Il pittore della realtà: per la prima volta in Italia le opere di Esteban Vicente

Esteban Vicente, Number 5, 1950, Olio su tela, cm 95,4x122 x5 cm, Museo de Arte Contemporáneo Esteban Vicente, Segovia
ROMA\ aise\ - È stata inaugurata ieri, 29 gennaio, “Esteban Vicente. Il pittore della realtà” (1903 - 2001) mostra organizzata dall’Instituto Cervantes di Roma che la ospiterà nella Sala Dalí fino al 2 maggio. La mostra riunisce, per la prima volta in Italia, trentatré opere realizzate dal Maestro tra il 1950 e il 1997, concesse in prestito dal Museo d'Arte Contemporáneo Esteban Vicente di Segovia, co-organizzatore della mostra che a sua volta ha potuto contare sul supporto della The Harriet and Esteban Vicente Foundation per realizzarla.
L’esposizione, a cura di Ana Doldán de Cáceres, Direttrice Conservatrice del Museo d'Arte Contemporáneo Esteban Vicente di Segovia, si avvale del sostegno del Tourespaña, del Ministero della Cultura, della Junta de Castilla y León, della Diputación di Segovia e del Comune di Segovia.
Il titolo della mostra, spiega la curatrice, fa riferimento ad alcune dichiarazioni dello stesso Esteban Vicente raccolte dal critico Irving Sandler nel 1968: “la vera differenza tra la cultura spagnola e quella francese o italiana è un profondo senso della realtà. È difficile comprendere il significato del termine “realtà” nel contesto in cui lo utilizzo. È una qualità presente in tutta la letteratura spagnola, in contrasto con la letteratura italiana o francese. Basta guardare Cervantes, ad esempio. La sua opera si caratterizza, soprattutto, per questa impressionante percezione della realtà. La si ritrova anche in Zurbarán. E credo di possedere qualcosa di questo: un particolare senso di rifiuto per l’eccessivo”.
Come sottolinea Ana Doldán de Cáceres, “fedeli alle parole di Vicente, la selezione delle opere esposte, si basa sull'idea di rifiuto dell'artificioso a favore della vera realtà della pittura che è, in definitiva, sensuale. Anche sulla necessità dell'ordine come base della creazione e sull'austerità della materia”.
LA MOSTRA
Nel 1936, Esteban Vicente (Turégano, Segovia, 1903 - Long Island, New York, 2001), contemporaneamente allo scoppio della Guerra Civile spagnola, decise di trasferirsi a vivere negli Stati Uniti, paese che non avrebbe più lasciato fino alla fine della sua vita. Lì, nel corso di più di sessant'anni, fu in grado di tessere relazioni umane e professionali che gli permisero di far parte della corrente dell’Espressionismo Astratto Americano, frequentando i suoi principali rappresentanti ed essendo apprezzato dai critici e dai galleristi più importanti. A questa rete di contatti si aggiunse il suo bagaglio di artista spagnolo; prima della partenza, era riuscito a visitare alcune delle capitali più importanti dell’arte in Europa, come Parigi e Londra, dove stabilì relazioni significative, riuscendo allo stesso tempo ad assimilare le più avanzate tendenze artistiche del suo tempo.
Grazie a tutto ciò le creazioni artistiche di Vicente costituiscono un'opera singolare e piena di interesse e qualità sia nell'ambito della produzione nordamericana sia dell'arte spagnola della seconda metà del XX secolo.
“Sebbene Vicente cominci la sua carriera nel contesto di una figurazione rinnovata che, gradualmente, andava diluendo la mera imitazione della realtà per avvicinarsi all’astrazione, dopo una fase segnata da un richiamo cubista, il percorso [della mostra] inizia con Untitled, 1950, un piccolo e delicato collage, punto di partenza di quello che sarebbe stato il suo stile maturo, vicino all’espressionismo astratto americano. Per Vicente, la pratica del collage rappresentava un mezzo per cercare l’essenza della pittura. I pezzi di carta suggeriscono la sensazione del materiale e, la sovrapposizione della carta, gli permette di creare sensazioni di trasparenza, luminosità e profondità.” (A. Doldán de Cáceres).
