La presenza della Teologia della Liberazione nella poesia latinoamericana: conferenza al Cervantes di Roma

ROMA\ aise\ - Il prossimo 19 marzo, alle 18.00 nella Sala Dalì dell’Instituto Cervantes di Roma, Ángel Esteban, Professore di Letteratura Ispanoamericana presso l’Università di Granada, Stefano Tedeschi, Professore di Letteratura Ispanoamericana presso La Sapienza Università di Roma, e Luca Pandolfi, Professore di Antropologia Culturale presso la Pontificia Università Urbaniana, si confronteranno sul tema “La presenza della Teologia della Liberazione nella poesia latinoamericana”. Promossa in occasione della Giornata mondiale della poesia, la conferenza è ad ingresso libero.
C’è stato un momento nel secolo scorso in cui il confine tra il Vangelo e la rivoluzione si è fatto sottile, quasi invisibile. In un’America Latina incendiata dal desiderio di giustizia, la fede ha smesso di essere solo rito per farsi carne e impegno politico, dando vita ad un’alleanza senza precedenti - e non priva di numerose controversie - tra marxisti e cristiani.
Nel suo libro “Una calandria de luz: La presencia de la Teología de la Liberación en la poesía latinoamericana”, Ángel Esteban, profondo conoscitore delle anime del Sud del mondo, dà voce a Ernesto e Fernando Cardenal, che scelsero la militanza a costo di scontrare il proprio ministero con il severo monito di Papa Giovanni Paolo II. Stefano Tedeschi, professore universitario, saggista, traduttore, approfondirà il legame indissolubile tra la parola poetica e il fervore sociale che ha caratterizzato quegli anni.
La Teologia della Liberazione è un movimento teologico cattolico che si è sviluppato in America Latina, focalizzandosi sull'emancipazione sociale e politica dei poveri attraverso il messaggio cristiano. Emerso negli anni '60, in particolare durante la Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM) di Medellín nel 1968, questo movimento è stato influenzato dal Concilio Vaticano II e ha cercato di rispondere alle ingiustizie sociali e politiche presenti in America Latina, dove molte nazioni erano sotto regimi autoritari e oppressivi. Tra i suoi principali esponenti il teologo peruviano Gustavo Gutiérrez, l'arcivescovo brasiliano Hélder Câmara, e il teologo brasiliano Leonardo Boff.
Il principio centrale della Teologia della Liberazione è l’attenzione particolare alle esigenze e ai diritti delle persone emarginate, approccio che si basa sull'interpretazione del messaggio cristiano come un invito all'emancipazione sociale e alla giustizia. Questo movimento ha suscitato reazioni contrastanti all'interno della Chiesa cattolica soprattutto per alcuni presupposti connessi con l’analisi marxista della realtà, provocando reazioni da parte dell’autorità ecclesiastica - Giovanni Paolo II ne prese le distanze, la criticò soprattutto durante un viaggio in America Centrale nel 1983 e condannò Boff a un anno di silenzio nel 1985.
Nella conferenza di giovedì, Ángel Esteban si soffermerà soprattutto su due figure: Ernesto e Fernando Cardenal per analizzarne il contributo poetico.
Ernesto Cardenal (1925 – 2020) poeta, sacerdote e teologo nicaraguense. Protagonista della rivoluzione in Nicaragua del 1979, è tra i massimi esponenti della Teologia della Liberazione. Nato in una ricca famiglia di Granada, studia Lettere prima all’Università di Managua e poi in Messico. Si trasferisce a New York per completare gli studi e fino al 1950 viaggia attraverso l’Italia, la Spagna e la Svizzera. Tornato in patria, milita nella resistenza contro il regime di Anastasio Somoza García, sostenuto dagli Stati Uniti, e nel 1954 partecipa alla Rivoluzione di Aprile, un fallito tentativo di mettere fine alla dittatura in Nicaragua. Ordinato sacerdote nel 1965, è stato il fondatore della comunità religiosa di Solentiname, su un’isola nel Lago Nicaragua, dove predica la non-violenza. Ambasciatore dell’opposizione sandinista all’Avana, il 19 luglio 1979 entra a Managua con le truppe rivoluzionarie abbattendo il regime di Anastasio Somoza Debayle e viene nominato ministro della Cultura dal nuovo governo guidato da Daniel Ortega. Nel 1983, durante la sua visita in Nicaragua, papa Giovanni Paolo II lo invita pubblicamente a dimettersi: essendosi rifiutato, viene sospeso a divinis. Nel febbraio 2019 viene riabilitato da Papa Francesco. Muore l’anno successivo.
Il tema principale dell'opera di Ernesto Cardenal è l'oppressione nella società contemporanea: scopo della sua poesia è quello di motivare i suoi lettori ad agire per il cambiamento sociale.
In Cardenal il cristianesimo è inteso come denuncia dell'ingiustizia e profezia di riscatto. Il suo stile è fortemente influenzato dai Cantos di Ezra Pound. L'abilità tecnica e la rilevanza sociale della sua opera hanno contribuito a farlo considerare come uno dei più importanti poeti latino-americani della seconda metà del XX secolo. Nel maggio del 2005 è stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura.
Fernando Cardenal (1934 – 2016), fratello di Ernesto, è stato un gesuita nicaraguense e teologo della liberazione. Nato anche lui a Granada, Nicaragua, ricopre la carica di Ministro dell'Istruzione dal 1984 al 1990, durante l'era sandinista. Nel settembre 1979 si reca a Cuba per studiare il successo della campagna per l'alfabetizzazione cubana. Dopo la visita, Cardenal invita esperti cubani di alfabetizzazione in Nicaragua per fornire supporto e assistenza tecnica agli organizzatori della campagna sandinista di alfabetizzazione. A causa dei suoi legami con i sandinisti di sinistra e la Teologia della Liberazione, è costretto a lasciare la Compagnia di Gesù e, insieme al fratello Ernesto, il sacerdozio viene sospeso direttamente da Papa Giovanni Paolo II. Nel 1980, Fernando Cardenal guida la Nicaraguan Literacy Campaign, un'iniziativa sandinista che riesce a insegnare l'alfabetizzazione di base a più di mezzo milione di persone con l'aiuto di 60.000 giovani volontari.
Cardenal lascia l'incarico politico nel 1990 e viene successivamente reintegrato nell'ordine gesuita nel 1997. In una lettera aperta pubblicata nel 1984 scrive: “Non riesco a concepire un Dio che mi chieda di abbandonare il mio impegno verso il popolo [...] Dal mio punto di vista e dalla mia esperienza personale, è possibile vivere [...] contemporaneamente (in) fedeltà alla Chiesa come gesuita e come sacerdote, e anche dedicarmi al servizio dei poveri in Nicaragua dall'interno della rivoluzione sandinista”. (aise)