I “Soft Diaries” di Emanuela Marassi alla Gandy Gallery di Bratislava

BRATISLAVA\ aise\ - Il 12 maggio scorsi alla Gandy Gallery di Bratislava ha aperto la mostra personale dell'artista Emanuela MarassiSoft Diaries 1978-1981”, organizzata in collaborazione con Trieste Contemporanea.
Fino al 30 luglio saranno in mostra per la prima volta nella capitale slovacca, le storiche opere in tulle dell'artista femminista italiana. Si tratta di assemblaggi di materiali ai tempi classificati come molto “femminili”, come il tulle e il filo da cucito, che costruiscono una progressione di annotazioni in forma di possibili diari svolta apparentemente sottovoce, su materiali trasparenti, evanescenti, perfino non ortodossi per l’arte che ha il suo culmine nel 1978 con una mostra curata da Gillo Dorfles allo Studio Tommaseo di Trieste e che prosegue con la impegnativa e densa serie dedicata alle virtù del cavaliere medioevale nella mostra Il Cavaliere realizzata a Palazzo Diamanti nel 1981. Questi infatti sono gli anni di esordio e di chiusura di un ciclo fondamentale nella ricerca artistica di Marassi molto bene rappresentati nella mostra slovacca che si compone di una quindicina di lavori, appunto su tulle: una scrittura intima che diventa simbolo di leggerezza, ma al contempo è forza e protesta.
Altro aspetto non secondario del lavoro di Emanuela Marassi è la dichiarata matrice femminile ovvero la coscienza di una ben palesata identità, declinando i vari momenti di una storia coniugata nel silenzio, nella fatica, nel sopruso: fantasmi di un passato lontano, schegge che bruciano, sofferti legami storici, rievocazioni di insicurezze e desideri inconfessabili. Per esempio l’uso del ricamo e del tulle, assieme all’evidente “espansione” del colore rosa, sono tutti motivi che conducono in questa direzione, all’interno di questa chiave di lettura.
“Il filo, il ricamo, il tulle sono diventati, allora, per Emanuela Marassi, dentro questa poetica di riferimento, perimetro morbido e variabile, seconda pelle generata dalla tangenzialità dello spazio, materia sensuale e matraccio sessuale. Alla delicatezza iniziale di questi intrecci l’autrice ha poi risposto con cauta geometrizzazione degli elementi formali e con una nitidezza delle superfici”, scrive Roberto Vidali nel 2007. “In definitiva, l’arte di Emanuela Marassi, nella sua sorprendente leggerezza ideologica, sottintende in realtà un pensiero complesso, un pensiero che accende emozioni, esibisce virtuosismi simbolici, stuzzica curiosità e risveglia sentimenti estetici. E questo al di là di ogni istanza di coscienza individuale, poiché, come insegna Michel Maffesoli, “occorre guarire la vita”, e in effetti questo si chiede ai medicamenti dell’esperienza estetica dato che, come ogni bel bamboccetto sa, la vera vita è (in ogni caso) altrove”.
Emanuela Marassi nasce a Muggia (Trieste) e si forma sotto la guida del grande esponente sloveno del costruttivismo August ?ernigoj, esordendo alla fine degli anni Sessanta nel campo della performance, segnata da un profondo impegno femminista. La sua ampia attività artistica si caratterizza per la scelta di materiali poco utilizzati nella sperimentazione contemporanea (quali il tulle e il rame) e per l’ironia dell’indagine che svolge all’interno di simboli e convenzioni sociali, utilizzando anche grandi installazioni e video.
Il momento centrale del suo impegno femminista è segnato dalla fondazione nel 1974 del gruppo MAREBA assieme all’austriaca Renate Bertlmann e alla neozelandese Barbara Stradthee. La mostra “Moltiplicazione” del 1976, presentata anche a Vienna, e la personale del 1978 introdotta da Gillo Dorfles, segnano la grande maturità del suo linguaggio artistico.
Partecipa a vari progetti e mostre nazionali e internazionali tra le quali Il Cavaliere, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 1981 e Rocca Paolina, Perugia 1992; Fine Weather, Ludwig Museum of Contemporary Art, Budapest, 1999; Beauty, Museo Revoltella, Trieste, 2007; Open space for Narcissuses, magazzino 26 del porto vecchio di Trieste, 2011; ramemare, Museo d’Arte Moderna Ugo Carà, Muggia, Trieste, 2013. (aise)