Svizzera: all’italiano Mauro Agostinello il Premio “Ciao Italia ici Genève”

GINEVRA\ aise\ - “Nel panorama della ristorazione italiana in Svizzera, il ristorante Le Pommier rappresenta una realtà consolidata nel territorio di Le Grand-Saconnex, alle porte di Ginevra. Alla guida della struttura vi è Mauro Agostinello, imprenditore e ristoratore italiano che ha saputo coniugare tradizione gastronomica, attenzione alla qualità e capacità gestionale in un contesto internazionale altamente competitivo. In un’area caratterizzata dalla presenza di istituzioni, organizzazioni internazionali e una clientela multiculturale, il suo operato si inserisce in un dialogo costante tra identità culinaria italiana e apertura verso il mercato locale”. Così, Paola Saija ha introdotto l’intervista che ha realizzato ad Agostinello, per “La Notizia di Ginevra”, in cui approfondiscono il percorso professionale dell’imprenditore, le dinamiche del settore della ristorazione nel cantone di Ginevra e la visione imprenditoriale che sostiene l’attività di Le Pommier.
D. Qual era la tua esperienza nel settore prima di iniziare questa attività?
R. Se dovessi raccontare la mia esperienza lavorativa, non potrei non riallacciarmi alle mie origini. Le mie prime attività erano lontane dal mondo della ristorazione: per diversi anni ho seguito le orme dei miei genitori - in Puglia a Lecce - che si occupavano di agricoltura. Qualche anno dopo decisi di cambiare vita e trasferirmi a Ginevra, ed è proprio qui che ho mosso i primi passi nella ristorazione, riuscendo a costruire, quello che ancora oggi custodisco gelosamente. Dopo una breve parentesi, ho scelto di creare qualcosa di mio. Questo percorso mi ha portato ad aprire alcuni locali: ‘Il Salento Bar’, 'Le Pommier', 'Le Floraire' e Kioque Metro Shopping', realtà consolidate sul territorio da anni.
D. In un contesto internazionale come Ginevra, come si difende l’autenticità della cucina italiana?
R. Riuscire a mantenere la nostra autenticità è stata una sfida. Quando mi rifletto nel passato, mi riconosco in tre parole che sono le fondamenta: amore, passione e caparbietà. Queste sono state il mio motore costante, un faro anche nei momenti più difficili. Sono riuscito, nonostante tutto, ad esprimere pienamente ciò che mi apparteneva, senza mai tradire l’essenza della cucina italiana. Nei nostri piatti porto sempre il cuore delle mie origini: la missione che mi sono proposto è proprio questa.
D. Stai pensando a nuovi progetti o ampliamenti?
R. Per quel che riguarda i progetti futuri non posso negare che ci sia qualcosa in cantiere, ma ancora è troppo presto per anticipare qualcosa, ma è bene sottolineare che proprio il locale “Le Pommier” da qualche tempo ha subito delle modifiche. A tal proposito abbiamo sentito la necessità di dover creare maggiori spazi per riuscire a “contenere” i tanti clienti che ogni giorno ci scelgono.
D. Noti differenze nel modo di vivere il ristorante tra clienti italiani e svizzeri?
R. Vivo in Svizzera, ormai, da diversi anni e quotidianamente mi dedico a una clientela “variegata”. A dire il vero, non avverto alcuna differenza tra loro: i nostri clienti sanno che qui possono sentirsi a casa e ritrovare i sapori della tradizione, motivo per cui rappresentano una parte fondamentale di chi ci sceglie. Gli ospiti svizzeri o di altre culture, d’altra parte, hanno ormai piena consapevolezza di quanto la cucina italiana sia un’eccellenza consolidata nel panorama di Ginevra, e si affidano a noi con entusiasmo.
D. Ha mai dovuto “mediare” tra tradizione e gusti locali?
R. No, non ho mai avuto la necessità di modificare la nostra proposta. Chi ci sceglie sa perfettamente cosa offre la nostra realtà e, nonostante il nome del locale possa inizialmente trarre in inganno, chi varca la soglia ha un obiettivo chiaro: ritrovare la tradizione italiana. A tal proposito, è interessante aggiungere una piccola nota: il nome “Le Pommier” si rifà semplicemente al quartiere in cui ci troviamo e che, letteralmente, significa “Il Meleto”. Nonostante questa identità locale, la nostra anima resta profondamente italiana. Cerchiamo sempre di porre il cliente al centro: siamo sempre pronti a soddisfare richieste specifiche, per far sì che ogni ospite si senta pienamente accolto.
D. Ritiene chi all’estero esista ancora il rischio di stereotipi sulla cucina italiana?
R. Possiamo osservare come la cucina italiana sia in costante evoluzione. Sono tanti i giovani chef che oggi scelgono di mettersi in gioco, riuscendo a coniugare mirabilmente tradizione e innovazione: un connubio che porta inevitabilmente a traguardi nuovi e di grande rilievo. Non dobbiamo dimenticare che la ricchezza culinaria continua a distinguersi proprio per la sua versatilità: è un patrimonio capace di adattarsi e rinnovarsi senza mai esaurirsi o perdere la propria anima.
D. La domanda tipica per tutti i ristoratori che hanno ricevuto questo premio: Cosa pensi di questo premio e come lo accogli?
R. Ricevere questo premio mi riempie, in primis, il cuore di gioia. Un traguardo che appartiene anche a chi, ogni giorno, lavora al mio fianco con dedizione e passione incrollabile. Conferma, ancora una volta, che la passione è l'unica bussola possibile: questo premio, rappresenta per noi non un punto di arrivo ma un input di continuità che, straordinariamente, valorizza il sacrificio nella ristorazione. (aise)