MORPURGO (AICS SAN SALVADOR) IN VISITA DAI PRODUTTORI DELLE REGIONI DI USULUTÁN E MORAZAN

MORPURGO (AICS SAN SALVADOR) IN VISITA DAI PRODUTTORI DELLE REGIONI DI USULUTÁN E MORAZAN

SAN SALVADOR\ aise\ - Niña Morena, della "Comunità 14 luglio", della regione di Usulután, fa parte di un gruppo di produttori che si occupa di agricoltura biologica: dai fertilizzanti ai prodotti edibili. La sfida più grande, al termine del progetto, è rappresentata dalla capacità di quest’ultimo di continuare a incidere positivamente nella vita delle persone coinvolte. Proprio questo intento ha mosso il direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo della sede di San Salvador, Riccardo Morpurgo, a recarsi di persona da alcuni produttori delle regioni di Usulután e Morazan che hanno preso parte al progetto "Associatività, Resilienza, Mercati". Il monitoraggio degli interventi e delle attività è infatti un utile strumento per verificare l’avvenimento del cambiamento auspicato all’interno di una comunità.
Le problematiche della zona, legate alla produzione agricola, sono relative agli alti livelli di inquinamento della terra e alla scarsità delle risorse idriche, che costringe ad una coltivazione idroponica.
Attraverso il progetto però si sono intraprese azioni mirate a mitigare l’insicurezza alimentare della comunità e a promuovere l’attività imprenditoriale e di commercializzazione dei prodotti. Nello specifico si è provveduto alla costruzione di una serra per le coltivazioni e all’installazione di pannelli solari per l’irrigazione della stessa. Inoltre la comunità è stata dotata di un’incubatrice per le uova e ad ogni famiglia sono state donate sette galline.
Don Cristino, produttore agricolo di 64 anni, racconta soddisfatto il cambiamento che ha potuto vedere con i suoi occhi: "Prima seminavamo mais, fagioli e maicillo solo a maggio e ultimamente, a causa della mancanza di pioggia, abbiamo iniziato a seminare a giugno e abbiamo raccolto il primo taglio a ottobre e il secondo a novembre. L’idea di continuare a lavorare è per il bene di noi stessi e delle nostre famiglie, perché prima non avevamo queste opportunità e benefici".
La siccità di quest’anno ha messo a dura prova le coltivazioni, per cui per sopravvivere durante la stagione secca, hanno iniziato a coltivare ortaggi, a partire dal peperone verde.
Oggi, dopo alcuni mesi dalla fine delle iniziative, la situazione appare molto migliorata: i produttori, diversificando le coltivazioni, hanno cominciato a diminuire l’insicurezza alimentare e hanno stabilito contatti di vendita con il mercato locale e con alcuni supermercati, acquisendo competenze tecniche, sia agricole che commerciali.
Doña Dinora, invece, fa parte dell’associazione Mujeres con Esperanza (ACREMUES): "siamo una cooperativa di 23 donne, ci occupiamo della produzione di amache, della gestione del centro di incubazione delle uova di gallina e del negozio comunitario".
Dopo i corsi di formazione queste donne hanno acquisito le competenze per valorizzare il proprio lavoro, hanno compreso l’importanza del saper vendere il proprio prodotto e finalmente vengono pagate un prezzo giusto. La formazione, anche in questo caso ha rivestito un ruolo fondamentale, sia dal punto di vista tecnico che commerciale. Infatti, oltre a standardizzare la produzione di amache, queste donne hanno appreso l’importanza di promuovere il loro prodotto: "Ora siamo in grado di prevedere la materia prima di cui abbiamo bisogno, abbiamo iniziato a curare il packaging e ci siamo aperti al mercato on-line, anche attraverso l’uso dei social".
Inoltre il piccolo negozio gestito dalle donne in questione ha molte ripercussioni positive all’interno della comunità: innanzitutto, oltre ad essere uno spazio di vendita per i prodotti artigianali, permette l’accesso ai prodotti di prima necessità, inoltre, trasformandosi in una pupuseria, il fine settimana assume il ruolo di uno spazio di condivisione.
Nonostante le difficoltà che questi gruppi di produttori hanno dovuto affrontare, oggi, terminata da pochi mesi la seconda fase del progetto, è possibile riscontrare un cambiamento all’interno delle comunità di riferimento. Attraverso la formazione si è lavorato sull’acquisizione delle competenze tecniche che ora i produttori impiegano nel loro lavoro. L’aspetto più importante riguarda proprio la capacità dei produttori di far fronte autonomamente alle sfide che ogni giorno possono presentarsi, in primis le condizioni climatiche avverse.
Tutto ciò con l’obiettivo di garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale in forma sostenibile delle famiglie dei piccoli produttori vulnerabili e assicurare l’autonomia economica della comunità. (aise)


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