“Gymnasia”: a Venezia la prima personale di Italia di Monilola Olayemi Ilupeju

Artist portrait

VENEZIA\ aise\ -Gymnasia” è il titolo della prima mostra personale in Italia di Monilola Olayemi Ilupeju, che si aperta di recente alla galleria A plus A di Venezia. Qui sino al 15 luglio l’artista nigeriana-americana presenta un’installazione di dipinti, sculture e disegni inediti, realizzata tra il suo studio a Berlino e la sua residenza a Venezia.
Ispirandosi alle numerose contraddizioni e ai doppi significati della palestra, Ilupeju trasforma la galleria in un'arena con figure nude e sculture metalliche che fanno riferimento ad antichi attrezzi ginnici. Incarnando diverse posture di sforzo e recupero, i corpi dipinti su tela e carta vengono ritagliati, e svincolati dai parametri del rettangolo, diventano liberi di interagire con le armature flessibili e l'architettura della galleria. In questo modo la relazione con lo spazio che li circonda diventa più nitida e concreta, e a seconda del modo in cui la tela si incurva, emergono diverse prospettive e percezioni.
“Gymnasia” è il plurale di “gymnasium”, che deriva da “gumnazo”, che significa esercizio fisico, e “gumnos”, che significa nudo o genitali coperti con tessuto. Una palestra è allo stesso tempo un luogo di gioco, di godimento sensuale e di sperimentazione collettiva, ma anche un luogo di immensa sofferenza fisica e di competizione, dove i corpi vengono sottoposti a una serie di prove predeterminate e spesso spinti oltre i loro limiti. Nell'attuale panorama socio-politico, la palestra diventa quindi una metafora del mondo, in cui i corpi emarginati devono trovare e forgiare modi creativi e agili per muoversi al suo interno e sopravvivere. Resistendo a un'unica forma statica, le figure ritagliate si allungano in forme insieme poetiche e violente, sollecitando lo spettatore a esaminare le caratteristiche serpeggianti e inventive di questa distorsione e di come questa è proiettata sui corpi e di come prolifera nella società.
Parzialmente motivato dalla lotta personale dell'artista con l'immagine corporea e la percezione di sé, il progetto incoraggia una defamiliarizzazione generativa del corpo e fa parte di una pratica più ampia e interdisciplinare che mira a creare nuovi modi di percepire noi stessi, la nostra storia e il mondo che ci circonda. A volte giocose e altre abiette, le figure dipinte da Ilupeju sono un veicolo per riflettere sui modi in cui l'arte e le sue intrinseche ambiguità possono affrontare queste distorsioni politiche e interiori. I dipinti dell'installazione sono accompagnati da disegni della serie ‘Body Print’, in corso di realizzazione, in cui l'artista utilizza il carboncino per catturare i contorni del suo corpo, espressioni facciali e orgasmi. In questo gesto di radicamento, le sensazioni interne e le emozioni sono prioritarie.
Come diamo forma al mondo così come esso dà forma a noi? Quali storie sul desiderio, sul lignaggio familiare o sul trauma possono essere raccontate in una singola postura? In che modo l'arte può fungere da correttivo per una percezione distorta o un'intuizione intorpidita? Cosa lega la singola esperienza di un corpo a intrecci più ampi di oppressione e liberazione? Sono domande a cui l'artista cerca di dare incessantemente delle risposte, manifestando nelle sue opere tutta la bellezza, il disagio, la tensione e il tormento racchiusi nei perimetri dei corpi, unico mezzo per conoscere e affrontare il mondo che ci circonda. In ‘Gymnasia’, gli elementi formali e sociali del lavoro di Monilola Olayemi Ilupeju si fondono, guidando lo spettatore in queste oasi di attrito con umorismo e generosità.
Monilola Olayemi Ilupeju (1996) è un'artista e autrice nigeriana-americana residente a Berlino. Si è laureata con lode alla New York University, dove dove ha compiuto studi artistici e analisi sociale e culturale. È anche alumna della Skowhegan School of Painting and Sculpture. Attraverso la pittura, l'installazione, l'immagine in movimento, la scrittura e la performance, la sua pratica affronta le qualità insidiose e generative della distorsione proiettata sui corpi. Mentre lavora su argomenti intimi, interroga anche i contesti politici più ampi da cui nascono questi problemi. Ha svolto attività curatoriali ed editoriali con SAVVY Contemporary e Archive Books. 'Earnestly' (2022, Archive Books) è la sua prima raccolta di scritti.
Tra le mostre personali più recenti figurano 'Hands Full of Air', Galerie im Turm, Berlino (2020); e 'Eve of Intuition, The Institute for Endotic Research' (TIER), Berlino (2020). Ilupeju ha partecipato anche a numerose mostre collettive, tra cui 'Non Playable Character', School for Curatorial Studies Venice & The Fairest, Venezia (2022), 'My whole body changed into something else', Stevenson Gallery, Johannesburg (2021), 'Where will i be buried', Flux Factory, New York (2020) e 'Queer Intimacy and States of Emotions', Human Resources, Los Angeles (2019). (aise)