Venezuela/ L’allarme di Medici nel mondo: rischio di focolai infettivi

ROMA\ aise\ - Quando si concludono le operazioni di ricerca e soccorso dopo un terremoto, inizia un’altra corsa contro il tempo: evitare che la crisi si trasformi in un’emergenza sanitaria. Le migliaia di persone che hanno perso la propria casa e che restano in parchi, rifugi improvvisati o spazi pubblici affrontano un rischio elevato di malattie infettive se non vengono ripristinati al più presto l’accesso all’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari e l’assistenza sanitaria di base. Questo l’allarme lanciato da Medici nel Mondo a quasi un mese dal terremoto che il 24 giugno ha colpito il Venezuela, uccidendo più di 5mila persone.
“In questo momento, il principale focolaio di trasmissione si trova negli alloggi temporanei o nei campi di accoglienza, dove si registra un’alta densità di persone in spazi ridotti”, spiega Andrey Escalona, coordinatore medico di Medici del Mondo in Venezuela.
Dopo un terremoto, la distruzione delle infrastrutture, l’interruzione della fornitura di acqua e il sovraffollamento di migliaia di persone favoriscono la comparsa di malattie infettive. In queste condizioni aumentano in particolare le infezioni respiratorie, le malattie diarroiche legate al consumo di acqua contaminata e le infezioni cutanee, come la scabbia o l’impetigine. Inoltre, quando i programmi di vaccinazione o i servizi sanitari vengono interrotti, cresce anche il rischio di focolai di malattie prevenibili, soprattutto tra la popolazione infantile.
L’accesso ad acqua sicura – sottolinea l’organizzazione – rappresenta uno dei fattori più importanti per prevenire una seconda emergenza. L’acqua è essenziale non solo per bere, ma anche per cucinare, mantenere un’adeguata igiene personale ed evitare la diffusione di malattie diarroiche. Allo stesso tempo, l’accumulo di macerie, rifiuti e materiali in decomposizione, insieme alle difficoltà nella gestione dei servizi igienico-sanitari, crea un contesto favorevole alla comparsa di nuovi focolai.
Secondo l’Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), l’OMS e diverse agenzie umanitarie, dopo un terremoto aumentano in particolare: le malattie diarroiche, associate alla mancanza di acqua potabile, a servizi igienico-sanitari insufficienti e alle cattive condizioni igieniche nei rifugi; le infezioni cutanee, favorite dal sovraffollamento e dalle difficoltà nel mantenere una corretta igiene; personale; il rischio di infezioni respiratorie, soprattutto nei rifugi temporanei con un’elevata concentrazione di persone; il rischio di malattie prevenibili con la vaccinazione, come il morbillo, a causa dell’interruzione dei servizi sanitari e dei programmi di immunizzazione. L’OPS sta rafforzando la sorveglianza epidemiologica proprio per individuare tempestivamente eventuali focolai.
Mentre gran parte della risposta iniziale si concentra sull’assistenza ospedaliera e sulle operazioni di soccorso, Medici del Mondo ha individuato una significativa carenza nell’assistenza sanitaria primaria, fondamentale per evitare che problemi di salute comuni si trasformino in una crisi più ampia. Migliaia di persone avranno bisogno, nelle prossime settimane, di continuare ad accedere a visite mediche, farmaci, assistenza materno-infantile, salute mentale e supporto psicosociale. Per questo, l’organizzazione ha deciso di concentrare il proprio intervento sul sostegno ai centri sanitari che possono restare operativi, sul rafforzamento dell’assistenza sanitaria negli insediamenti temporanei, sulla prevenzione delle malattie infettive e sulla garanzia della continuità dei servizi sanitari essenziali. Medici del Mondo sta inoltre già lavorando a una risposta nell’ambito della salute mentale, rivolta sia alle persone che sono state in prima linea nelle operazioni di soccorso, come personale sanitario, soccorritori e militari, sia alla popolazione, attraverso sessioni individuali. (aise)