Italia ai minimi europei per tasso di omicidi: in 30 anni crollo dell'80% con il contrasto alle mafie

ROMA\ aise\ - L'Italia si colloca ai vertici della sicurezza europea per il tasso standardizzato di mortalità per omicidio, con un indicatore pari a 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti nel 2023 rispetto a una media dell'Unione Europea di 0,65. Secondo un'approfondita analisi condotta sui dati Eurostat e Istat dall’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali Eurispes, il Paese si inserisce nel gruppo a minore mortalità dell'Unione insieme a Germania e Malta, precedendo nazioni come Svezia ed Estonia (1,1) e Lettonia (1,7). Anche il dato delle Forze di polizia confermava per l'Italia un tasso grezzo di 0,57 omicidi volontari per 100.000 abitanti a fronte dello 0,91 medio europeo, posizionando la Penisola tra i contesti più virtuosi dei 26 Paesi Ue monitorati.
Il primato italiano rappresenta il punto d'arrivo di una profonda trasformazione storica. Dagli oltre 1.900 omicidi annui registrati tra il 1891 e il 1895, e dopo l'inversione di tendenza registrata tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta per via dell'escalation della violenza politica e mafiosa — culminata nel picco del 1991 con 1.916 delitti (il 37,5% dei quali di matrice mafiosa) —, la curva dei reati si è ridotta di oltre l'80%, passando dai 1.461 casi del 1992 ai 327 del 2024. A determinare la svolta è stata la forte reazione istituzionale dello Stato dopo le stragi del 1992, con la nascita della Direzione Investigativa Antimafia, della Direzione Nazionale Antimafia, il potenziamento dei collaboratori di giustizia e il regime penitenziario del 41-bis.
La contrazione dei delitti di mafia ha ridisegnato la mappa del Paese: se nel 2018 la frattura tra Nord e Sud appariva ancora evidente (0,83 omicidi per 100.000 abitanti nel Mezzogiorno contro 0,43 nel Centro-Nord), nel 2023 il divario territoriale è sostanzialmente rientrato. Escludendo la Sardegna (0,86), il Sud continentale e la Sicilia si attestano a 0,40, in linea con i valori del Settentrione (0,38) e del Centro (0,43), grazie soprattutto all'abbattimento della violenza di mafia in regioni storicamente infiltrate come la Calabria. Ciononostante, nel Mezzogiorno permangono dinamiche specifiche, come una quota del 19,8% di omicidi con autore ignoto rispetto all'8,3% del Nord.
L'analisi evidenzia tuttavia come il crollo complessivo abbia riguardato in primo luogo la componente maschile, scesa tra il 1992 e il 2018 da 4 a 0,7 vittime per 100.000 uomini, mentre per le donne il calo è stato più contenuto (da 0,6 a 0,4). Di conseguenza, gli omicidi maturi in ambito familiare e di coppia pesano oggi maggiormente sul totale: nel 2024 l'Istat ha stimato 106 presunti femminicidi su 116 vittime donne, con l'86% dei delitti consumati in contesto affettivo. L'introduzione del reato di femminicidio con la legge n. 181 del 2 dicembre 2025 (articolo 577-bis c.p.) ha segnato la tipizzazione giuridica del fenomeno, rispetto al quale i primi dati provvisori del Ministero dell'Interno per il primo semestre 2026 indicano 34 vittime femminili contro le 54 dello stesso periodo del 2025 (-37%).
Gli esperti ricordano infine che il basso tasso di omicidi non implica la scomparsa delle organizzazioni criminali, oggi orientate su forme di controllo silenziose come la corruzione e l'infiltrazione economica, né sostituisce la percezione della sicurezza cittadina, spesso legata alla microcriminalità e al degrado urbano. (aise)