioni di aggregazione, scambio e crescita collettiva.
Le testimonianze, ricche di autenticità ed emozione, hanno suscitato una profonda commozione tra il pubblico, creando un clima di intensa partecipazione. I racconti hanno fatto emergere ricordi forti, talvolta dolorosi ma anche ricchi di dignità e speranza, dimostrando come la storia dell’emigrazione italiana continui a vivere nella memoria e nell’identità di molte persone.
Particolarmente significativo è il ruolo della comunità italiana, intesa non solo come luogo di incontro e sostegno, ma anche come spazio di crescita culturale e sociale. La memoria collettiva, custodita e trasmessa attraverso iniziative come questa, rappresenta un elemento fondamentale per comprendere le radici e l’evoluzione della presenza italiana a Ginevra.
La proiezione di Costruttori di speranza ha dunque messo in luce il valore profondo della presenza italiana a Ginevra: un patrimonio condiviso che continua a parlare al presente e a offrire spunti di riflessione per il futuro. Attraverso immagini e testimonianze, il documentario restituisce uno sguardo autentico su un’esperienza fatta di sacrifici, lavoro e determinazione, ma anche di capacità di costruire legami duraturi.
A completare questo importante lavoro di memoria, la Missione ha realizzato anche un libro fotografico dedicato ai 125 anni della Missione Cattolica Italiana di Ginevra. Il volume raccoglie immagini, documenti e testimonianze di grande valore, offrendo un’ulteriore occasione per conoscere e approfondire questo lungo percorso storico.
Il libro è disponibile per l’acquisto presso la sede della Missione, in rue de la Mairie 15, a Ginevra (tel. 022 736 83 82), dove è possibile ricevere ulteriori informazioni e scoprire da vicino una realtà che, da oltre un secolo, accompagna e sostiene la comunità italiana nel suo cammino. (aise)