I "Racconti malvagi" del peruviano Clemente Palma per la prima volta in italiano

ROMA\ aise\ - Anche le più appassionate storie d’amore, quando vengono portate al limite, possono raggiungere gli estremi della crudeltà e dell’orrore. Ne sembra convinto lo scrittore peruviano Clemente Palma, tra i più raffinati esponenti della narrativa modernista latinoamericana, che con "Racconti malvagi" (120 pagine, 16 euro), fissa il racconto peruviano moderno come genere propriamente definito. E non solo ne diventa il capostipite, ma ne stabilisce anche la componente fantastica all’interno della tradizione letteraria del suo paese.
Il libro sarà nelle librerie dal 5 giugno per la prima volta tradotto in italiano da Carlo Alberto MOntaldo. Vede anche la prefazione epistolare di Miguel de Unamuno, poeta, filosofo, scrittore, drammaturgo e politico spagnolo di origini basche tra i più influenti di inizio XX secolo.
Scritti con “lessico sano e immagini suggestive”, i racconti di Palma ruotano attorno alla morte, mezzo di liberazione, fuga dalla noia e dal disincanto. I protagonisti cercano sempre la restituzione dell’ideale estetico della bellezza, nonostante ciò conduca nella direzione del fantastico, del grottesco o delle peggiori manifestazioni del male. “Gli occhi di Lina” e “La fattoria bianca” sono, a questo proposito, i titoli più noti della raccolta.
Clemente Palma propone testi mitologici (L’ultimo fauno), storie con risonanze bibliche (Il figliol prodigo e Il quinto Vangelo) e insolite vicende legate alle allucinazioni (Fantasie da hashish). Un ingegnoso e umoristico esperimento (L’ultima bionda) trasporta il lettore nel fantascientifico e distopico anno 3025, animato dalla speranza di ricreare l’oro scomparso dalla terra attraverso gli ormai rarissimi capelli gialli delle donne.
I temi del patto con il diavolo, il fantasma e il doppio (La fattoria bianca) e dell’eterna tensione tra il bene e il male (Le ceste) si alternano con il terribile diario di un uomo che ama la fidanzata, ma ne desidera la morte (Idealismi) o con la storia macabra e geniale, per molti aspetti sconcertante, di un innamorato che non riesce a sostenere il diabolico sguardo della donna amata (Gli occhi di Lina).
Un caleidoscopio narrativo che ammalia e stordisce dimostrando tutta la versatilità, la capacità affabulatoria e la maestria narrativa di uno dei più innovativi scrittori del panorama latino-americano.
Clemente Palma Ramírez è nato a Lima nel 1872 e scomparso sempre nella capitale peruviana nel 1946. Scrittore, giornalista e uomo politico, fu tra i fautori dell’affermazione del racconto moderno come genere propriamente definito. Influenzato da Edgar Allan Poe, ma anche dagli scrittori russi dell’Ottocento e dal decadentismo francese, introdusse nella letteratura del suo Paese temi fantastici, psicologici, horror e di fantascienza, distanziandosi dalla tradizione del realismo regionalistico, di cui il padre, direttore della Biblioteca Nacional del Perù, era stato eccellente esponente. Console in Francia, fu in seguito deputato e direttore di riviste (Prisma e Variedades) e del quotidiano La Crónica. (aise)