Le opere di questo periodo partono da un tipo di pittura gestuale con forme accostate simili a De Kooning che, per mano di Vicente, acquisiscono un tono più lirico e poetico. Sono composizioni armoniche, ritmiche, accuratamente costruite attorno a certi punti di forza. La gamma cromatica si concentra su tonalità ocra, in masse di colore che si muovono e si intrecciano per lasciare spazio, a metà degli anni Cinquanta, a composizioni ordinate in masse rettangolari, con una certa tridimensionalità, che si concentrano al centro del quadro e fluttuano in un'atmosfera speciale in una sorta di movimento push and pull che rimanda a Hoffmann.
Unico artista di origine spagnola della prima generazione di espressionisti astratti, Vicente si trasferì negli Stati Uniti tre anni prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale dopo aver vissuto brevemente a Parigi e Londra, assistendo allo scoppio della guerra civile spagnola e difendendo il governo repubblicano del suo paese. Allo scoppio della Guerra Civile Spagnola, si schierò con i lealisti e ne sostenne brevemente gli sforzi prima di trasferirsi negli Stati Uniti. La sua fedeltà politica alla Repubblica Spagnola gli valse un incarico consolare di tre anni a Filadelfia.
Si trasferì a New York nel 1939 e nel decennio successivo iniziò a frequentare il Cedar Tavern, un bar nella parte bassa di Manhattan dove si riunivano abitualmente altri artisti moderni emergenti, tra cui Willem de Kooning, Franz Kline e Jackson Pollock. Come nel caso di questi pittori, l'estetica di Vicente si trasformò radicalmente, abbandonando le sue radici figurative per approdare ad una modalità completamente nuova che divenne nota come Espressionismo Astratto. Per cinque decenni Vicente, membro integrante della Scuola di New York, ha esplorato il colore, la forma e la luce in dipinti vibranti e collage creativi. Che utilizzasse la pittura o la carta ritagliata e strappata, l’artista spagnolo realizzava le sue opere con cura scrupolosa, stratificando attentamente forme astratte e tonalità variegate.
Come sottolinea la curatrice della mostra, “dalla fine degli anni Sessanta Esteban Vicente inizia la sua esperienza con i campi di colore. Si concentra sull'indagine del comportamento del binomio colore-luce nei suoi paesaggi interiori, composizioni quasi architettoniche create grazie a immensi bacini di gradazioni, dai profili sfumati, dove il gesto e l'impronta della fase precedente sono scomparsi. In queste opere sarà fondamentale il cambiamento di tecnica, poiché sostituisce il pennello con l'aerografo, che gli consente una maggiore saturazione del colore e, quindi, una maggiore facilità nel catturare la luce, “il colore è la luce”, diceva.
Luce e colore sono infatti elementi centrali dell'opera di Esteban Vicente fin dall'inizio della sua carriera. Le vivide forme astratte di Vicente sono al tempo stesso illimitate, prive di demarcazione basata sulla linea e, come lui stesso osserva, "austere". Quest'ultimo tratto tradisce la profonda convinzione di Vicente secondo cui le scelte di tavolozza di un artista dovrebbero essere decise e dense. Nonostante la sua opposizione a circoscrivere i passaggi pittorici, Vicente cercò di fondere le sue pennellate in forme unificate piuttosto che in tratti delimitati dal gesto, distinguendo i suoi campi di colore contenuti attraverso il contrasto tonale. I bordi avvolgenti non rivelano mai la pittura sottostante.
Nel saggio dell’artista del 1964, “La pittura dovrebbe essere povera”, Vicente scrive di mirare a “raggiungere la luminosità attraverso il colore opaco”, prima di notare di rifiutare “l'idea del colore trasparente”. Vicente osserva inoltre che “nessun dipinto è completamente separato dagli altri che lo hanno preceduto o seguito. L'artista deve essere parte di qualcosa”. Per Vicente, questo "qualcosa" appartiene al colore in quanto colore, un fenomeno che, nel migliore dei casi, equivale al colore in quanto forma.
