Più competenze e risorse alla rete onoraria: la risoluzione di La Marca e Schirò (Pd)

ROMA\ aise\ - Contare sulla rete consolare onoraria per i servizi ai connazionali all’estero. Questo, in estrema sintesi, il dispositivo della lunga risoluzione che le deputate Pd elette all’estero, Francesca La Marca e Angela Schirò, hanno presentato in Commissione Affari Esteri. Alla luce dell’aumento degli italiani all’estero e, quindi, dei compiti affidati alla rete consolare, le due parlamentari chiedono un impegno del Governo sia in termini di risorse che di semplificazione amministrativa e contabile.
Nella premessa, La marca e Schirò ricordano che “i cittadini italiani all'estero iscritti all'Aire sono attualmente 5,6 milioni, mentre quelli che nel 2020 sono risultati iscritti negli elenchi consolari sono 6.093.729, una cifra che supera i 6,2 milioni, se si aggiungono coloro che di fatto si trovano all'estero senza avere formalizzato la loro condizione: in percentuale, all'incirca, il 10 per cento della popolazione risiede oltre i confini nazionali; la comunità italiana nel mondo, per la lunga sedimentazione dell'emigrazione storica e per gli apporti derivanti dai nuovi flussi in uscita, che si avvicinano ormai ai livelli dei primi decenni del secondo dopoguerra, è dispersa in 236 Paesi del mondo; calcolando solo i partenti nel 2020, sono stati 186 i Paesi verso i quali essi si sono diretti. Inoltre, soprattutto nelle realtà di più ampia consistenza territoriale, le comunità di connazionali sono distribuite in grandi spazi, spesso distanti centinaia di chilometri tra loro e separate da ore di aereo”.
“Tale consistente massa di connazionali – proseguono – esprime una crescente domanda di servizi che si rivolge alle strutture amministrative decentrate dello Stato, presenti in consolati e ambasciate, che prestano assistenza anche alle imprese – in particolare a quelle piccole e medie che sono il tessuto più diffuso del nostro articolato sistema di internazionalizzazione commerciale –, ai protagonisti delle «nuove mobilità», ai viaggiatori per turismo, ai giovani che studiano e si specializzano all'estero e ai professionisti che si muovono con sempre maggiore frequenza nella sfera globale; questa articolata presenza si rapporta all'estero, oltre che con 128 ambasciate, con 9 consolati generali di prima classe, 60 consolati generali, 2 consolati di prima classe, 20 consolati, 1 vice consolato, 1 ufficio di promozione economica, commerciale e culturale”.
“La rete amministrativa all'estero, di per sé insufficiente ed esposta, per altro a riduzione in conseguenza delle politiche di contenimento della spesa adottate nell'ultimo decennio, - osservano le due deputate – sarebbe di per sé inadeguata ai compiti se non fosse supportata da una rete consolare onoraria, a sua volta articolata in oltre 500 uffici, di cui poco più di 350 effettivamente in funzione in quanto dotati di un titolare effettivo; la forbice tra la domanda di servizi da parte di cittadini e imprese e l'offerta che avviene tramite la rete consolare si è allargata non solo per la progressiva dilatazione della comunità italiana nel mondo e per il moltiplicarsi dei compiti che sono assegnati ai consolati in base allo sviluppo di specifiche normative, ma anche per la riduzione delle risorse umane dovuta al contingentamento del turn over del personale, che ha portato, dal 2009 al 2019, a una contrazione della pianta organica per le sole aree funzionali da 3.657 unità a 2.575 (-29,5 per cento); i programmi di digitalizzazione dei servizi amministrativi, di cui l'Amministrazione si è fatta promotrice in una prospettiva di costante rafforzamento di tale modalità di relazione con l'utenza e di trattamento delle pratiche, alla prova dei fatti, non hanno reso più agevole l'accesso degli utenti ai consolati, come le diffuse criticità dei sistemi di prenotazione online dimostrano, né hanno finora consentito una riduzione dei tempi di erogazione dei servizi, soprattutto per i vuoti seri e diffusi di personale nelle piante organiche”.
