NATO, Cavo Dragone: “La guerra cognitiva è la nuova frontiera della deterrenza” – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ - La sicurezza dell’Alleanza Atlantica non si gioca più soltanto sul piano militare. Oggi la deterrenza si costruisce anche attraverso la conoscenza, la capacità di analisi, la resilienza delle democrazie e il contrasto alla disinformazione. È questo uno dei messaggi centrali lanciati dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, intervenendo a Roma in occasione del 75° anniversario del NATO Defense College e del 60° anniversario del suo trasferimento nella capitale italiana.
Nel delineare il nuovo scenario strategico internazionale, Cavo Dragone ha sottolineato che “la deterrenza non dipenderà soltanto dalla forza che sapremo accumulare, ma soprattutto dalla capacità delle nostre democrazie di apprendere, innovare e adattarsi rapidamente alle nuove sfide, senza rinunciare ai propri valori”.
Un’affermazione che fotografa l’evoluzione della competizione strategica, sempre più caratterizzata da minacce ibride e dalla cosiddetta guerra cognitiva, nella quale il bersaglio non è solo il territorio, ma anche la percezione della realtà, la fiducia dei cittadini e la capacità delle democrazie di prendere decisioni informate.
Non a caso, affrontando il tema della guerra in Ucraina e della minaccia russa, il presidente del Comitato militare ha denunciato esplicitamente i tentativi di manipolare il dibattito pubblico. “Si ha il coraggio di dire che la Russia non è una minaccia né oggi né domani, mistificando una dichiarazione del Comandante Supremo USA in Europa, cercando di disinformare l’audience. Per piacere, siamo seri”, ha affermato, richiamando l’attenzione sul peso crescente delle operazioni di influenza e della disinformazione nello scontro geopolitico.
Per Cavo Dragone, la risposta dell’Alleanza non può limitarsi al rafforzamento degli armamenti. Occorre investire nel capitale umano, nella formazione della classe dirigente e nello sviluppo di un pensiero strategico condiviso. È questo il ruolo che il NATO Defense College svolge da tre quarti di secolo, formando generazioni di dirigenti civili e militari dei Paesi alleati e partner. Senza dimenticare Pericle che, nel celebre discorso funebre, l’Epitaffio, tramandato da Tucidide, individuava nella qualità delle istituzioni democratiche e nella partecipazione dei cittadini una delle principali fonti della forza di Atene.
L’ammiraglio ha ricordato come il principale risultato dell’Istituto non sia soltanto la preparazione professionale, ma la costruzione di rapporti di fiducia tra gli Alleati: un patrimonio che “nessuna tecnologia avrebbe potuto creare” e che costituisce oggi uno degli strumenti più efficaci contro le campagne di manipolazione e contro i tentativi di dividere le democrazie.
Nel suo intervento, Cavo Dragone ha inoltre ribadito che la competizione strategica è ormai globale e richiede un’Alleanza capace di evolversi con la stessa rapidità delle minacce. La sicurezza euro-atlantica, ha osservato, non può più essere separata da quella del Mediterraneo, dell’Indo-Pacifico, delle infrastrutture critiche, delle catene di approvvigionamento e del dominio informativo.
Da qui il richiamo all’aumento degli investimenti nella difesa e alla crescente assunzione di responsabilità da parte degli Alleati europei e del Canada, in quella che alcuni definiscono una “NATO 3.0”: un’Alleanza più equilibrata, resiliente e capace di adattarsi ai cambiamenti.
Il messaggio finale è chiaro: nel XXI secolo la superiorità strategica non apparterrà soltanto a chi dispone delle armi più sofisticate, ma soprattutto a chi saprà apprendere più rapidamente, innovare con maggiore velocità e trasformare ogni crisi in un’opportunità di rafforzamento. Una sfida che riguarda tanto la dimensione militare quanto quella cognitiva e informativa, ormai divenuta uno dei principali campi di confronto tra le democrazie e i loro avversari. (alessandro butticé\aise)