Draghi: l'Italia con l’Ue a sostegno dell'Ucraina, per la pace, oltre la crisi

ROMA\ aise\ - “L'Italia continuerà a lavorare con l'Unione europea e con i nostri partner del G7 per sostenere l'Ucraina, ricercare la pace, superare questa crisi. Questo è il mandato che il Governo ha ricevuto dal Parlamento, da voi. Questa è la guida per la nostra azione”. È quanto ribadito dal Presidente del Consiglio Mario Draghi al termine del suo intervento in Senato, dove oggi pomeriggio è tornato a riferire in vista del Consiglio europeo in programma giovedì e venerdì, 23 e 24 giugno. Al successivo momento del voto sono state respinte tutte le altre quattro risoluzioni mentre quella unitaria presentata dalla maggioranza è stata approvata con 219 sì, 20 voti contrari e 22 astenuti.
Nel suo intervento, Draghi ha ripercorso le fasi della crisi aperta dall’invasione russa di 4 mesi fa, confermato il sostegno dell’Italia all’Ucraina e la convinta posizione del nostro Paese accanto all’alleanza atlantica.
“Gli sviluppi della guerra in Ucraina e il sostegno europeo a Kiev, le ricadute umanitarie, alimentari, energetiche e securitarie del conflitto, gli aiuti a famiglie e imprese colpite dalla crisi, le prospettive di allargamento dell'Unione europea, i seguiti della Conferenza sul futuro dell'Europa” i temi al centro del Consiglio europeo, ha esordito Draghi.
A quasi 4 mesi dall’inizio della guerra, “Mosca continua ad aggredire militarmente città ucraine” e il bilancio delle vittime si aggrava: “al 20 giugno sono 4.569 i civili morti e 5.691 quelli feriti, secondo le Nazioni Unite, ma il numero reale probabilmente è molto più alto”.
Il numero degli ucraini giunti in Italia è salito a 135.000: “voglio esprimere ancora una volta la mia gratitudine alle italiane e agli italiani che li hanno accolti”, le parole del Premier.
Quanto alla “strategia dell'Italia”, sempre “in accordo con l'Unione europea e con gli alleati del G7, si muove su due fronti: sosteniamo l'Ucraina e imponiamo sanzioni alla Russia, perché Mosca cessi le ostilità e accetti di sedersi davvero al tavolo dei negoziati”.
Richiamata la sua recente visita a Kiev con Macron e Scholz, per “testimoniare di persona che i nostri Paesi e l'Unione sono determinati ad aiutare un popolo europeo nella sua lotta a difesa della sua democrazia e della sua libertà”, Draghi ha ribadito che “solo una pace concordata e non subita può essere davvero duratura”.
“Il Governo italiano, insieme ai partner dell'Unione europea e del G7, intende continuare a sostenere l'Ucraina, così come questo Parlamento ci ha dato mandato di fare”, ha aggiunto. “Il nostro sostegno a favore di Kiev è anche un impegno alla ricostruzione del Paese. Il Consiglio europeo straordinario del 30 e 31 maggio ha discusso di questo e le conclusioni del prossimo Consiglio riaffermeranno questo impegno. Non è un'impresa che possono affrontare i singoli Stati: lo sforzo deve essere collettivo e coinvolgere anche gli organismi internazionali e le banche di sviluppo, la Banca mondiale e il Fondo monetario primi tra tutti. Vogliamo ricostruire, per ridare una casa alle famiglie che l'hanno persa, per riportare i bambini nelle scuole, per aiutare la ripresa della vita economica e sociale in Ucraina. Oggi spetta a tutti noi aiutare l'Ucraina a rinascere”.
A Kiev “ho ribadito che l'Italia vuole l'Ucraina nell'Unione europea e vuole che abbia lo status di candidato” ha proseguito Draghi, ricordando che l’Italia è stata la prima a sostenere questa posizione. Certo “il percorso da Paese candidato a Stato membro è lungo, per via delle impegnative riforme strutturali richieste, ma il segnale europeo deve essere chiaro e coraggioso da subito”. Anche perché “gran parte dei Paesi vicini alla Russia, grandi e piccoli, guardano ora all'Unione europea per la sicurezza, per la pace e per la stabilità”.
