“Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità” in mostra all’IIC di Atene

ATENE\ aise\ - Sarà inaugurata sabato 3 ottobre, in occasione della XXII Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la mostra “Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità” promossa e ospitata sino al 13 novembre dall’Istituto Italiano di Cultura di Atene.
L’esposizione, a cura di Leonardo Regano, riunisce artisti italiani e greci in un progetto dedicato alle relazioni culturali tra i due Paesi attraverso le pratiche dell’arte contemporanea.
Il titolo riprende il verso conclusivo de La ragazza di Atene di Vittorio Sereni. La poesia nasce dal ricordo di una giovane donna greca incontrata dal poeta e affida alla memoria il compito di mantenere vivo quell'incontro oltre il tempo e la distanza. Nell’opera di Sereni, la Grecia non appare come il luogo idealizzato del mito o dell’antichità, ma come lo spazio concreto di una relazione umana che continua a esistere nel ricordo. È questa immagine a suggerire la prospettiva della mostra, in cui i due Paesi non vengono osservati come due realtà separate o come il riflesso di un passato condiviso, ma come culture che continuano a riconoscersi attraverso gli scambi, le esperienze e le pratiche del presente.
Negli spazi della sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene, la mostra riunisce artisti italiani e greci appartenenti a generazioni differenti, molti dei quali hanno vissuto, studiato o lavorato in entrambi i contesti culturali. Le loro opere restituiscono la complessità di questo confronto continuo, nato dall'esperienza diretta e osservato attraverso prospettive differenti, nelle quali memoria, paesaggio, cultura materiale, viaggio e mobilità diventano strumenti per rileggere una storia condivisa.
Il percorso espositivo si articola in cinque nuclei tematici. Il primo riflette sulla sopravvivenza delle immagini, mettendo in dialogo mito, natura e paesaggio attraverso le ricerche di Valentina Bartolini, Giovanna Caimmi e Marta Roberti.
Il secondo si concentra sulla memoria dei luoghi, mostrando come monumenti, architetture, manufatti e pratiche quotidiane conservino le tracce di una storia costruita dalla circolazione di tecniche, oggetti e saperi, nelle opere di Katerina Botsari e Giuseppe De Mattia.
Il terzo nucleo guarda al Mediterraneo come spazio di attraversamento. Eva Marisaldi, Marcella Vanzo e il duo Agata Ferrari Bravo & Thomas Saccuman affrontano il tema del viaggio da prospettive differenti, osservandolo come esperienza di conoscenza, relazione e mobilità, ma anche come luogo in cui emergono le profonde disuguaglianze che ancora oggi attraversano il mare. Se Marisaldi assume il viaggio come apertura dello sguardo, Vanzo ne rivela il volto più delicato e politico, mettendo in relazione turismo e migrazioni forzate. Ferrari Bravo & Saccuman restituiscono invece la migrazione come processo naturale e collettivo, un movimento senza traiettoria prestabilita nel quale il viaggio stesso diventa forma di conoscenza e trasformazione.
Le stesse rotte che per secoli hanno favorito commerci, migrazioni e percorsi di formazione sono oggi percorse da una diversa forma di mobilità, quella del turismo. Il quarto nucleo affronta questa trasformazione, letta grazie alle opere di Elena Chantzis e Vasilis Papageorgiou. Da una parte riaffiora la memoria affettiva delle relazioni che hanno unito Italia e Grecia lungo il Novecento, in dialogo con lo spazio stesso dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene; dall’altra emerge una riflessione sulle trasformazioni economiche e sociali che stanno ridefinendo il paesaggio mediterraneo, interrogando il rapporto tra turismo, spazio pubblico e vita quotidiana.
Il percorso si conclude con gli artisti che hanno scelto di vivere e lavorare tra Italia e Grecia. Le ricerche di Lucia Bricco, Giovanni Copelli, Stef Kamaris mostrano come il dialogo tra i due Paesi non rappresenti semplicemente un tema, ma una condizione concreta della pratica artistica. Attraverso esperienze di formazione, residenza e lavoro, le loro opere restituiscono il confronto continuo tra lingue, culture e immaginari differenti, trasformando la relazione in uno spazio di sperimentazione e di ricerca.
Pittura, disegno, fotografia, video, installazione, performance e pratiche partecipative restituiscono così un confronto tra Italia e Grecia lontano da ogni rappresentazione stereotipata. Le opere mostrano come immagini, luoghi, pratiche e biografie continuino a intrecciarsi, dando forma a una storia condivisa che non appartiene soltanto al passato, ma continua a rinnovarsi nel presente. (aise)