Meloni: né dimissioni né rimpasti/ Iran: arrivati a un passo dal punto di non ritorno

ROMA\ aise\ - Un Governo “con la coscienza a posto”, che “non deve ripartire, perché non si è mai fermato”, che “prende atto” del voto referendario, ma anche della “necessità” di riformare la giustizia. Un Esecutivo che non pensa alle elezioni anticipate perché “intende governare questa Nazione per 5 anni” e che, sul fronte internazionale, continuerà a “lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico”, senza aver paura di dire “no” quando non si è d’accordo. Un Governo che, nell’ultimo anno di legislatura non starà “in attesa” perché da qui alle elezioni “sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati”. Così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che questa mattina è intervenuta alla Camera dei Deputati per rendere una informativa sull'azione del Governo alla luce del referendum sulla giustizia e della complessa situazione internazionale.
“Non voglio esimermi da una breve riflessione sull’Italia che ci è stata consegnata dal voto referendario del 22 e del 23 marzo scorsi”, ha esordito Meloni. “Un’Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e, allo stesso tempo, una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro. E noi, come ho già detto, rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni o le nostre aspettative”. Certo, ha aggiunto, “rimane il rammarico di aver perso un’occasione, a nostro avviso, storica di modernizzare l’Italia allineandola agli standard europei. Perché, colleghi, la riforma della giustizia rimane una necessità”. L’auspicio “è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato” così da “trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione. Non certo contro la magistratura, come si è voluto raccontare, ma a favore di una magistratura libera dai condizionamenti politici e ideologici”.
“Per quanto riguarda noi, la nostra coscienza è a posto”, ha assicurato Meloni che in diversi momenti del suo lungo intervento ha accusato le opposizioni di “strumentalizzazioni” e di “bizzarre ricostruzioni” circa eventuali “dimissioni”, “rimpasti” e “ripartenza”. “Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato”, né ci saranno rimpasti perché “questo rimane il governo che – nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni – ha restituito all’Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse, e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati”.
Escluse anche le dimissioni: “ci siamo presi l’impegno di governare questa Nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo” sulla base delle “direttrici di governo che ho esposto in quest’aula il 25 ottobre del 2022, quando al Parlamento chiedemmo una fiducia che da allora non è mai venuta meno, grazie a una maggioranza solida e coesa della quale vado fiera e che voglio ringraziare”, ha detto Meloni che si è detta “orgogliosa” dei suoi due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani.
“Vi sfido sulla politica, sulla vera politica. Vi sfido a un dibattito nel merito”, ha aggiunto la Premier, citando la crisi internazionale, l’approvvigionamento energetico, l'Europa, le risorse. “Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha”.
Sulla crisi internazionale, Meloni è tornata a ribadire che la “collocazione internazionale” del Paese è la stessa “da circa 80 anni”: “lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo “la Meloni scelga tra Trump e l’Europa””. La posizione italiana, nella crisi iraniana, “è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme. Attendo fiduciosa una risposta”.
Quanto al cessate il fuoco temporaneo concordato nella notte tra martedì e mercoledì, ha detto la Premier, “siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”. L’Italia “esprime il proprio plauso al Presidente del Pakistan Sharif, che si è fatto carico di questo difficile negoziato, con il sostegno di altri attori regionali. Ora ci auguriamo che i colloqui di pace che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell’accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l’Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Allo stesso modo, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco. Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore. Questo – ha spiegato – rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell’accordo perché, se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra-dazi ai transiti nello Stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali, al momento, imponderabili. È quindi interesse prioritario dell’Italia, e dei suoi partner europei e occidentali, che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia”.
“È innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti, ma è altrettanto innegabile che l’attuale Amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche: distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario”, ha proseguito Meloni. “Una traiettoria chiara che le leadership europee del recente passato hanno lungamente, e a mio avviso colpevolmente, preferito non cogliere. Comprese quelle che governavano in Italia, e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo. La storia, insomma, bussa, e l’Europa è chiamata a non fallire questo banco di prova. E, per farlo, deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici”.
La premier ha quindi richiamato “l’impegno incessante a Bruxelles per il sostegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una transizione verde che sia realistica e non ideologica, per una autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze. E per una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani”.
Quanto agli Usa “continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente”, ma “per stare insieme, bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la NATO, che rappresenta da un lato il luogo politico nel quale gli interessi di America e Europa trovano la loro composizione, e dall’altro uno strumento geostrategico e militare imprescindibile, in cui l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità e costruire con coraggio il pilastro europeo dell’Alleanza, per garantire in primis la propria sicurezza. Ma dall’altra parte, come è normale tra alleati, bisogna dire con chiarezza anche quando non si è d’accordo”, ha aggiunto richiamando le critiche ai dazi, alle parole “offensive” sui soldati in Afghanistan, sulla Groenlandia, e sull’Ucraina “di fronte alle proposte di negoziato che non consideravamo sostenibili”. Lo ha confermato il “no” all’uso di Sigonella e il sostegno alla “sovranità del Libano” attaccato da Israele. “Con fermezza ancora maggiore ci siamo espressi di fronte ai fatti inaccettabili accaduti ieri ai danni del nostro personale UNIFIL, a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell’intera Nazione”.
Ai Paesi del Golfo l’Italia ha espresso “vicinanza” nella visita che l’ha portata in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar prima di Pasqua: “ho voluto esprimere loro la solidarietà e la vicinanza dell’Italia, ma ho anche lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un’area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale”. “Perfino su questo, l'opposizione è riuscita a polemizzare”, ha commentato Meloni, sottolineando l’importanza della politica estera “che, ancora di più nei momenti di crisi, è indispensabile per la politica interna”.
