Fiei: buona affluenza dall'estero ma permangono problemi e discriminazioni

ROMA\ aise\ - “La vittoria del no al referendum sulla giustizia rappresenta una forte richiesta popolare per una nuova politica ancorata ai valori della nostra Costituzione. Il risultato del voto al Referendum costituzionale, per l’entità dell’affluenza al voto e per la nettezza del risultato (8 punti percentuali di differenza tra il No e il Sì), indica un mutamento significativo negli orientamenti della società italiana, su questioni basilari che riguardano l’assetto costituzionale e l’equilibrio dei poteri”. A scriverne sono stati Rino Giuliani e Rodolfo Ricci, rappresentanti della Federazione Italiana Emigrazione e Immigrati (FIEI), in questo articolo dove hanno analizzato la vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia e i suoi effetti, anche sulla comunità dei votanti all'estero.
“La vittoria del no da conferma che per i cittadini la Costituzione continua ad essere la prima, massima garanzia della sicurezza democratica. L’importante partecipazione al voto dà testimonianza della volontà dei cittadini di riappropriarsi dello stato di diritto, del desidero di avere un paese unito e garantito dall’equilibrio dei poteri. Viene sconfessata l’idea secondo la quale chi vince può decidere per tutti, potendo, addirittura, cambiare la carta fondamentale a misura dei propri obiettivi.
I tanti giovani che sono tornati a votare, con il loro voto chiedono, futuro, pace, diritti, lavoro.
L’iniziativa del governo è stata presa in un panorama di vere urgenze nazionali, caratterizzato da crescente precarietà e povertà: dalla riduzione dei servizi e delle misure di welfare, dalla chiara mancanza di futuro per le nuove generazioni, con la vita delle persone, condizionata da una torsione delle scelte pubbliche e private alle logiche del riarmo e delle guerre che incide nei diversi aspetti della società: dalla produzione all’economia all’informazione.
La vittoria nettissima del No in questo referendum supera lo stretto merito della vicenda.
Il quesito è stato correttamente valutato e bocciato. Negli oltre 2 milioni di voti in più si ritrovano molti che prima si astenevano e moltissimi giovani. La generazione Z, dopo le giornate per la pace e per il popolo palestinese, con il voto al referendum, ha fatto un ulteriore passo in avanti nell’assumere direttamente responsabilità per cambiare le cose. È un movimento oggi più ampio di quello di ieri quello che rivendica giustizia sociale, lavoro, rispetto per la Costituzione.
Il risultato del voto referendario non parla solo al governo, parla a tutte le forze politiche. Parla di una riforma vera della giustizia e parla delle ingiustizie per larghi settori della nostra società. Le forze politiche di opposizione mettano al centro il lavoro innanzitutto e le tutele del welfare universalistico per tutti.
La prima cosa è costruire sui programmi la possibilità concreta di un cambio nella direzione del paese.
Al di là delle diversificate sensibilità politiche o di appartenenza partitica, ci sono le condizioni per cambiare e per rimettere in equilibrio il paese. Ci vuole il rispetto di regole che uniscono il paese, attenzione ai problemi reali delle persone e soluzioni dei problemi condivise e compartecipate con i cittadini. Nelle città, nelle aree interne, nei piccoli comuni, aprendo il confronto soprattutto in quelle zone dove il Sì al referendum ha stravinto.
Gli italiani all’estero seguitano a non essere messi nelle stesse condizioni degli italiani della madrepatria quanto all’esercizio del diritto al voto.
I dati relativi all’affluenza dei votanti all’estero, molto incrementata rispetto al recente passato, pari al 28,53%, dimostrano che pure nelle difficoltà nell’informazione e nell’esercizio del voto gli italiani all’estero hanno voluto intervenire in modo crescente rispetto al recente passato, rispondendo all’appello referendario.
Il No è andato molto bene in Europa. In America latina, dove ha votato il 34.6 %, la destra sul Sì ha investito con una campagna mirata utilizzando il suo insediamento elettoralistico. Si era visto già a metà campagna elettorale. E si vede dal risultato.
La pessima vicenda dello ius sanguinis non ha pesato, come pure avrebbe dovuto, in un referendum diventato, alla fine, per scelta della Presidente del Consiglio, un referendum pro o contro il governo.
Il consenso va comunque e sempre costruito mantenendo un rapporto costante con i rappresentati, con un ascolto nelle comunità italiane che deve essere costante. Questo è un tema non eludibile che differenzia insediamento politico da rappresentanza elettorale.
Fra non molto gli italiani tutti saranno chiamati ad una nuova tornata elettorale. I dati di dettaglio sul voto danno un quadro degli orientamenti emersi nella recente consultazione referendaria nelle diverse aree continentali. Ognuno deve essere in grado di fare la sua parte.
Per una piena partecipazione democratica di tutti i cittadini molte sono le cose che vanno ancora fatte”. (aise)