Board of peace/ Tajani: l'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace e sicurezza sarebbe incomprensibile

ROMA\ aise\ - “L'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”. Così il Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani che questa mattina alla Camera ha difeso il ruolo dell’Italia come “paese osservatore” nel Board of Peace di Trump.
Nel suo intervento, che replicherà tra poco in Senato, Tajani si è detto “convinto” che “i temi di politica estera non debbano essere terreno di scontro politico, ma di un dialogo serio, continuo e trasparente e, ogni volta che è possibile, di convergenza e responsabilità condivisa. La crisi di Gaza ci impone questo livello di consapevolezza. È una crisi che incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40 per cento attraverso il Mar Rosso; una rotta fondamentale anche per il corridoio economico-logistico IMEC, che passa proprio da lì”.
Gaza “è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari, ma è soprattutto una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi e che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi”.
Il piano di pace di Trump, che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato il 17 novembre 2025 con la risoluzione 2803 “indica un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione. I principi su cui si basa sono universalmente condivisi: primo, la de-radicalizzazione di Gaza e la liberazione della Striscia dall'incubo del terrorismo oscurantista di Hamas; secondo, la piena ripresa degli aiuti nella Striscia in cooperazione con le Nazioni Unite; terzo, l'avvio di un profondo processo di riforma dell'Autorità Palestinese di Ramallah, cruciale per il rilancio della prospettiva di uno Stato palestinese”.
Un Piano che il Governo italiano ha “convintamente sostenuto”: “voglio essere molto chiaro: se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo Piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà”, ha aggiunto il Ministro. “A fronte di un mandato chiaro delle Nazioni Unite, alimentare l'incertezza equivale a prolungare le sofferenze del popolo palestinese. Ogni vuoto politico alimenta, infatti, l'instabilità; ogni rinvio rallenta gli aiuti, indebolisce la prospettiva di ricostruzione e accresce la vulnerabilità dei civili”.
Richiamati i “risultati non scontati” della prima fase – tregua “seppur fragile”, ritorno degli ostaggi e rinforzo degli aiuti umanitari – Tajani ha sottolineato che “ora si apre una fase ancora più delicata, la cosiddetta “fase 2”, che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l'avvio della ricostruzione. Sfide enormi, che richiedono un chiaro impulso politico e il più ampio e coeso sostegno della comunità internazionale”.
“Senza affrontare questi nodi strutturali, non c'è alcuna soluzione duratura per il futuro di Gaza. È in questo contesto – ha rimarcato – che si inserisce l'istituzione del Board of Peace, organismo che il Consiglio di sicurezza dell'ONU, attraverso la citata risoluzione n. 2803, ha chiamato a monitorare l'attuazione del Piano di pace. Vi partecipano, oltre agli Stati Uniti, i principali partner regionali e, come formalizzato a Washington nei giorni scorsi dal Primo Ministro Netanyahu, anche Israele. In ogni contatto con l'Amministrazione americana abbiamo sempre richiamato la necessità di garantire la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento; l'ho fatto io stesso, più volte, con il Segretario di Stato Rubio nelle nostre frequenti occasioni di incontro”.
Tra Italia e Stati Uniti “ci sono state sempre relazioni molto forti, indipendentemente da chi guidava l'Amministrazione. Europa e Stati Uniti sono, infatti, due facce della stessa medaglia, che è l'Occidente. Per questo – ha sostenuto il Ministro – l'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie. Vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall'inizio della crisi, sempre con l'obiettivo di arrivare a due Stati che convivono in pace e in sicurezza”.
