Gli ambasciatori d’Italia – di Edoardo Pacelli

RIO DE JANEIRO\ aise\ - I politici italiani che visitano ufficialmente il Brasile amano ricordare la presenza massiccia italiana in tutti i settori, presenza che ha contribuito alla crescita di questo Paese. Purtroppo, tutto avviene con un atteggiamento che, spesso, possiamo definire di ipocrisia. È questo il caso della recente visita a San Paolo del Vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Antonio Tajani, giunto nella città paulista, per il secondo anno consecutivo, dall’8 al 10 settembre.
Ma dove sta l’ipocrisia? Sta nel fatto che il nostro Ministro da un lato conferma e riconosce l’importanza della forte presenza italiana mentre, dall’altro, è stato promotore di un decreto che ha escluso dal diritto di cittadinanza i discendenti sino alla quarta generazione, di coloro cioè, che hanno contribuito, da un lato allo sviluppo e al progresso del Paese che li ha accolti, e che, soprattutto, rappresentano quei più di trentacinque milioni di affezionati clienti dei prodotti che l’Italia esporta in Brasile.
Perché l’Italia non si domanda come è possibile che il Brasile sia il paese maggiore destinatario delle esportazioni italiane in tutta l’America Latina?
I politici italiani, dunque, ammettono l’esistenza di questi “clienti”, che spesso chiamano “veri ambasciatori d’Italia”, ma non si domandano perché per molti discendenti è molto difficile dimostrare la propria italianità.
Sanno che gli italiani, prima e durante la seconda guerra mondiale, sono stati perseguitati, sottoposti ad ogni genere di umiliazione a causa della loro italianità, col sospetto che fossero la quinta colonna dell’Asse? L’Italia sa che, per non subire violenze e persecuzioni, le famiglie italiane sono state costrette a distruggere qualsiasi carta, simbolo e documento che ne denunciasse l’italianità? Spesso, hanno persino cambiato il cognome. Tutti questi fattori hanno contribuito a rendere molto difficile ricostruirne la discendenza.
L’Italia sa che uno dei fondatori del cinema brasiliano, il piemontese Vittorio Capellaro, riconosciuto su un tram come italiano fu prelevato e portato in un commissariato dove fu riempito di botte, tanto che morì alcuni giorni dopo?
L’associazione UNITALIA di Rio aveva già espresso la sua indignazione e ripudio contro il Decreto Tajani, protesta che alcuni membri del Comites di San Paolo hanno riportato personalmente all’autore al Ministro nei giorni scorsi.
È facile e ipocrita ricordare i nostri valorosi emigranti eleggendoli a veri rappresentanti dell’Italia nel mondo, ma, allo stesso tempo, agendo e considerandoli come una “specie” di serie B. (edoardo pacelli\aise)