“True Reality”: a Milano la prima mostra istituzionale di Benjamin Jones in Italia

MILANO\ aise\ - Dal 18 settembre al 18 ottobre prossimi negli spazi della Villa di Fondazione Elpis a Milano apre “True Reality”, prima mostra istituzionale in Italia di Benjamin Jones, a cura di Gabriella Rebello Kolandra.
Attraverso una selezione di lavori nuovi e già esposti, il progetto indaga il nostro rapporto con il reale a partire dalla fotografia. Come una bugia raccontata con troppi dettagli, la fotografia ricostruisce una realtà stratificata di significati, che si rinnova ogni volta che l’immagine entra in relazione con lo sguardo.
La mostra presenta una panoramica dell’ampia indagine condotta dall’artista britannico all’interno di musei di storia naturale e giardini botanici europei, luoghi deputati alla conservazione, classificazione e produzione di specifiche forme di sapere. In questi ambienti, il mondo naturale viene sottratto al proprio contesto e sottoposto a sistemi di esposizione, catalogazione e rappresentazione. Muovendosi tra immagini figurative e sperimentazione analogica, con scatti per lo più in bianco e nero, Jones interviene all’interno di queste realtà già costruite, utilizzando la fotografia come un’ulteriore forma di traduzione e restituzione dell’oggetto osservato.
Ne è un esempio The World in Your Head, realizzata nella serra di Burggarten a Graz, in Austria, dove l’artista scompone la visione attraverso fotografie di grande formato e differenti piani focali, mettendo in relazione il funzionamento dell’obiettivo con il movimento dell’occhio. Nelle immagini in 35 mm, caratterizzate da una grana marcata, i dettagli vengono isolati dalle scene più ampie di cui fanno parte, mentre la risoluzione limitata dei diorami fotografati riduce le informazioni visive necessarie a riconoscerne l’artificio. La fotografia diventa così uno strumento per mettere in discussione ciò che consideriamo reale e il modo in cui impariamo a riconoscerlo.
Pur mantenendo il carattere di mostra personale, True Reality si apre al confronto con due contributi di Linda Fregni Nagler e Stefano Graziani, entrambe le opere stampate per la prima volta in occasione della mostra. Partendo da prospettive differenti, ma condividendo con Jones una concezione della fotografia come pratica critica capace di generare una pluralità di significati e rappresentazioni, i lavori dei due artisti introducono nel progetto ulteriori chiavi di lettura.
La ricerca di Linda Fregni Nagler considera la fotografia come oggetto culturale e storico, soffermandosi sul ruolo dell’archivio e sulla circolazione delle immagini. Attraverso pratiche di raccolta, selezione e ricontestualizzazione, l’artista riflette sulle convenzioni attraverso cui la storia della fotografia e della cultura visiva vengono costruite e trasmesse.
La pratica di Stefano Graziani si concentra invece attorno alla fotografia come strumento di osservazione e costruzione del visibile. Il suo lavoro esplora il modo in cui oggetti, architetture, opere e dispositivi espositivi vengono organizzati nello spazio e restituiti dallo sguardo fotografico, spesso portando in primo piano i processi di selezione e mediazione che ogni immagine inevitabilmente incorpora. (aise)