Fivl: Genova e Desenzano celebrano il centenario della nascita del partigiano “Bisagno”

GENOVA\ aise\ - Genova si appresta a ricordare il centenario della nascita del partigiano Aldo Gastaldi, Bisagno”, medaglia d’oro al valor militare, che fu il comandante della Divisione partigiana “Cichero” che operò in Liguria.
Per celebrare questa ricorrenza che cade il 17 settembre, come riporta la FIVL, la Federazione che riunisce le Associazioni partigiane di ispirazione cattolica e patriottica, si sono messi assieme il Comune e l’Arcidiocesi: “Bisagno” è importante sia per la società civile che per quella religiosa.
Questo anniversario, sarà certamente l’occasione per ricordare questo straordinario personaggio della Resistenza ligure, conoscerne gli aspetti della sua personalità che hanno spinto l’Arcidiocesi di Genova ad avviare il processo canonico per la sua beatificazione. Ciò che colpisce di quest’uomo è la sua salda fede unita a un solido amore per la patria e per tutti gli uomini, tanto da costituire un esempio importante.
Proprio per questo la città di Genova ha organizzato due momenti: il primo domani, sabato 18 settembre, alle ore 20.45 con la proiezione del docufilm di Marco Gandolfo che ricostruisce la storia di Bisagno, raccogliendo le testimonianze degli amici e di coloro che gli vissero vicino.
Il secondo appuntamento domenica 19 settembre alle ore 10.30 con lo svelamento della targa commemorativa presso la Chiesa di Santa Maria di Granarolo alla presenza dell’Arcivescovo mons. Marco Tasca e del Sindaco Marco Bucci. Sempre nella stessa giornata nella Cattedrale di San Lorenzo verrà celebrata alle 18.30 la santa messa presieduta dall’Arcivescovo Tasca.
Le celebrazioni del centenario coinvolgeranno anche la città di Desenzano, con una serie di iniziative che vedranno anche in questo caso la proiezione del docufilm di Gandolfo e la posa di una targa commemorativa, momenti che avranno luogo il 16 e 17 settembre.
Ci si chiederà come mai questo coinvolgimento della città di Desenzano. Per comprendere occorre aprire una delle tante pagine della storia legate a questo giovane che a poco più di venti anni si trovò a comandare una importante formazione partigiana, dimostrando un forte ascendente sui suoi uomini: li rispettava e li proteggeva, così come stava ben attento a che le loro azioni potessero causare conseguenze e rappresaglie sulla popolazione civile, anzi cercava in tutti i modi di sostenere gli abitanti delle borgate montane dove si erano rifugiati i reparti partigiani. La sua autorevolezza unita al fatto che non mancava di rimarcare il suo distacco dalle formazioni politiche, soprattutto quelle connotate ideologicamente, gli attirarono ovviamente anche le invidie e l’odio, tanto che vi furono vari tentativi di isolarlo e metterlo da parte.
Bisagno, nel novembre del 1944, fu al centro della vicenda che vide il reparto di alpini della Repubblica Sociale Italiana disertare per entrare nei reparti della Divisione partigiana “Cichero” da lui comandata. Il fatto accadde a Gorreto, un borgo collocato sulla riva sinistra del fiume Trebbia: qui nel maggio 1944 arrivarono i primi partigiani, e nel Castello fu trasferito il Comando della Divisione “Cichero” che vi rimase fino al tragico rastrellamento dell’agosto successivo.
Proprio per partecipare al rastrellamento, nell’agosto del 1944 giunse in zona il Battaglione “Vestone” della Divisione Alpina “Monterosa”, una delle divisioni che la Repubblica Sociale aveva ricostituito; il reparto era comandato dal maggiore Cesare Paroldo originario del Trentino (Torbole). Il 4 novembre, dopo lunghe trattative condotte da “Bisagno”, il comandante Paroldo si unì ai partigiani della Divisione “Cichero” con due compagnie del suo battaglione: in tutto oltre 100 uomini. Il comando di zona poteva diramare il seguente messaggio che poi venne ritrasmesso dalla radio alleata:
“Stamane, 4 novembre, nell'anniversario dell'armistizio che nella Grande Guerra l'Italia ha imposto all'esercito austro-ungarico, il maggiore Paroldo col suo battaglione alpino Vestone è passato nelle file della Divisione garibaldina Cichero. Gli alpini hanno così ritrovato la vera Italia, quella Italia che combatte sui nostri monti per la libertà. Il comando della Sesta zona operativa saluta gli alpini del Vestone e plaude al loro gesto e alla ritrovata fraternità nel nome dell'Italia”.
Chi non volle unirsi ai partigiani ebbe un lasciapassare verso casa (molti fra gli alpini erano veneti, lombardi, piemontesi ed emiliani). Vennero formati due distaccamenti, composti in prevalenza da ex alpini e che mantennero il nome di “Vestone”, uno alla Brigata “Oreste” e l’altro alla Brigata “Jori”.
A cosa attribuire questo clamoroso passaggio di fronte? Possiamo intuirne le ragioni: probabilmente Paroldo e i suoi uomini, perlopiù gente di montagna, alpini, si erano accorti che la deriva in cui si erano venuti a trovare non rispondeva al loro animo e che certamente non si trovava a suo agio con gli orrori che l’alleato tedesco ormai quotidianamente procurava.
Sicuramente un ruolo determinante dovette averlo “Bisagno”: il suo patriottismo unito alla repulsione per ogni ideologia e totalitarismo di ogni tipo, dovette convincerli a fare questa non facile scelta. Bisagno si impegnò personalmente nei loro confronti promettendo che li avrebbe protetti da ogni vendetta, ben conscio che altri reparti partigiani non avrebbero accettato quella scelta e anzi avrebbero trovato l’occasione per vendicarsi.
Arrivato il 25 aprile, finita la guerra, questi uomini dovevano rientrare alle proprie case. Bisagno comprese il serio rischio che avrebbero corso nell’attraversare la Pianura Padana: si sentiva responsabile del destino di questi uomini e decise quindi, mantenendo fede alla promessa fatta, di accompagnare lui stesso il camion che avrebbe trasportato gli ex soldati della Monterosa nella zona del Garda. E proprio al ritorno da questo viaggio Bisagno perse la vita in un incidente che avvenne all’altezza di Bardolino: durante un sorpasso del camion, Bisagno cadde e rimase schiacciato sotto le ruote. Gastaldi venne raccolto, adagiato sul camion e portato all’ospedale di Desenzano, dove cessò di vivere subito dopo.
Proprio per questo motivo, anche la città di Desenzano ha voluto rendere omaggio alla sua figura, nel centenario della sua nascita, ricordando anche la sua improvvisa e anche misteriosa morte che in questi settantasei anni ha suscitato non poche polemiche e perplessità. Del resto su questo incidente non vi fu nessuna indagine: nessuno venne interrogato, nessuna autopsia, irreperibili i verbali dei carabinieri intervenuti. Nessuno dei testimoni, seppe indicare con certezza il luogo dell’incidente. Solo in anni recenti alcune ricerche hanno permesso di individuare il probabile luogo dell’incidente a Cisano una frazione del Comune di Bardolino. (aise)