"L’ALTRA METÀ DEL CIELO": A FIRENZE PICASSO NEGLI SCATTI DI EDWARD QUINN

"L’ALTRA METÀ DEL CIELO": A FIRENZE PICASSO NEGLI SCATTI DI EDWARD QUINN

Photo Edward Quinn, © edwardquinn.com

FIRENZE\ aise\ - Uno sguardo sull’artista e il suo rapporto con il mondo femminile attraverso gli scatti di uno dei più affermati fotografi del Novecento: questo il tema scelto dalla città di Firenze per celebrare il genio del maestro spagnolo e del grande fotografo irlandese con l'esposizione "Picasso. L’altra metà del cielo. Foto di Edward Quinn", in programma sino al 1° marzo 2020, presso il Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi.
La mostra, prodotta e organizzata da MetaMorfosi con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze, in collaborazione con MUS.E, è stata inaugurata venerdì scorso, 29 novembre, da Pietro Folena, presidente di Metamorfosi, e da Letizia Perini in rappresentanza della Città Metropolitana di Firenze.
L'esposizione è il frutto dell’insolita amicizia che legò Picasso a Edward Quinn, come spiega il nipote ricostruendo il loro primo incontro avvenuto in Costa Azzurra: ""Il ne me dérange pas" ("lui non mi disturba") racconta Picasso dopo che, il 23 marzo 1953, lo aveva fotografato per la prima volta durante il suo lavoro. Così Quinn divenne uno dei pochi fotografi a cui fu permesso di fotografarlo durante il lavoro e che era accettato nella sua vita privata".
Edward Quinn (Dublino 1920 – Svizzera 1997) seguì Picasso (1881 – 1973) in Costa Azzurra e lo ritrasse per circa vent’anni. Quegli scatti – un’ottantina in due formati (40x50 e 30x40 cm) – sono raccolti in questa esposizione e raccontano un Picasso intimo e privato, svelando, in particolare, il suo complesso rapporto con l’universo femminile: il maestro è ritratto fra le sue donne, amanti e amiche, fra i suoi figli, frutto di molte passioni nel corso degli anni, ma anche fra i tanti amici e conoscenti che popolavano le sue tele così come le tavolate imbandite e le spiagge davanti al mare. Le foto provengono dall’Archivio Quinn di Zurigo e sono state selezionate dal curatore della mostra, Wolfgang Frei, nipote del fotografo.
"Anche se Quinn", racconta ancora Frei, "era un caro amico, non era quasi mai possibile fissare con lui per tempo un appuntamento. Spesso Picasso dava l’ordine di non essere disturbato. Quasi tutte le visite erano impreviste e improvvisate. Questo però era in linea col modo di lavorare di Quinn: i suoi scatti non avevano infatti bisogno di lunghi preparativi tecnici. Non faceva uso del treppiede e si rifiutava di illuminare artificialmente gli ambienti e far posare Picasso. L’obiettivo era quello di mostrare in quali condizioni l’artista creava le sue opere".
Gli scatti di Quinn mirano a restituire un’immagine non convenzionale, credibile, autentica, documentaria. Le fotografie in mostra rivelano come l’artista si sia ispirato alle cose e alle persone di tutti i giorni, ma anche a quelle straordinarie che lo circondavano. In questa rappresentazione della personalità dell’artista, delle persone – e delle donne – dietro alle immagini un focus particolare è rivolto agli aspetti per alcuni versi dicotomici della vita: il tempo libero accanto al lavoro, il quotidiano in relazione all’arte, il Casanova e l’uomo di famiglia, il clown e il jolly estroverso, ma anche il maestro intento e impegnato nel proprio lavoro. Un affascinante ritratto dell’artista e del suo rapporto con l’"altra metà del cielo" che copre un periodo di oltre 20 anni e che racconta un Picasso insolito, autentico e ricco di umanità. Un tema indubbiamente di grande attualità, oltre che di un’assoluta originalità.
"Dopo le foto di Sukita per Bowie che illuminano il rapporto tra immagine e musicista, apriamo ora un nuovo capitolo, esplorando quel che può fare la presenza discreta dell'obiettivo in presenza di un artista immenso come Picasso", ha annunciato il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Due modi certo diversi di interpretare l'arte ma che si integrano e completano in qualche modo la ricognizione di un profilo tanto articolato e complesso quale quello del maestro di Guernica".
"L’altra metà del cielo", come spiega Pietro Folena, presidente dell’Associazione MetaMorfosi, "è una citazione storica, che evidenzia, in questi tempi di vivace dibattito, l’importanza che avuto il femminismo. Certo, non si può considerare Picasso un femminista, faremmo un torto alla sua storia, al suo rapporto tormentato e, in alcuni passaggi, tragico con le donne. Tuttavia Picasso ha cantato la bellezza esteriore e interiore delle donne. Donne che lo hanno avvicinato con l’idea che lui potesse essere per loro anche un maestro di arte e di cultura, un formatore. E di fatto lo è stato". (aise)


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