Caro Adriano... Caro Jannik...Dialogo metafisico tra due straordinari Campioni di Tennis

foto Fitp

NAPOLI\ aise\ - Finalmente, dopo 50 anni dalla mia vittoria su Guillermo Vilas, un altro italiano riesce a vincere questo torneo. Guarda Jannik che sono veramente felice che sia stato tu a farcela, perché oltre ad essere il numero uno del mondo nel nostro sport sei anche un bravissimo ragazzo.
Ti ringrazio Adriano ma devo riconoscere che la tua vittoria agli Internazionali di Roma del 1976 per certi versi legata ad una miriade di fattori è stata per il nostro Tennis ancora più importante, senza dimenticare che nello stesso anno, capitanati dall’indimenticabile Nicola Pietrangeli, insieme a tutta la Squadra hai portato in Italia la Coppa Davis, vincendo la finale a Santiago del Cile.
Le tue vittorie, caro Adriano, grazie al clamore suscitato, hanno avvicinato gli italiani al Tennis, trasformandolo da Sport di rampolli di famiglie facoltose e gentiluomini della racchetta, Soci di esclusivi Circoli, a sport praticato da persone comuni, non necessariamente particolarmente abbienti. Ad esempio lo stesso autore di queste righe, armato di una mitica racchetta Spalding Impact, rigorosamente di legno ed incordata con robustissimo nylon, all’età di 16 anni sulla scia di quelle vittorie e senza aver mai preso una sola lezione da un maestro, si catapultava, insieme ad altri inseparabili amici, su improbabili campi da tennis spesso tutt’altro che regolamentari, sia come dimensioni che come fondo, per dare vita ad interminabili partitelle o addirittura mini tornei.
Tu, invece, Jannik hai strameritato questo Trofeo che aggiunge lustro al tuo palmares e non starò qui ad elencare i vari record che hai stracciato, ne cito uno per tutti solo per dare a chi non si intende di record nel Tennis e di leggende dello sport, l’esatta dimensione della tua vittoria a Roma e della tua grandezza di giocatore: a 24 anni hai vinto tutti e 9 i Masters 1000 che compongono il calendario ATP, cosa che al Leggendario Nole Djokovic è riuscita solo a 31 anni, dopo 12 anni di strepitosa carriera e 30 Masters vinti...
Adriano, sai bene che non corro dietro ai record e che il mio orizzonte è sempre quello di migliorare in vista della partita successiva, comunque ti ringrazio per averlo ricordato, ma insisto dicendo che quello che tu hai fatto per il Tennis italiano è stato troppo importante.
Jannik, anche io ti ringrazio per i complimenti che so essere sinceri, ma se io ho dato la prima e più importante spinta a quello che poi è diventato il movimento del Tennis in Italia è fuori dubbio che sei tu in primis, con pieno merito, il n.1 del mondo, sei l’emblema ed il portabandiera di questa generazione di ragazzi terribili: Flavio Cobolli, Luciano Darderi, Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego, Matteo Arnaldi, Mattia Bellucci che per la prima volta nella storia del Tennis azzurro occupano stabilmente posizioni di rilievo nel ranking ATP del singolare maschile; i cui risultati positivi e quelli dei giovanissimi che seguono e che si stanno per affacciare sulla ribalta dei Tornei che contano di sicuro devono tanto a te.
Adriano, io devo ancora migliorare in alcuni dettagli del mio gioco, ad esempio il gioco di volo: mi piacerebbe un giorno utilizzare con naturalezza il colpo che ti ha reso iconico la mitica veronica Panatta, con la quale sui campi di tutto il mondo hai fatto spellare le mani al pubblico degli appassionati: per i tecnici la volée alta di rovescio, che nella tua interpretazione ha raggiunto i crismi della perfezione e con la quale hai conquistato tanti punti in carriera, lasciando annichiliti i tuoi avversari.
Jannik, erano altri tempi utilizzavamo altri materiali la palla, oggi tu e pochi altri la fate viaggiare così velocemente che spesso in tv si fa fatica a vederla, figurati sul campo e comunque ho notato che tu ed il tuo team state facendo un gran lavoro sui colpi di volo, che stai utilizzando sempre meglio trovandoti sempre più spesso in zone di campo che per tue caratteristiche non rappresentavano la tua comfort zone.
Come ti ho detto, Adriano, lavoro duramente ogni giorno con il mio team per cercare di migliorare sempre e perfezionare quei dettagli che nei momenti topici delle partite fanno la differenza per vincere; voglio ancora ringraziarti per quello che mi hai sussurrato durante il nostro abbraccio sul podio della premiazione sul Centrale: mi hai dato appuntamento a Parigi sul podio del Roland Garros, dove sei stato invitato dagli organizzatori a presenziare alla premiazione, per consegnarmi anche quel trofeo che tu 50 anni fa in quel tuo magico 1976, donasti all’Italia battendo in finale l’americano Harold Solomon, mettendo a segno una fantastica doppietta; dopo Roma anche Parigi.
Sono sicuro, Jannik, che non mancherai all’appuntamento, perché salvo impronosticabili e sempre possibili sorprese attualmente con Carlos Alcaraz fermo ai box per curare il suo malanno, non si vede all’orizzonte un tennista capace di batterti in questo momento.
A proposito del nostro abbraccio, se qualcuno ti riferirà che un certo Paolo Bertolucci, oggi commentatore tecnico per Sky, ieri mio compagno di doppio di mille battaglie, con il quale ho condiviso una vita dentro e fuori dal campo, ha visto nei miei occhi spuntare qualcosa che assomigliava molto alla commozione... credigli.
Ciao Jannik... Ciao Adriano....(pasquale romito\aise)