Politiche 2022: lettera aperta della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati al futuro governo

TRIESTE\ aise\ - In vista delle elezioni politiche la Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, per mano del suo presidente Giuseppe de Vergottini, ha scritto una lettera aperta per sensibilizzare i futuri eletti e il governo che si formerà dopo il voto del 25 settembre nei confronti dei diritti ancora inattesi della comunità esule.
“Nel corso della Legislatura che sta volgendo al termine”, si legge nella lettera, che riportiamo di seguito, “nessuno dei governi che si sono succeduti ha convocato il Tavolo di lavoro Governo-Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, sede deputata a quello che dovrebbe essere un costante confronto tra sigle della diaspora adriatica e Ministeri.
Siamo consapevoli che l’instabilità delle maggioranze, il succedersi delle emergenze, dalla pandemia alla crisi energetica passando per il conflitto ucraino, hanno richiesto interventi governativi particolarmente significativi. Tuttavia alcune delle questioni di cui l’associazionismo dell’Esodo chiede ancora una soluzione sono meramente simboliche o comunque non dispendiose, a partire dalla corretta formulazione dei dati anagrafici di coloro i quali sono nati nei Comuni ceduti alla Jugoslavia per giungere al conferimento ufficiale della Medaglia d’Oro al Valor Militare al gonfalone della Città di Zara, passando per la pianificazione con le autorità slovene e croate di una ricognizione delle foibe, delle fosse comuni e dei luoghi di sepoltura degli italiani uccisi dalle milizie partigiane jugoslave.
Venendo a questioni ben più complesse, sono invece trascorsi 75 anni dalla firma del Trattato di Pace cui fecero seguito gli accordi italo-jugoslavi con i quali i beni degli esuli confiscati e nazionalizzati dal regime comunista furono computati nella quota del risarcimento che l’Italia doveva a Belgrado per i danni di guerra. In questa maniera lo Stato italiano diventava debitore nei confronti dei suoi cittadini espropriati, ma gli indennizzi non sono mai stati calcolati in maniera congrua ed i pochi risarcimenti arrivati erano assolutamente inferiori alle aspettative. Ci aspettiamo da parte del nuovo governo un intervento decisivo e risolutore di questa vertenza, per por fine con spirito di equità all’ingiustizia per cui i danni di una guerra persa da tutta Italia sono stati pagati da nostri connazionali derubati delle loro case e delle loro terre come se non fossero bastati i lutti e le sofferenze patiti a causa della dittatura titina.
Il primo gennaio 2023, inoltre, la Croazia entrerà nell’area Schengen ed adotterà l’Euro, perfezionando così la propria adesione agli organismi comunitari. Auspichiamo che il nuovo governo sappia finalmente chiedere, anche attraverso i canali della comune appartenenza europea, il risarcimento per i beni abbandonati nella ex Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste, come previsto dal Trattato di Osimo tra Italia e Jugoslavia, di cui Slovenia e Croazia sono Stati successori per competenza territoriale. Nel caso dei beni per cui non vi siano legittimi proprietari o loro eredi, ribadiamo la richiesta che il corrispettivo valore venga destinato ad un fondo grazie ai cui profitti possa venire finanziata l’attività di una Fondazione dedicata allo studio della storia, della letteratura, dell’arte e delle tradizioni dell’Italianità nell’Adriatico orientale.
Non da ultimo, rammentiamo come da tempo abbiamo chiesto l'istituzione di una Commissione che studi la Strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946 a guerra terminata, in un territorio che era ancora italiano nei pressi di Pola e che gode del cruento primato di strage con il maggior numero di decessi della storia repubblicana: dovrebbe essere interpretata all'interno del più vasto contesto italiano ed europeo del secondo Novecento.
Negli ultimi anni le nostre associazioni hanno portato avanti una proficua collaborazione solamente con il Ministero dell’Istruzione (concorso scolastico 10 febbraio, seminari di formazione nazionali e regionali, una scuola estiva per docenti sulla storia del confine orientale) e purtroppo lo stesso costruttivo rapporto non è stato possibile con le altre Amministrazioni dello Stato. Ci auguriamo che il Parlamento, in primis, ed il Consiglio dei Ministri che entrerà in carica dopo le elezioni vogliano seguire questo modello virtuoso dando finalmente ascolto e soddisfazione a richieste legittime ed imperscrittibili.
Confidiamo che i partiti possano accogliere il nostro appello e condividere con le Associazioni della diaspora giuliano-dalmata un percorso assieme, culturale, strategico e sinergico, dando spazio nei loro programmi a queste nostre richieste”. (aise)