RIM 2020/ BASSETTI (CEI): CURARE OGNI MIGRANTE QUALSIASI SIA LA DIREZIONE DEL SUO ANDARE E IL SUO PASSAPORTO

RIM 2020/ BASSETTI (CEI): CURARE OGNI MIGRANTE QUALSIASI SIA LA DIREZIONE DEL SUO ANDARE E IL SUO PASSAPORTO

ROMA\ aise\ - “Per noi i numeri sono volti, sono persone”. Così il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, che oggi è intervenuto alla presentazione online della 15ª edizione del Rapporto Italiani nel Mondo. Occasione, per il prelato, per riaffermare che la cura per gli italiani che lasciano il nostro Paese deve accompagnarsi a quella di chi arriva in Italia. Introdotto da Delfina Licata, curatrice del rapporto, Bassetti ha sottolineato come, ora più che mai, vista l’emergenza “siamo chiamati a essere “Chiesa in uscita”. La mobilità italiana – ha aggiunto – è un tema che ci riguarda come popoli e come singoli; ognuno di noi, per esperienza personale o familiare, sa cosa significhi lasciare il proprio territorio, partire, ma anche arricchirsi a livello umano e professionale grazie a questo andare”.
I numeri “sono sempre complicati, specialmente quando sono tanti, eppure in queste pagine i numeri acquisiscono un significato profondo che – ha sottolineato Bassetti – ci fa toccare la vita e ci fa incontrare l'altro. I numeri per noi sono volti, i numeri per noi sono persone”.
Per tutelare queste persone è “importante il dialogo costante con le istituzioni”. Riferendosi ai provvedimenti che hanno modificato i “decreti sicurezza”, Bassetti ha sostenuto che “queste ultime modifiche normative, in discontinuità con il recente passato, contribuiscono a restituire l'immagine di migranti e richiedenti protezione come persone in carne e ossa, vittime di un sistema globale di iniquità economica, politica, di ingiustizia sociale e non come criminali o minacce dell'ordine pubblico”.
“La cura di ogni persona migrante, qualsiasi sia la direzione del suo andare e il passaporto in suo possesso, è sempre doverosa”, ha rimarcato Bassetti, auspicando “la stessa cura per i migranti italiani in mobilità, per chi è già all'estero da tempo, per chi è nato all'estero, per chi è partito da poco, e per chi ha intenzione di partire”. Il Rim “fa emergere la fragilità di questo tema e di queste sfide”.
Tanti i “nodi da sciogliere”, per il cardinale: al primo posto “la carenza di un sistema anagrafico, che tenga conto di tutti coloro che partono”. Al secondo “un sistema di rappresentanza da rimodulare, soprattutto a seguito dell'ultima tornata referendaria che ha decretato la riduzione del numero dei parlamentari”. Al terzo, la cittadinanza: “il rapporto sottolinea l'importanza di un riconoscimento che non sia finalizzato al semplice possesso di un passaporto che apra le porte all'Europa, ma alla definizione di una identità fortemente legata a un territorio, in cui ci si riconosca sebbene non ci sia nati e a cui si vorrebbe poter dare il proprio contributo”, così come è accaduto “agli italiani all’estero che hanno dato il loro contributo ai Paesi di loro residenza”.
“Fermare la mobilità umana è un pia illusione”, ha osservato Bassetti; “governarla, guidarla, invece, è la chiave di volta per affrontare un fenomeno che altrimenti può creare disagi e malesseri sociali”. Un accompagnamento che “deve prevedere anche il rispetto dei diritti”: il “diritto di restare e di tornare, il diritto di una vita felice e dignitosa”. Chiunque “può e deve trarre dall'esperienza migratoria un arricchimento per se stesso e deve potere tornare nel suo Paese, così come deve potersi sentire realizzato”.
Tra gli approfondimenti che caratterizzano questa edizione del Rapporto l'attenzione al territorio: “territorio inteso come luogo di nascita, di una nuova dimensione sociale”, ha spiegato Bassetti, secondo cui “bisognerebbe contrapporre alla mondializzazione la localizzazione”, perché “quanto più vi è del mondiale, tanto più bisogna che ci sia del locale”, una dimensione che “riguarda evidentemente le “Oasi di vita” che dovrebbero a loro volta essere mondialmente connesse. Si tratta, in altri termini, di un ritorno alla dimensione “micro”, al borgo in cui ritrovare una fratellanza efficace”, un cammino che ci faccia “ritrovare uno spirito di compassione” come scrive il papa in “Fratelli tutti”, in cui parla di “un'unica umanità, di viandanti fatti della stessa carne umana, di figli della stessa terra”.
“Appartenenza, prossimità, solidarietà, impegno” le quattro parole che, per Bassetti, “devono diventare regole di vita”. La mobilità “fa parte della nostra quotidianità”, per questo la Fondazione Migrantes la studia e la analizza facendo tesoro delle professionalità qui in Italia e di quelle all’estero, di chi è sul campo al fianco degli italiani nel mondo, “sentinelle” come “i missionari e le religiose, così come i laici che dedicano il loro tempo e spesso la loro vita alla causa migratoria, insieme alle migliaia di persone a servizio dei nostri connazionali all'estero”. È quello che intende Papa Francesco quando parla di “chiesa in uscita”.
“Come Chiesa e come Paese in cui la cristianità affonda le sue radici – ha osservato il presidente della Cei - abbiamo consapevolezza dell'importanza della relazione umana, solidale e dell'essere prossimi degli altri”. Oggi più che mai dobbiamo “riscoprirci meravigliati e stupiti, compassionevoli per ritrovare dentro di noi questa radice primigenia che ci fa essere cristiani pronti a riconoscere l'altro con le sue ricchezze, le sue diversità”. La “sfida di civiltà” è, dunque, “andare incontro al diverso, perché migranti tra i migranti siano accolti. E se la nostra cara e diletta Italia è quel paese descritto dal Rapporto Italiani nel Mondo, sempre meno giovane e sempre meno entusiasta, allora – ha concluso – dobbiamo lavorare per rammendare il tessuto della nostra storia”. (aise) 

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