CONGO/ DONAT-CATTIN (PGA): CON L’ADATTAMENTO SU CRIMINI DI GUERRA L'ITALIA POTREBBE PERSEGUIRE GLI ESECUTORI MATERIALI DELL’AGGUATO

Congo/ Donat-Cattin (PGA): con l’adattamento su crimini di guerra l

ROMA\ aise\ - “Se il giudice italiano fosse abilitato ad applicare il principio della responsabilità del superiore (command responsibility, ex art. 28, Statuto di Roma) e a qualificare l’attacco contro il convoglio Onu in Congo come crimine di guerra, l'Italia avrebbe i mezzi giuridici per incriminare coloro che finanziano, armano e dirigono il gruppo armato che ha commesso l’attacco, a prescindere dall’esistenza di ordini specifici ai subordinati, che sarebbe imprudente ridurre al rango di meri “banditi” in un teatro di conflitto armato quale è la Repubblica Democratica del Congo”. A sostenerlo è stato David Donat Cattin, segretario generale della rete Parliamentarians for Global Action (Pga), audito oggi in Commissione Esteri della Camera sulla Ratifica ed esecuzione degli emendamenti allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottati a Kampala il 10 giugno 2010.
Donat Cattin ha quindi citato Marco de Paolis, Procuratore generale militare presso la Corte militare di Appello di Roma, secondo cui l’Italia “dovrebbe provvedere prontamente alla ratifica” degli emendamenti di Kampala allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.
“Riguardo alla scelta da fare sull'adattamento dell’ordinamento italiano al crimine di aggressione”, il giurista ha suggerito di adottare “il modello tedesco e di molti altri Stati che hanno deciso di incorporare le norme del diritto internazionale penale nel diritto interno. É preferibile, anche perché consentirebbe all’Italia - ha precisato Donat-Cattin - di inserire le norme sui crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e sui principi generali per applicare il diritto internazionale penale in situazioni che ne trarrebbero immediato beneficio”.
“Come nel caso dell’attacco criminale al convoglio sotto l’egida Onu, in cui hanno tragicamente perso la vita il 22 febbraio scorso l'ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustapha Milambo, che – ha ricordato – erano protetti da norme ben precise del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale penale”. (aise) 

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