AMSI E CO-MAI A CONTE E DI MAIO: PER FERMARE IMMIGRAZIONE IRREGOLARE SERVE ATTUAZIONE DEGLI ACCORDI BILATERALI CON LIBIA E TUNISIA

AMSI E CO-MAI A CONTE E DI MAIO: PER FERMARE IMMIGRAZIONE IRREGOLARE SERVE ATTUAZIONE DEGLI ACCORDI BILATERALI CON LIBIA E TUNISIA

ROMA\ aise\ - “Non si ferma l’immigrazione irregolare con decreti e annunci stagionali. Serve, invece, attuare gli accordi bilaterali”. Così l'associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e la Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) lanciano il loro allarme rivolgendosi al Premier, Giuseppe Conte, e al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, su questa deriva di dichiarazioni varie senza una proposta concreta per curare le cause che provocano l'immigrazione irregolare e “gli sfruttamenti degli esseri umani e coinvolgere l'Europa ancora più assente di prima in tema di immigrazione, integrazione e cooperazione internazionale con i paesi di origine dei migranti e rifugiati”.
"Siamo sorpresi e addolorati delle dichiarazioni contro la Tunisia e sull'immigrazione da parte del Presidente del Consiglio Conte e il Ministro Di Maio - ha affermato Foad Aodi presidente Amsi e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo -, non si può lasciare la Tunisia, la Libia e i paesi africani da soli a combattere una battaglia che ci riguarda tutti. La Tunisia sta attraversando un'altra battaglia economica e politica con crisi enorme a livello sociale e dell'occupazione, diversa dalla primavera araba tunisina dove migravano 95% giovani con l'intenzione di andare in Francia e Europa, oggi migrano più famiglie intere e con bambini”.
Urgono “proposte concrete per combattere dall’origine le partenze - continua Foad Aodi - combattere uomini e generali della sicurezza corrotti, combattere la violenza sugli esseri umani, donne, bambini in Libia e fare un passo avanti nell'attuazione degli accordi bilaterali altrimenti siamo sempre nello stesso punto a curare il "malato" solo quando ha la Febbre con la gara di chi la spara più grossa contro i migranti e gli stranieri per fini elettorali. Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a numerose visite e tavoli di collaborazione tra l'Italia ed i rappresentanti dei nostri paesi ma ad oggi non vediamo attuare gli accordi bilaterali e la Libia è in crisi profonda e manca tutto negli ospedali ei i medici con cui siamo in contatto lavorano in condizioni molto difficile, lo stesso la Tunisia che ha saputo combattere il coronavirus e la dittatura ma non ha i mezzi per combattere la crisi economica e la disoccupazione, durante la primavera araba tunisina più di 8000 giovani tunisini sono andati a combattere in Siria e in Libia oggi invece i giovani preferiscono trovare lavoro e sistemazione con le loro famiglie in Europa”, conclude. (aise)

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