Meloni ha quindi rivendicato la bontà delle scelte dell’Esecutivo, tra cui il decreto bollette e il decreto carburante per attutire lo shock energetico. “Se la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia”, ha osservato. “In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato. Così come l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”.
L’Italia è “unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario dopo la pandemia già nel 2024, con una crescita post-Covid robusta, il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici, e il tasso di disoccupazione giovanile al suo livello più basso”, ha evidenziato Meloni prima di accusare la segretaria Pd Elly Schlein di mentire sui dati su lavoro e precarietà: “la verità è che, da quando si è insediato questo governo, è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato. La sinistra lo rivendicava, ma la destra lo ha fatto. Non lo dico io, lo dice l’ISTAT”. Sempre dai dati, ha sostenuto Meloni, emerge che “i salari degli italiani hanno ripreso a crescere, consentendo alle famiglie italiane di recuperare, seppur lentamente, il potere d’acquisto perso negli anni precedenti”.
“Sono segnali, ovviamente c’è ancora molto da fare”, ha riconosciuto la Premier che ha annunciato un decreto sul lavoro in vista del 1° maggio, ma anche misure fiscali, il Piano Casa, investimenti al Sud.
Sul fronte competitività, Meloni ha affermato che “grazie alla forza, al protagonismo e alla diversificazione produttiva delle nostre imprese, nel 2025 l’export tricolore è cresciuto di 20 miliardi rispetto all’anno precedente, permettendo all’Italia di raggiungere il quinto posto al mondo tra le Nazioni esportatrici, superando la Corea del Sud e insidiando il quarto posto del Giappone. E, in questo scenario, il nostro export si è dimostrato anche più forte dei dazi. Come dimostra la crescita del valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti, aumentato del 7,2% nel 2025. Questo straordinario patrimonio nazionale merita di essere sostenuto, e intendiamo farlo ancora meglio”.
“Fondamentale” rimane il tema dell’energia, affrontato al Consiglio europeo; “sull’immigrazione avevamo promesso un cambio di passo” che “c’è stato, anche se non ci basta”, ha aggiunto citando l’accordo Italia - Albania. “È necessario consolidare questo approccio, e renderlo stabile e strutturale”.
“Quanto alla sicurezza, so che forse molti italiani si aspettavano di più da questo Governo, nonostante l’impegno su questo fronte abbia rappresentato una priorità costante del nostro operato”, ha assicurato citando le assunzioni in polizia, il decreto sui rave party illegali e il Decreto Caivano.
Rinviate al mittente le accuse di infiltrazione mafiosa nel suo partito, Meloni ha detto di “non accettare lezioni su questo tema”. “Sui rapporti tra questo governo e la criminalità organizzata parlano i fatti”. “Combatto la mafia fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro, senza se e senza ma. Mi auguro che almeno su questo si possa a lavorare insieme”.
Tra i successi del suo Governo, Meloni annovera anche lo sgombero dei “centri sociali illegali e violenti” e il provvedimento sul fermo preventivo per “garantire che le manifestazioni di piazza si svolgano pacificamente, come prevede la Costituzione”.
Sul fronte sanità “rivendico l’azione del Governo, che ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre - 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento -, e ha avuto il coraggio, per primo, di contribuire a cercare soluzioni sul tema delle liste d’attesa, invece di limitarsi a dire che la competenza era delle regioni, come avevano fatto gli altri”.
“È evidente che, per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate. E questo non è accettabile, - ha sottolineato – perché la sanità è uno dei pilastri della nostra Nazione. Così il nostro impegno deve essere più forte, più concreto, più visibile nella vita quotidiana delle persone”.
Nessuna misura “demagogica”, ha sottolineato. “Noi scegliamo la serietà e non rinunciamo a convincere con risposte concrete e di lungo periodo, una strategia chiara, continuità nelle scelte che hanno funzionato, riforme coraggiose, verità in luogo delle menzogne e tanto, tanto lavoro. È quello che faremo anche in questo ultimo anno di governo, per poi attendere con serenità il giudizio sul nostro lavoro e sui risultati che ha prodotto”.
“L’ultimo anno di questa legislatura non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati”, ha aggiunto. Il voto del referendum “contiene anche un segnale che non intendiamo ignorare, ma piuttosto utilizzare in positivo. Perché, colleghi, un “sì” ti conferma, ma un “no” ti riaccende. Ti impone di fermarti a riflettere, di rimettere tutto in discussione. E alla fine di quella riflessione, se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo, capisci una cosa semplice e potentissima: che il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta”. La premier ha quindi invitato le opposizioni “ad aiutarci ad affrontare questa difficile congiuntura della storia. Ogni buona idea sarà vagliata senza pregiudizi e magari attuata, se ce ne saranno le condizioni. Se invece i partiti di opposizione vorranno usare il tempo a loro disposizione per inveire contro chi sta governando durante la tempesta, ce ne faremo una ragione. A chi ci guarda con scetticismo risponderemo con i fatti. A chi spera nel nostro fallimento, risponderemo con la determinazione. A chi getta fango, risponderemo con l’orgoglio di chi può ancora permettersi di guardare gli altri, tutti gli altri, negli occhi. E a chi, invece, crede in questa Nazione diciamo: ricordatevi che non siete soli. Il governo c’è, e farà la sua parte, ogni ora di ogni singolo giorno, fino all’ultimo. E quando quel giorno arriverà, se avremo agito così, - ha concluso – non avremo alcuna ragione di temere il giudizio del Popolo Sovrano”. (aise)