Cavo Dragone: “Più investimenti, più prontezza e industria della difesa meno frammentata” – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ - “Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in pace”. È il monito lanciato dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della NATO, aprendo la riunione dei Capi di Stato Maggiore dell’Alleanza Atlantica, svoltasi il 19 maggio a Bruxelles. Nel corso della conferenza stampa con il comandante supremo alleato in Europa, il generale Alexus G. Grynkewich, e il supreme allied commander transformation, ammiraglio Pierre Vandier, il vertice militare della NATO ha delineato le priorità strategiche dell’Alleanza in un contesto internazionale definito “sempre più complesso”.
Secondo Cavo Dragone, la NATO sta già attraversando una fase di profonda trasformazione, indicata erroneamente da alcuni come “NATO 3.0”, fondata su una più equa condivisione degli oneri e su un rafforzamento del pilastro europeo all’interno dell’Alleanza. “Una Europa più forte in una NATO più forte”, ha sottolineato l’ammiraglio, ricordando che gli Alleati stanno aumentando investimenti, responsabilità operative e capacità militari.
Il presidente del Comitato Militare ha spiegato che i 32 capi della Difesa hanno discusso con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, lo stato di attuazione degli impegni assunti dai leader alleati al vertice dell’Aja dello scorso anno e le aspettative in vista del prossimo summit di Ankara. L’obiettivo, ha evidenziato, è tradurre le promesse politiche in risultati concreti, accelerando la consegna delle capacità militari necessarie a rafforzare deterrenza e prontezza operativa.
Cavo Dragone ha accolto con favore i progressi compiuti dagli Alleati sul fronte degli investimenti e ha ricordato il recente accordo sulla redistribuzione dei ruoli di vertice nella struttura di comando NATO, che assegna maggiori responsabilità agli Alleati europei. Tuttavia, ha avvertito che la velocità con cui vengono prodotte e schierate le capacità necessarie resta insufficiente. “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi”, ha affermato, chiedendo parallelamente all’industria della difesa di accelerare la produzione e adattare i propri modelli industriali alle nuove esigenze strategiche. “Basta frammentazione”, ha ammonito, indicando proprio nella dispersione delle risorse uno dei rischi principali dell’attuale fase di aumento della spesa militare.
Nel suo intervento, l’ammiraglio italiano ha inoltre ribadito il sostegno dell’Alleanza all’Ucraina e il rafforzamento delle sue Forze Armate, sia per le esigenze immediate del conflitto sia per la sicurezza futura europea. Rivolgendosi direttamente ai militari e al popolo ucraino, Cavo Dragone ha elogiato “coraggio, resilienza e capacità di adattamento”, concludendo con un esplicito “Slava Ukraine”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla cooperazione NATO-Unione Europea. Alla riunione ha preso parte il presidente del Comitato Militare dell’UE, il generale Sean Clancy, con il quale sono stati affrontati i principali dossier operativi comuni, dall’Ucraina ai Balcani occidentali. “Allineando gli sforzi e rafforzandoci reciprocamente possiamo ottenere molto di più”, ha dichiarato Cavo Dragone.
Nel prosieguo della conferenza stampa, il generale Grynkewich ha assicurato che il ridispiegamento di una brigata corazzata statunitense dall’Europa non comprometterà l’attuazione dei piani regionali dell’Alleanza. Il SACEUR ha inoltre confermato che il sostegno militare all’Ucraina prosegue regolarmente, inclusa la consegna di intercettori per la difesa aerea, definendo tali aiuti “un investimento nella sicurezza europea”.
L’ammiraglio Vandier ha invece insistito sulla necessità di trasformare l’aumento della spesa per la difesa in reali capacità operative e interoperabilità. Citando i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, il comandante della trasformazione NATO ha evidenziato come le guerre moderne siano sempre più influenzate da droni, software, guerra elettronica, spazio e gestione dei dati. “Più missili e più sistemi di difesa non bastano”, ha detto, sostenendo la necessità di un’industria della difesa “3.0” capace di produrre rapidamente, su larga scala e con piena interoperabilità tra gli Alleati.
Per i vertici militari dell’Alleanza, dunque, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’aumento degli investimenti in una NATO più pronta, integrata e tecnologicamente avanzata, capace di affrontare simultaneamente le minacce provenienti dal fronte orientale, dal Medio Oriente e dai nuovi domini operativi. (alessandro butticè\aise)