MACRO POP: i ritratti di Luca Vernizzi alla Fabbrica del Vapore di Milano

Luca Vernizzi, Mazzo di chiavi, 2020

MILANO\ aise\ - Luca Vernizzi, tra i più importanti e influenti artisti e ritrattisti italiani, compie ottantacinque anni e celebra questo importante anniversario a partire dalla mostra MACRO POP alla Fabbrica del Vapore di Milano, da oggi, 10 marzo, al 17 aprile. La mostra è promossa dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e dalla Fabbrica del Vapore.
MACRO POP si compone in totale di 46 opere, otto tele monumentali, 2 dipinti di grandi dimensioni su legno e una serie di ritratti di piccolo formato su carta realizzati con tecniche diverse. Le opere più datate sono “Grande calamaio” del 1988 e “Televisore spento” del 1989 a dimostrazione di come il ritratto di oggetti sia una tematica costante nel lavoro di Luca. A queste si aggiungono “Frutta e pomodori” del 2012; “Accappatoi”, “Detersivo per i piatti”, “Mazzo di chiavi”, “Scodella e cucchiaio” del 2020; “Goccia” del 2021; “Annaffiatoio” del 2022 e il più recente “Occhiali da sole” del 2025.
Le opere su carta sono una raccolta su oggetti che vivono all’interno di ogni casa, il libro, la matita, un bicchiere, il vassoio, la finestra, una sedia, la scatola di cartone, la bottiglia della Coca-Cola, i barattoli di vernice, le mollette del bucato, la tanica della benzina. È un racconto della vita e della società contemporanea che si svolge attraverso opere che enfatizzano gli oggetti che ci circondano, quelli più comuni e banali che Luca ritrae immersi in uno spazio totalmente vuoto, lasciandoli dialogare con lo spettatore a cui si presentano nella loro totale dismisura. 
Sul valore delle “cose”, che Luca mette in luce nelle sue opere, c’è una citazione di Jorge Luis Borges che sembra essere immaginata dal grande scrittore e poeta argentino guardando i ritratti di “cose” di Luca Vernizzi. Scrive Borges: “Le monete, il bastone, il portachiavi, la pronta serratura, i tardi appunti che non potranno leggere i miei scarsi giorni, le carte da gioco e la scacchiera, un libro e tra le pagine appassite una viola, monumento d’una sera di certo inobliabile e obliata, il rosso specchio a occidente in cui arde illusoria un’aurora. Quante cose, ci servono come taciti schiavi, senza sguardo, stranamente segrete! Dureranno più in là del nostro oblio; non sapran mai che ce ne siamo andati”.
In questa macroscala di ritratti pop di “cose” Luca trasforma il suo e il nostro sguardo verso questi oggetti comuni in uno spazio di riflessione. Questi oggetti - banali, non emblematici, persino insignificanti e quasi privi di valore - accompagnano la nostra quotidianità e incidono con la loro presenza nel nostro spazio e nel nostro tempo. Sono “cose” che ci rappresentano, che guardiamo senza guardare, che tocchiamo senza toccare, che usiamo senza pensare. Nell’attuale società gli oggetti sono privi di valore o ne hanno troppo, si consumano in fretta, acquistano e perdono significato con estrema rapidità, non hanno, nella maggior parte dei casi, alcun valore affettivo o, in contrapposizione, possono rappresentare un’ossessione, la smania di possesso, un legame sentimentale. Le “cose” non ci somigliano, ma ci raccontano, ed è da questo racconto che attraverso i ritratti Macro Pop di Luca Vernizzi possiamo riconoscere di quanti milioni di piccoli gesti si compone il fare e l’avere e quanta parte di vita consumiamo attraverso l’uso di questi oggetti.
Guardando al passato è necessario ricordare come le civiltà sepolte si sono disvelate attraverso il racconto proveniente dalle “cose”. Pensiamo al corredo di Tutankhamon, alla tomba Regolini Galassi, a tutti i ritrovamenti della storia antica e della preistoria, dalle punte di selce alle amigdale fino alla Venere di Willendorf. Le “cose” hanno permesso agli studiosi di conoscere e costruire la vita e le abitudini dei nostri antenati, grazie agli oggetti è stato possibile comprendere la storia e la cultura delle civiltà che ci hanno preceduti. 
Queste “cose” che Vernizzi presenta nella mostra Macro Pop hanno la capacità di raccontare chi siamo, per questo la lente di ingrandimento smisurata di Luca Vernizzi oltre a svelare la bellezza dell’arte, la straordinaria capacità dell’artista di cogliere l’essenza di un oggetto inanimato, costruendone una nuova e realissima natura morta, è un invito ad immergersi nella cultura contemporanea e a considerare gli oggetti in tutte le loro valenze.
Figlio d’arte – il padre è il celebre ritrattista Renato Vernizzi che ha lasciato alla storia, per citarne solo uno, il più bel ritratto di Arturo Toscanini –, Luca ha dedicato la sua intera vita alla pittura, all’arte, alla cultura. È stato docente di Disegno all’Accademia di Brera dal 1975 al 2013, negli anni ’60 ha collaborato come critico per la pagina dell’arte del Corriere della Sera con Leonardo Borgese. La sua passione collaterale per la poesia è testimoniata da due raccolte: L’ombra della finestra, liriche con testo introduttivo di Mario Tobino e Come una tovaglia d’oro, liriche con introduzione di Gianmarco Gaspari. I suoi contributi culturali si trovano anche nelle riflessioni su Decorativismo e arte, Collana di Studi filosofici (Ed. Argalia, Urbino) e Negli occhi e nella mente, storie personali introdotte da Sandro Mancini (Ed. Book, 2015).
Luca Vernizzi ha realizzato dal vero i ritratti di alcune tra le più importanti personalità italiane, tra cui, Giorgio Armani, Giulietta Masina, Walter Chiari, Mario Tobino, Alberto Lattuada, Valentino Bompiani e, tra i più recenti, Marcello Veneziani, Paolo Crepet, Vittorio Sgarbi.
Famoso per le sue tele monumentali, l’artista ha raccontato come nessun altro la Milano degli anni ’60, ’70 e ’80, una società cristallizzata sulle sue opere che è il racconto di un mondo temporalmente vicinissimo ma completamente scomparso.
Il ritratto, pratica pittorica per cui Luca Vernizzi è molto conosciuto, non è destinata solo alle figure ma, come recita il titolo del suo ultimo e importante catalogo, a firma di Angelo Crespi e Stefano Zuffi, ritrae luoghi, cose, persone. Per l’artista non c’è una differenza sostanziale nel ritrarre una figura, un luogo, un oggetto. L’importante è che il soggetto possieda una sua identità, per questo, nel tempo, Luca ha realizzato un’ampia serie di ritratti di “cose”, in particolare oggetti che fanno parte della vita quotidiana. (aise)