Quanto alle sanzioni, il 3 giugno, “il Consiglio europeo ha adottato il sesto pacchetto nei confronti della Russia: è stato introdotto l'embargo su tutto il petrolio e sui prodotti petroliferi importati in Europa via mare, rispettivamente a partire dalla fine del 2022 e dall'inizio del 2023. Gli operatori europei non potranno più assicurare e finanziare il trasporto di petrolio a Paesi terzi. Sono state escluse dal sistema Society for worldwide interbank financial telecommunication (SWIFT) altre tre banche russe, tra cui la più grande del Paese, Sberbank, e una banca bielorussa; è stato ampliato l'elenco di beni soggetti al blocco delle esportazioni, compresi prodotti chimici che possono essere usati per finalità belliche; vengono sanzionate altre 18 entità russe e 65 persone, tra cui quello che è considerato il responsabile degli orrori di Bucha; sono state sospese in Europa le trasmissioni di altri tre organi statali di informazione russa che diffondono propaganda”.
Le sanzioni funzionano”, ha sottolineato il Premier. “Il Fondo monetario internazionale prevede che quest'anno il costo inflitto all'economia russa sarà pari a 8,5 punti del pil; il tempo ha rivelato e sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci”.
Detto questo, Draghi ha comunque voluto sottolineare che “i nostri canali di dialogo rimangono aperti. Non smetteremo di sostenere la diplomazia e cercare la pace; una pace nei termini che sceglierà l'Ucraina. Anche nei miei colloqui col presidente Putin ho più volte ribadito la necessità di porre fine all'aggressione e parlare di pace, di definirne concretamente i termini e i tempi”.
Tra i temi al centro del Consiglio europeo anche l'allargamento dell'Unione ai Balcani occidentali: “il Governo italiano è favorevole a far partire i negoziati di adesione con l'Albania e la Macedonia del Nord”, ha confermato il Premier.
Il Consiglio “rappresenta un'occasione per cominciare a guardare al futuro assetto dell'Unione, ai suoi confini, alla sua sicurezza, al suo sviluppo economico. Il parere positivo della Commissione europea sull'adozione dell'euro da parte della Croazia a partire dal 2023 è un ottimo segnale, che naturalmente l'Italia coglie con favore”.
L'allargamento “ha trasformato l'Unione europea nel più grande mercato unico del mondo, che rappresenta tra il 5 e il 6 percento della popolazione e circa un sesto del prodotto globale. Ha creato nuove opportunità di cooperazione tra Paesi in aree di fondamentale importanza in campo energetico, nei trasporti, nella sicurezza alimentare, nella salute, nello studio, nel lavoro; ha stimolato negli Stati membri lo sviluppo di un'economia di mercato funzionante e favorito un processo di riforme sin dalla domanda di adesione. Ha esteso diritti e tutele sul lavoro assenti ancora oggi in altre parti del mondo; ha fornito un potente incentivo allo sviluppo della vita democratica, al rispetto della dignità umana e dello Stato di diritto. Come scritto nel Trattato sull'Unione europea, ogni Stato europeo che rispetti questi valori e che si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione. L'adesione a questi principi – ha rimarcato Draghi – non è una considerazione secondaria, è alla base del progetto europeo”.
L'allargamento dell'Ue, però, “comporterà certamente anche una riflessione profonda sulle regole che disciplinano il suo funzionamento in politica estera, di sicurezza, in politica economica e in politica sociale”. Per Draghi “è opportuno convocare al più presto una conferenza intergovernativa per discutere di come affrontare questa sfida”.
“Uno stimolo al cambiamento – ha detto ancora il Premier – è arrivato anche dalla Conferenza sul futuro dell'Europa che si è conclusa a maggio. Le proposte dei cittadini europei - soprattutto giovani - presentate in quell'occasione, riguardano temi di grande importanza per il futuro dell'Unione, dal cambiamento climatico allo stato di diritto, e meritano di essere valutate con attenzione”.
