“Strutture Impermanenti”: la collettiva fra architettura e design all’Ex Elettrofonica di Roma

ROMA\ aise\ - Verrà inaugurato martedì prossimo, 12 maggio, dalle ore 18.00 alle ore 21.00, all'Ex Elettrofonica di Roma, la mostra "Strutture Impermanenti", una collettiva che propone lavori inediti di Sergio Breviario, Agostino Iacurci, Elena Mazzi, Julie Polidoro e Guendalina Salini che si confrontano con l’antico motivo del paravento.
Elemento architettonico, oggetto di design, opera d’arte, il paravento è una materia ambigua e cangiante che sfugge ad una definizione assoluta. Come la sua statica viene messa in discussione dall’angolo creato dai pannelli nella loro reciproca piegatura, così i materiali usati, la forma scelta e il corredo simbolico ci pongono davanti a traiettorie che divergono radicalmente tra loro. Proprio per questo due delle opere presenti in mostra, quella di Elena Mazzi e di Julie Polidoro, sono realizzate con il contributo del designer Stefano Marola, aggiungendo un ulteriore livello di complessità alla proposta espositiva.
Nicholas Cullinan, curatore della mostra "Paraventi: Folding Screens from the 17th to 21st Centuries", tenuta alla Fondazione Prada, parla di veri e propri paradossi che circondano la storia dei paraventi: “Una storia di migrazione culturale (da Oriente a Occidente), di ibridazione (tra forme d’arte e funzioni diverse) e di ciò che viene celato e rivelato. (…) una storia di oggetti liminali e della liminalità stessa, in un processo di superamento delle rigide distinzioni e gerarchie tra le diverse discipline dell’arte e dell’architettura, della decorazione d’interni e del design”.
Il titolo "Strutture impermanenti" fa riferimento alla provvisorietà del limite messo in atto dal paravento, ne "La Condizione Postmoderna" del 1979 Jean François Lyotard parla di confine necessario a patto che la sua natura si evolva da barriera rigida a linea porosa e relazionale, e qui anche filosoficamente le cose si complicano. La necessità di un limite in un’epoca fluida e mobile ha una corrispondenza anche sul piano relazionale, dove il confine è luogo di contatto e divisione allo stesso tempo.
Dunque nella postmodernità il limite non è una barriera insuperabile, ma un punto di negoziazione e di interazione tra il Sé e l'ambiente, il paravento è un esempio fulgido di questa condizione indedita, un confine necessario e provvisorio che può essere continuamente rimosso e riconfigurato. (aise)