Gli anni Ottanta segnano un ritorno alla natura come principale fonte di ispirazione; le forme organiche, ampie e diverse, conquistano la superficie del quadro sulla quale l'artista lavora con maggiore libertà, con una maggiore ricchezza e variazione nella tavolozza dei colori. Durante gli anni Novanta, combina l'aerografo con lo stencil e i gesti del pennello. I colori sono più intensi e vari e da essi emana una luce ardente in un'atmosfera serena. Dal 1996 abbandona l'aerografo e progressivamente sperimenta un leggero ritorno alla figurazione. Il pigmento si va diluendo fino a diventare quasi trasparente.
“Lungo il percorso dell’esposizione si potranno ammirare alcuni disegni in cui Vicente traccia la realtà e la cattura attraverso la linea, il tratto e la creazione di texture. Alla fine della mostra, il visitatore potrà immergersi in un bosco di sculture di piccolo formato, chiamate toys o divertimenti. Queste opere sono realizzate dall'artista con pezzi riciclati trovati nel suo studio tra il 1968 e il 1997. Sono giochi di equilibrio, di relazione tra forme, di colori, di poetica intima e, allo stesso tempo, libertà di espressione.” (A. Doldán de Cáceres).
L’ARTISTA
Esteban Vicente nasce nel 1903 a Turégano, Segovia, Spagna. Nel 1919 entra alla Scuola di Belle Arti di San Fernando con l'intenzione di formarsi come scultore. Il suo periodo madrileno è caratterizzato dal rapporto e dall'amicizia con scrittori e artisti come Federico García Lorca, Juan Ramón Jiménez, Rafael Alberti, Luis Buñuel, Juan Bonafé, Francisco Bores e il polacco Wladislaw Jahl. I suoi principi estetici lo collocano nel gruppo soprannominato 'pittori-poeti', poiché la sua opera costituisce un contrappunto plastico alla poesia di coloro che avrebbero poi formato la Generazione del 27. Nel 1929 si trasferisce a Parigi dove conosce, tra gli altri, Picasso, Dufy, Max Ernst e Michael Sonnabend, che più tardi diventerà il suo mercante a New York. Tra il 1930 e il 1934 realizza varie esposizioni a Madrid e Barcellona e soggiorna brevemente a Londra. Nel 1935 si sposa con Estelle Charney, giovane americana che studiava alla Sorbonna. La coppia vive circa un anno a Ibiza.
Nel 1936 si trasferisce a New York e, dopo un breve periodo di attività al servizio della Repubblica, entra a pieno titolo nel mondo artistico della metropoli. Nel 1937 nasce sua figlia Mercedes e tiene la sua prima mostra personale alla Kleemann Gallery. Nel 1943 muore sua figlia e divorzia dalla sua prima moglie per sposare Mª Teresa Babín, portoricana, specializzata nell'opera di García Lorca. Vivono a Porto Rico dal 1945 al 1947. Torna a New York ed è lì che instaura un dialogo con l'Espressionismo Astratto Americano, consolidando uno stile personale e inconfondibile. In quegli anni stringe amicizia con i membri della Scuola di New York: Rothko, De Kooning, Pollock, Kline e Newman, così come con i critici Harold Rosenberg e Thomas B. Hess.
Nel corso della sua vita, Vicente insegna nelle istituzioni più prestigiose degli Stati Uniti come, ad esempio, nella leggendaria Black Mountain School, insieme a Merce Cunningham e John Cage, così come alla New York Studio School of Drawing, Painting and Sculpture, di cui è membro fondatore. Merita alcuni dei riconoscimenti più prestigiosi che negli Stati Uniti vengono conferiti ad un artista visivo, e le sue opere si trovano nei musei e nelle collezioni più importanti: Metropolitan Museum of Art, Museum of Modern Art, Whitney Museum of American Art, Guggenheim di New York, Tate Gallery di Londra o al Museum of Fine Arts di Boston.
Il 10 gennaio 2001, poco prima di compiere 98 anni, Esteban Vicente muore nella sua casa di Bridgehampton, Long Island. Seguendo la sua volontà, le sue ceneri riposano, insieme a quelle di Harriet G. Vicente, nel giardino del suo Museo segoviano. (aise)