Il Teatro dei Pupi Vaccaro Mauceri di Siracusa vola a Tirana con l’IIC

TIRANA\ aise\ - La tradizione siciliana dell’Opera dei Pupi torna a varcare i confini nazionali. Il 5 giugno il Teatro Vaccaro Mauceri di Siracusa sarà a Tirana, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura (alle ore 16 e alle ore 18.30), per portare in scena i suoi paladini di legno e cartapesta al celebre Teatro Kukullave, il Teatro Nazionale delle Marionette d’Albania.
Un palcoscenico che non è una scelta casuale. Il Kukullave occupa uno degli edifici più simbolici della capitale albanese: la struttura, eretta nel 1924, ospitò, prima del secondo conflitto mondiale, il primo Parlamento d’Albania e, dal 1950, è divenuta sede stabile del Teatro delle Marionette, fondato da un gruppo di attori professionisti. Da oltre settant’anni è uno dei punti di riferimento per la cultura teatrale in Albania, con una sala dall’architettura ispirata ai teatri all’italiana. L’incontro tra i Pupi siracusani e questo luogo della memoria culturale albanese assume così un valore che va ben oltre la singola serata.
L’iniziativa si realizza grazie alla preziosa cooperazione di ItaliaFestival, che si è fatta parte diligente nel promuovere questo progetto e nel conferirgli il giusto rilievo culturale, favorendo il coinvolgimento di realtà che, come quella del Teatro dei Pupi Vaccaro Mauceri, si fanno portatrici di storie e di cultura nel mondo. Un sostegno che ha saputo riconoscere e valorizzare la vocazione internazionale di un patrimonio capace di parlare a pubblici diversi e lontani.
La trasferta in Albania conferma l’affermazione sempre più solida del Teatro Vaccaro Mauceri anche all’estero, naturale prolungamento dell’intensa attività portata avanti in Italia. I numeri parlano di oltre 500 spettacoli ogni anno; più di 30.000 spettatori che seguono le rappresentazioni; il progetto sociale SOS Pupi, che porta i paladini nei reparti di Pediatria di un numero crescente di ospedali siciliani, regalando momenti di sollievo e meraviglia ai piccoli pazienti; il ruolo riconosciuto dal ministero della Cultura di diffusore della cultura e della storia dei Pupi, attraverso lectio magistralis e dimostrazioni dal vivo nelle Biblioteche italiane, con Firenze come prima tappa di un percorso destinato a estendersi su tutto il territorio nazionale; il progetto “I Pupi e il linguaggio del lavoro”, che attraverso un invito, ogni venerdì disponibile, vede la partecipazione agli spettacoli delle associazioni di categoria (il 24 aprile Confindustria Siracusa ha aperto il progetto), per far dialogare la cultura antica e propria del territorio con la società civile, in uno scambio di interazioni e progetti che incrementino la conoscenza delle radici siracusane.
Trama
In un remoto sotterraneo, Argalia, figlio di Galafrone lotta contro una creatura per impossessarsi di una spada incantata e un anello magico per irrompere con l’inganno alla corte di Carlo Magno. Angelica, che sarà la vera manipolatrice, si presenta alla corte di Carlo Magno e invita i cavalieri presenti a misurarsi con Uberto, ovvero Argalia sotto falso nome. Premio della sfida sarà la stessa donna che offrirà se stessa al campione.
I due, certi della loro vittoria, intendono imprigionare i paladini per muovere guerra a Carlo Magno. Il mago Malagigi, insospettito dalla strana sfida, raggiunge il suo antro magico e interroga gli spiriti infernali. Venuto a conoscenza dell’inganno di Angelica, decide di ucciderla. Giunto alla tenda degli impostori, incanta tutti e rapito dalla bellezza della fanciulla tenta di baciarla; Angelica per virtù dell’anello magico, recuperato dal fratello al sotterraneo, é immune agli incantesimi del mago ed assieme al fratello lo cattura.
Al pietron di Merlino, luogo scelto per la sfida, arriva il primo sorteggiato, Astolfo, che atterrato dalla spada magica di Argalia viene fatto prigioniero. Sopraggiunge il secondo, Ferraù di Spagna, che non soddisfatto della tenzone sfida con le mani Uberto. In soccorso di Argalia arrivano i giganti di Angelica che uno ad uno trovano la morte ma l’ultimo stordisce Ferraù. I due imbroglioni vedendo persa ogni speranza di vittoria fuggono nella foresta. Ferraù, accecato dalla rabbia, li insegue giurando vendetta. (aise)