Una gratitudine che non scade: Mucci (We the Italians) intervista Jane Biagini

ROMA\ aise\ - “In questo anno di importanti anniversari, ce n'è uno che riguarda una regione italiana, un tragico terremoto e un'eccezionale prova di amicizia e solidarietà fornita dagli Stati Uniti all'Italia. 50 anni fa, nel maggio del 1976, il Friuli Venezia Giulia fu colpito da un forte terremoto. In quel momento, la presenza degli Stati Uniti in Friuli Venezia Giulia era significativa soprattutto dal punto di vista militare. Il punto principale era la base aerea di Aviano, vicino a Pordenone, utilizzata dall’US Air Force nell’ambito della NATO durante la Guerra Fredda. La base ospitava personale militare americano e rappresentava uno dei principali presìdi strategici statunitensi nel Nord-Est dell’Italia. Questa presenza favoriva anche rapporti costanti con il territorio, sia con le autorità locali sia con la popolazione. Gli Stati Uniti avevano un Consolato Generale a Trieste, che all’epoca era ancora attivo e svolgeva funzioni diplomatiche e consolari per l’intera regione. Proprio grazie alla presenza della base di Aviano e ai rapporti già consolidati tra autorità italiane e americane, gli aiuti statunitensi poterono essere organizzati e coordinati con grande rapidità dopo il terremoto. Nel piccolo ma efficace team che gestì gli aiuti americani per la ricostruzione del Friuli Venezia Giulia, un ruolo fondamentale fu svolto da Tullio Biagini: italiano, americano, friulano”. Così, Umberto Mucci, fondatore di We the Italians, ha presentato l’intervista che ha fatto alla figlia di Tullio Biagini, Jane, che racconta la storia di suo padre e degli aiuti americani al Friuli Venezia Giulia.
“D. Ciao Jane, benvenutagsu We the Italians. Prima di tutto, ti chiederei di raccontarci brevemente un po’ la tua storia e quella della tua famiglia
R. Grazie Umberto. Sono nata in una base militare americana nel North Carolina e, anche se ci sono rimasta solo cinque anni, ho alcuni ricordi molto chiari di quel periodo. La Toyota gialla di papà, aver visto Gli Aristogatti al cinema, l’asilo e come cercavano inutilmente di farmi scrivere con la mano destra (sono mancina!).
Poi però ci siamo trasferiti in Italia e ho capito da dove venivo. All’improvviso avevo nonni, zii, zie, cugini: era lì che appartenevamo! Nel 1974 ci siamo trasferiti in Friuli e tutto lì era legato alla mia famiglia.
Ma la storia di mio padre iniziò molto prima, nel 1922, in Istria, una regione italiana a est del Friuli che era stata parte dell’Impero austro-ungarico. Visse lì e, dopo essere stato arruolato per la Seconda guerra mondiale, finì prigioniero dei tedeschi, costretto a lavorare nelle miniere di carbone vicino alle Fiandre fino alla liberazione nel 1945. L’arrivo dei soldati americani gli restituì la libertà e questa fu la prima ragione per cui fu grato agli Stati Uniti.
D. Che cosa ricordi dei giorni del terremoto del Friuli Venezia Giulia del 1976?
R. Il terremoto del 1976 fu devastante. Ero una bambina e non sapevo davvero cosa fosse un terremoto, ma fu spaventoso. Dormimmo in macchina quella notte e il giorno dopo corremmo a vedere come stavano i nonni. La casa non era più sicura: i miei nonni montarono una tenda nel giardino e dopo un paio di settimane ricevettero un camper.
Da bambina il camper mi piaceva: era accogliente. Ricordo gli edifici crollati e le crepe nei muri, ricordo le chiese danneggiate e le continue scosse. A scuola ci insegnavano a nasconderci sotto i banchi in caso di terremoto e ancora oggi la mia prima reazione a una scossa è mettermi sotto il tavolo. Nella mia vita c’è un “prima” e un “dopo” il terremoto.
Il ruolo di tuo padre nel coordinamento degli aiuti americani fu determinante e mi sono commosso quando me lo hai raccontato. Ti chiederei di descriverlo anche ai nostri lettori
Gli americani risposero rapidamente all’emergenza inviando una task force per valutare e riferire sui danni. Un aiuto immediato fu fornito dai militari già presenti in Friuli. Poi, attraverso il Congresso, gli Stati Uniti stanziarono 25 + 25 milioni di dollari (in totale 50 milioni) per gli aiuti”.
La versione integrale dell’intervista a questo link sia in italiano che in inglese. (aise)