Per queste ragioni “il Governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'Amministrazione americana a presenziare, in qualità di Paese osservatore, alla prima riunione del Board of Peace, in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali. L'Unione europea ha già confermato la partecipazione con la Presidenza di turno e con un rappresentante della Commissione”. Inoltre, “parteciperanno anche tutti i principali partner della regione: penso all'Egitto, alla Giordania, all'Arabia Saudita e al Qatar, anche all'Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo. Come potrebbe l'Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, alla presenza di tutti i principali attori regionali? Per questo – ha ribadito – parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell'importante contributo che il nostro Paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l'assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza, un'iniziativa che ho voluto sviluppare in stretto raccordo con il polo delle Nazioni Unite di Roma, la FAO e il Programma alimentare mondiale, che ci hanno, a più riprese, ringraziato per una collaborazione che è stata considerata un modello anche dal G7 e che ha ricevuto l'apprezzamento sia di palestinesi sia di israeliani. Con un obiettivo chiaro: creare le condizioni per arrivare a due Stati in grado di convivere in pace ed in sicurezza”.
Tajani ha quindi richiamato le azioni di Governo a favore della popolazione palestinese – dagli arrivi dei malati in Italia ai visti per gli studenti, agli aiuti umanitari – ricordando che nei giorni scorsi a Monaco ha ribadito all'Alto rappresentante per Gaza, Nickolay Mladenov, “il convinto sostegno dell'Italia e l'impegno per la ricostruzione”. L’Italia è pronta “a fare la sua parte”, ha assicurato Tajani citando in particolare il “sostegno fattivo e concreto” alle autorità di Ramallah, come dimostrato dallo stanziamento, da lui approvato, “di altri 10 milioni di euro per contribuire al pagamento dei salari dei medici palestinesi”. L’Italia, poi, è “in prima linea per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi, che sono presupposto fondamentale per la costituzione di uno Stato”, così come nella “missione dell'Unione europea EUPOL COPPS di addestramento della polizia palestinese e alla missione EUBAM Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri”.
Ramallah “può contare sul sostegno italiano alle riforme”, ha aggiunto il ministro. “Guardiamo, infatti, con favore alla decisione dell'Autorità palestinese di indire, per il prossimo aprile, per la prima volta dopo 20 anni, le elezioni locali; un passo necessario per rafforzare la legittimazione popolare delle proprie istituzioni e combattere le tentazioni estremiste e il ricorso alla violenza come strumento di lotta politica. La violenza in Terra Santa però deve cessare: questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane che sono da sempre garanti di pace e dialogo in tutto il Medio Oriente. Continuiamo, infatti, a chiedere con forza a Israele di porre un freno all'azione dei coloni”.
Oggi, ha informato Tajani, “su mia istruzione, l'inviato speciale per Gaza, l'ambasciatore Archi, è in missione a Riad e Abu Dhabi, alla guida di una delegazione che comprende diversi Ministeri e amministrazioni dello Stato, per esplorare nuove forme di cooperazione in vista della ricostruzione della Striscia”.
L’Italia, poi, intende “mettere a disposizione della comunità internazionale due asset chiave: il Polo ONU di Roma e il Centro umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi”, ha aggiunto Tajani richiamando l’iniziativa lanciata con il Ministro degli esteri tedesco Wadephul di cui si discuterà al prossimo Consiglio Affari esteri. Inoltre, il Ministro ha detto di aver “incaricato il nostro rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, l'ambasciatore Marrapodi, di informare costantemente i vertici delle organizzazioni sulle iniziative italiane. Vedrà il Segretario generale già nei prossimi giorni”.
Attuare il Piano di pace “significa creare le condizioni per una stabilità duratura, significa evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio, con possibili ripercussioni anche sulla stabilità delle rotte commerciali del Mar Rosso”. Tutto ciò “significa garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, significa lavorare per il progetto a due Stati. L'Italia per la sua storia, per la sua collocazione geografica e il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione non può e non deve restare ai margini di questo processo. Il Governo italiano continuerà a fare la sua parte, non ci stancheremo mai di lavorare per la pace. È quello che chiede e ci chiede la stragrande maggioranza degli italiani. È quello – ha concluso – che un grande Paese ha il dovere di fare”. (aise)