“Le regole volte alla prevenzione del contagio da COVID-19, imposte praticamente in tutti i Paesi dove sono presenti le maggiori comunità italiane, - continuano Schirò e La Marca – hanno ristretto ulteriormente le possibilità di accesso ai consolati e di fruizione dei servizi in tempi compatibili con le necessità anche ordinarie, quali, ad esempio, il rinnovo di un passaporto e dei documenti di identità anagrafica; il concorso di queste situazioni induce a valorizzare e a rafforzare la rete di supporto degli incarichi onorari per una triplice ragione: i titolari di tali funzioni prestano la loro attività a titolo gratuito, ricevendo solo il rimborso delle spese di funzione realmente sostenute; la rete onoraria è quella di maggiore prossimità per l'utenza e in genere consente un accesso diretto, semplificato e abbastanza fluido al servizio; tale rete, inoltre, è distribuita sul territorio e almeno per alcune essenziali funzioni consente agli utenti di risparmiare viaggi e permanenze presso le sedi consolari di riferimento”.
Nella premessa si sottolinea quindi che “l'esperienza accumulata dai consoli onorari, che in genere possano accettare tale incarico non retribuito in una fase avanzata della loro vita, viene spesso vanificata dal fatto che, al compimento del settantesimo anno di età, è prevista l'interruzione dell'incarico, con conseguente dispersione di esperienze e prolungato decorso di tempo fino alla nomina di un nuovo responsabile; le risorse intestate nel bilancio preventivo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per i contributi alla rete consolare onoraria (cap. 1284), secondo i firmatari del presente atto, sono insufficienti; si rileva ad esempio che nel 2019 la dotazione iniziale prevista nel suddetto capitolo di bilancio è stata di circa 200.000 euro: un livello del tutto inadeguato, che annualmente deve essere reintegrato con spostamenti interni di bilancio che naturalmente sottraggono risorse ad altre voci e ritardano l'erogazione degli stessi contributi”.
Alla luce di queste considerazioni, con la risoluzione si vuole impegnare il Governo “a valutare l'utilità sul piano degli interessi generali di un maggiore riconoscimento della rete consolare onoraria, dando ai consoli l'indicazione di definire, rispetto alla specificità delle singole circoscrizioni di competenza, le modalità di un più stabile, fluido e dialogante rapporto con le figure onorarie, strutturando e semplificando l'interazione con gli uffici, anche con numeri telefonici dedicati e funzionari di costante riferimento, promuovendo riunioni periodiche con gli interessati, favorendo indicazioni operative più continue e certe e dando indirizzi di formazione soprattutto sulle procedure amministrative più difficili”; ma anche “a considerare l'opportunità di adottare iniziative di competenza per adeguare ai più numerosi e complessi compiti, nei prossimi bilanci del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale il capitolo di bilancio per contributi destinati ai consolati onorari rendendo strutturale la spesa impegnata ed elevando la dotazione attualmente prevista per il cap. 1284”.
Inoltre, dovrebbero essere “adottate iniziative per l'avvio o il completamento delle procedure necessarie per la nomina delle circa 150 figure onorarie mancanti negli uffici attualmente riconosciuti, in modo da non lasciare numerose comunità italiane senza il riferimento più agibile sul piano territoriale”.
Il dispositivo prevede quindi di “valutare l'opportunità di adottare iniziative normative per promuovere una modifica dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 in materia di ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri, portando da 70 a 75 anni il limite di età compatibile con la nomina a tale incarico; di adottare iniziative per estendere la fornitura di dispositivi per la rilevazione delle impronte biometriche ai consoli e vice consoli che ne siano ancora sprovvisti, iniziando da coloro che operano nelle aree più distanti e/o meno collegate con le sedi dei consolati”.
Sul fronte amministrativo si chiede al governo di “considerare di adottare iniziative per tornare al sistema della rendicontazione forfettaria delle spese, di gran lunga più semplice, veloce e adeguata alla reale natura delle prestazioni di servizio e, comunque, per procedere a una semplificazione della modulistica attualmente in vigore per la rendicontazione” e di “adottare iniziative, tenendo conto, sul piano amministrativo e contabile, dell'esigenza di evitare interferenze con alcune normative locali, per anticipare l'invio dei contributi destinati alla rete consolare ed evitare che essi arrivino negli ultimi giorni dell'esercizio finanziario; di adottare iniziative per prevedere di ricomprendere tra le spese ammissibili a rimborso, quelle relative al carburante, alle spese di rappresentanza, ai contributi per l'uso di sedi, e altre realmente legate all'esercizio delle funzioni”. (aise)