Quanto alla crisi alimentare, “il conflitto in atto rischia di creare una crisi umanitaria di dimensioni straordinarie. Le forniture di grano sono a rischio nei Paesi più poveri del mondo; già adesso il blocco dei porti tiene vincolati milioni di tonnellate di cereali del raccolto precedente che rischiano di marcire. Le devastazioni della guerra peggioreranno la situazione nei prossimi mesi. Recenti bombardamenti russi hanno distrutto il magazzino di uno dei più grandi terminali agricoli dell'Ucraina, nel porto di Nikolaev, che, secondo le autorità ucraine, conteneva tra 250.000 e 300.000 tonnellate di cereali. Le proiezioni fornite dall'Ucraina indicano che la produzione di cereali potrebbe calare tra il 40 e il 50 per cento rispetto all'anno scorso. Dobbiamo liberare le scorte che sono in magazzino in modo da sbloccare le forniture per i Paesi destinatari e fare spazio al nuovo raccolto che arriverà a settembre. Nell'immediato è necessario realizzare lo sminamento dei porti e garantire l'uscita delle navi in sicurezza”.
Secondo il Premier “non c’è alternativa a una risoluzione delle Nazioni Unite che definisca i tempi di questa operazione e dove l'ONU garantisca sotto la propria egida la sua esecuzione”.
Nel frattempo, l'Europa, “sia sul piano G7 sia sul fronte bilaterale, ha messo in atto uno sforzo di cooperazione su larga scala per aiutare i Paesi più vulnerabili”.
Negli ultimi giorni “la Russia ha ridotto le forniture di gas all'Europa, compresa l'Italia. Dall'inizio della guerra il nostro Governo, questo Governo, si è mosso con rapidità per trovare fonti di approvvigionamento alternative al gas russo. Abbiamo stretto accordi importanti con vari Paesi fornitori, dall'Algeria all'Azerbaigian, e promosso nuovi investimenti anche nelle rinnovabili. Grazie a queste misure, potremo ridurre in modo significativo la nostra dipendenza dal gas russo già dall'anno prossimo”.
“In Europa l'andamento del prezzo dell'energia è alla base dell'impennata dei tassi di inflazione degli ultimi mesi. A maggio, in Italia l'inflazione ha raggiunto il 7,3 per cento, ma l'inflazione di fondo che esclude i beni energetici e alimentari è meno della metà”, ha spiegato Draghi, secondo cui “per frenare l'aumento generale dei prezzi e tutelare il potere d'acquisto dei cittadini è essenziale agire anche - e sottolineo anche, perché i campi di intervento sono vari e non si limitano a questo - sulla fonte del problema e contenere i rincari di gas e di energia. I Governi hanno gli strumenti per farlo. La soluzione che proponiamo da diversi mesi è l'imposizione di un tetto al prezzo del gas russo, che consentirebbe anche di ridurre i flussi finanziari verso Mosca”.
“Il Consiglio europeo ha dato alla Commissione il mandato di verificare la possibilità di introdurre un controllo, un tetto al prezzo”, ha ricordato ancora il Premier, da sempre fautore di questa misura che, ha detto oggi, “è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca. Le forniture sono ridotte, il prezzo aumenta, l'incasso da parte di Mosca resta lo stesso, le difficoltà per l'Europa aumentano vertiginosamente”.
Dunque l'Europa “deve muoversi con rapidità e decisione per tutelare i propri cittadini dalle ricadute della crisi innescate dalla guerra”.
L’Italia “dall'anno scorso ha stanziato circa 30 miliardi di euro in aiuti a famiglie e imprese. Parte di questi interventi sono stati finanziati con un contributo straordinario delle grandi aziende energetiche, che hanno maturato profitti enormi grazie all'aumento dei prezzi. Con questa misura, abbiamo dunque chiamato le imprese che hanno beneficiato di rincari eccezionali a compartecipare a costi che tutta la società sta sopportando. È stata una scelta dettata da un principio di solidarietà e di responsabilità”.
L'Italia, ha concluso, “continuerà a lavorare con l'Unione europea e con i nostri partner del G7 per sostenere l'Ucraina, ricercare la pace, superare questa crisi. Questo è il mandato che il Governo ha ricevuto dal Parlamento, da voi. Questa è la guida per la nostra azione”. (aise)