Italoamericani e Conference of Presidents of Major Italian American Organizations: Mucci (We the Italians) intervista Basil Russo

ROMA\ aise\ - “Uno dei problemi che la comunità italoamericana ha sempre avuto, e le cui conseguenze ha sempre pagato, è la divisione, la mancanza di unità. Quando dico che gli italoamericani sono italiani a tutti gli effetti, anche se alcuni di loro non hanno il passaporto italiano che lo certifica ufficialmente, intendo che c’è un Dna italiano che porta con sé determinate caratteristiche: la difficoltà nel fare squadra è una di queste. Ma nel Dna italiano, e quindi negli italoamericani, c’è anche la leadership, la caparbietà, e la maturità. Quando le cose sono urgenti, quando c’è un’emergenza, quando c’è una minaccia, l’unità si trova. È quello che è successo con un’organizzazione che esiste e rappresenta molto bene la comunità italoamericana da anni, ma oggi è cresciuta per merito dei suoi componenti tra i quali c’è un Presidente molto benvoluto e carismatico. L’organizzazione si chiama Conference of Presidents of Major Italian American Organizations ed è guidata da un grande italoamericano: Basil M. Russo”. Inizia così l’intervista che il fondatore e direttore di “We The Italians”, portale bilingue che si occupa di italiani negli Stati Uniti, Umberto Mucci, ha realizzato a Basil M. Russo.
“Basil, tu sei il Presidente dei Italian Sons and Daughters of America, e dall'anno scorso anche della Conference of Presidents of Major Italian American Organizations. Qual è la storia e la missione di questa organizzazione?
La Conference of Presidents of Major Italian American Organizations (COPOMIAO) è stata fondata 46 anni fa e ha sede a New York City. Sebbene la dichiarazione che ne contiene gli obiettivi sia lunga 15 paragrafi, la sua missione primaria è quella di unire le organizzazioni italoamericane allo scopo di preservare e perpetuare il nostro patrimonio culturale, i nostri valori e le nostre tradizioni. Credo che il modo migliore per realizzare la nostra missione sia quello di creare un'atmosfera di sostegno reciproco tra le nostre organizzazioni membri, perché questo aumenta le probabilità di successo di ogni gruppo”.
L’intervista completa disponibile a questo link. (aise)