AI, la corsa che spaventa anche chi la guida. Rubin: “USA e Cina devono trovare regole comuni” - di Gabriella Ferrero

WASHINGTON\ aise\ - Prima l’accelerazione, poi l’allarme. A mettere in guardia sui rischi dell’intelligenza artificiale sono oggi anche alcuni protagonisti del mondo tecnologico. L’AI avanza più rapidamente del previsto e il dibattito si è ormai spostato dalla domanda su che cosa possa fare a quella, sempre più urgente, su chi possa davvero controllarla.
Per Harry Rubin, autorevole giurista riconosciuto a livello internazionale nel campo del diritto internazionale e del diritto delle tecnologie, già senior partner di prestigiosi studi legali di New York e della California, il punto centrale è proprio la velocità di questa trasformazione.
“L’intelligenza artificiale si è sviluppata molto più rapidamente, con molta più forza e contemporaneamente in molti più settori di quanto fosse stato previsto”, spiega. “Le persone iniziano ad avere paura perché hanno la sensazione di perderne il controllo”.
I benefici possono essere enormi, ma altrettanto grandi possono essere i rischi. Rubin richiama il precedente della nascita della tecnologia nucleare: “Quando venne sviluppata la fissione nucleare e poi fu utilizzata la bomba, furono gli stessi scienziati a chiedersi: “Mio Dio, che cosa abbiamo reso possibile?””.
Per il giurista, il primo limite è l’autoregolamentazione. “Non possono essere le stesse persone che sviluppano l’AI a stabilire autonomamente i propri limiti. Deve esserci una combinazione tra il mondo della tecnologia e gli esperti dei governi”.
Ma una regolamentazione soltanto americana o europea non sarebbe sufficiente. “Non può esserci l’Unione Europea e gli Stati Uniti che si regolamentano mentre la Cina fa quello che vuole. Siamo dentro una competizione globale estremamente rapida e sofisticata per il dominio dell’intelligenza artificiale, ed è una questione fondamentale anche per la sicurezza nazionale”.
È qui che l’AI incontra direttamente la geopolitica. Il 24 settembre Donald Trump riceverà Xi Jinping a Washington, in un vertice nel quale tecnologia e intelligenza artificiale figurano tra i temi attesi, insieme a commercio e sicurezza. Washington e Pechino stanno già discutendo possibili forme di cooperazione sulla gestione dei rischi legati all’AI, pur restando concorrenti diretti per la leadership tecnologica globale.
Alla domanda se Trump e Xi affronteranno direttamente il tema, Rubin risponde senza esitazioni: “Sono certo che ne parleranno”.
Secondo Rubin, proprio l’esistenza di rischi condivisi potrebbe aprire uno spazio di dialogo. “Bisogna trovare un modo per coinvolgere i cinesi. Credo che comprendano anche loro che esiste un interesse da entrambe le parti nel mantenere questa tecnologia sotto controllo”.
Raggiungere un accordo, però, sarebbe soltanto il primo passo. Il problema più difficile sarebbe verificarne il rispetto. “Se esiste un trattato sulle armi nucleari puoi mandare degli ispettori e controllare che cosa succede. Con l’intelligenza artificiale non puoi fare la stessa cosa”.
Un algoritmo non è infatti un missile che può essere contato né un impianto che può essere semplicemente ispezionato. Per questo, osserva Rubin, “la verifica e l’applicazione delle regole saranno estremamente difficili”.
Il vertice Trump-Xi diventa così il banco di prova di un paradosso destinato a segnare i prossimi anni: Stati Uniti e Cina competono per la leadership nell’intelligenza artificiale, ma devono contemporaneamente capire se esistano rischi sui quali nessuno dei due può permettersi di perdere il controllo. (aise)