Boom del tech italiano: superati i 15 miliardi di euro di ricavi

MILANO\ aise\ - Il settore delle soluzioni tech made in Italy sta vivendo un vero e proprio boom: ammontano a 15,2 miliardi di euro i ricavi complessivi con una media di 9,2 milioni per ogni singola soluzione (la più “ricca” genera 2,7 miliardi) e 215mila euro generati da ogni singolo lavoratore impiegato. In totale l’impatto sul Prodotto Interno Lordo Nazionale ammonta allo 0,78%.
Questi alcuni dei dati che emergono dalla terza edizione dell’Italian Tech Landscape, il principale studio sul settore tecnologico italiano che dal 2024 mappa, classifica e valorizza l’eccellenza software italiana con l’obiettivo dichiarato di renderla visibile e competitiva a livello globale. L’iniziativa è stata presentata a Milano in occasione dell’evento “The Year of Solidified Transformation”.
Dal report, l’ambito più remunerativo risulta essere quello dell’IA (4 miliardi), seguito da: Gestionale (3,1 miliardi); HR (1,3 miliardi); InsuranceTech (1,3 miliardi); Servizi (1 miliardo); Martech (937 milioni); DeepTech (756 milioni); ERP (462 milioni); Trasformazione digitale (343 milioni); Fintech (300 milioni); Robotica (297 milioni).
La classifica per regioni vede invece in testa la Lombardia (7,3 miliardi) seguita da: Piemonte (3,7 miliardi); Marche (1,1 miliardi); Emilia Romagna (1,1 miliardi); Toscana (597 milioni); Veneto (178 milioni); Lazio (176 milioni); Friuli Venezia Giulia (137 milioni); Campania (96 milioni); Puglia (43 milioni). Complessivamente, i dipendenti nel settore sono quasi 71mila, impiegati principalmente tra Lombardia (oltre 24mila) e Piemonte (19mila).
Il rapporto, realizzato in collaborazione con AltermAInd, partner tecnologico che ha contribuito all’analisi e alla valorizzazione dei dati, nasce grazie a La Tech Made in Italy, la realtà fondata da Max Brigida con una missione precisa: rendere il tech italiano visibile, riconoscibile e competitivo su scala globale.
“Quella del settore tech italiano è un’eccellenza che merita di entrare a pieno diritto nella narrazione del nostro sistema economico e produttivo - spiega Max Brigida, Founder de La Tech Made in Italy -. Non si tratta più di parlare di una promessa da mantenere, ma di un ecosistema maturo, capace di generare valore reale, occupazione stabile e attrattività internazionale. Prendere consapevolezza di questa realtà significa prendere consapevolezza del valore che questa stessa realtà può dare al sistema Paese”.
A confortare queste considerazioni c’è il fatto che le soluzioni tech italiane censite siano più che raddoppiate: si passa da 456 a oltre 1.000 in un anno di analisi, distribuite su più di 20 categorie, con l’ingresso di nuovi segmenti ad alto valore come quello degli “unicorni”, start-up con un valore che supera il miliardo di euro. Il rapporto ha rivelato anche i loro nomi. Sono infatti 9 gli unicorni italiani che hanno una valutazione complessiva di 28,8 miliardi di euro e pesano sul Prodotto Interno Lordo nazionale per lo 0,28%. I ricavi complessivi generati da queste realtà ammontano a 5,67 miliardi di euro, con una media di 630 milioni a testa. Le 9 aziende (tra le quali 2 si sono andate ad aggiungere solo nell’ultimo anno) sono: Bending Spoons (valore 11 miliardi, fatturato 1,1 miliardi); Technoprobe (valore 7,9 miliardi, fatturato 756 milioni); Reply (valore 2,4 miliardi, fatturato 2,6 miliardi); Domyn (valore 1,7 miliardi, fatturato 5,6 milioni); Satispay (valore 1,6 miliardi, fatturato 46 milioni); Namirial (valore 1,1 miliardi, fatturato 74 milioni); Scalapay (valore 1,1 miliardi, fatturato 57 milioni); Facile.it (valore 1 miliardo, fatturato 140 milioni); Prima (valore 1 miliardo, fatturato 1,3 miliardi)
In Italia queste aziende impiegano oltre 23mila persone e ben sei sono basate a Milano. Sul fronte degli investimenti, il 2025 ha visto confluire 545 milioni di euro nel mercato tech italiano da parte di Fondi e Venture Capital, a cui si sommano ulteriori 39 milioni provenienti dal community funding.
“Siamo convinti che questa panoramica contribuirà a stimolare ulteriori sviluppi nel settore, attrarre investimenti, farci diventare una potenza europea ed essere al passo con le altre nazioni. Abbiamo tutto per poterlo fare - ha concluso Max Brigida de La Tech Made in Italy -. Quella dei “fiduciosi” nelle prospettive del settore tech italiano, per fortuna, è una comunità in forte crescita, costruita attorno alla convinzione che il Tech meriti di entrare a pieno titolo tra le eccellenze del Made in Italy”. (aise)