“L'uomo che gli alberi amavano”: pubblicato per la prima volta in Italia il libro di Algernon Blackwood

MILANO\ aise\ - La visita di Sanderson, pittore e maestro nel rivelare l’anima degli alberi, sconvolge il quieto ménage dei coniugi David e Sophia Bittacy, solitari abitanti di un cottage nello Hampshire al limitare della Foresta. David è già entrato in contatto con l’arcano potere delle creature silvestri nella giungla indiana: un amore febbrile ridestato e amplificato giorno dopo giorno fino a trasformarsi in una delirante ossessione. Sophia, figlia devota di un pastore evangelico, proverà a salvare il marito dall’inquietante richiamo, ma il magnetismo dell’universo vegetale finirà per stregare anche lei. Le atmosfere da gotico noir evocate da Algernon Blackwood nel suo “L'uomo che gli alberi amavano” sono costellate in questo gioiello della sua opera di slanci metafisici e intuizioni poetiche attorno ai misteri della natura.
L’ipnotica qualità della prosa, le mirabili descrizioni dei paesaggi, dei mutamenti atmosferici e la straordinaria empatia con cui riesce a dar voce alla vita ambiguamente cosciente degli alberi ne riflettono la statura di classico che travalica i generi. Come accade nei migliori tra i visionari, i suoi avventurosi viaggi oltre le porte della percezione non si limitano a creare stupore ma si fanno tramite di scoperte essenziali attorno ai segreti più scomodi dell’essere umano.
Algernon Blackwood, nato nel 1869 a Shooter’s Hill, nel sud-est londinese, prese le distanze da una severa educazione puritana interessandosi alle scienze occulte e approdando a una personale forma di mistica naturale. Cercò fortuna negli Stati Uniti e in Canada, dove si adattò a svariati mestieri prima di essere assunto come reporter dal New York Times. Tornato in patria conobbe la fama letteraria creando il personaggio di John Silence, uno dei primi detective dell’occulto. Fu agente segreto britannico nella Prima guerra mondiale, membro della Golden Dawn e della Società Teosofica. Instancabile viaggiatore, pioniere della narrativa weird e naturale erede di Poe, venne considerato un maestro da Lovecraft. Morì a Beckenham, Greater London, nel 1956.
“L'uomo che gli alberi amavano” è pubblicato ora per la prima volta in Italia grazie alle edizioni Galaad, con la traduzione di Michele Piumini e l’introduzione di Luca Ambrogiani (pp.164, euro 14). (aise)