Summer 69: la Fondazione Giorgio Griffa di Torino celebra i novant’anni dell’artista

Summer 69, Installation View, Ph. Federico Rizzo | Curtesy Fondazione Giorgio Griffa

TORINO\ aise\ - In occasione del novantesimo compleanno di Giorgio Griffa, la Fondazione Giorgio Griffa a Torino ha inaugutrato il 9 aprile “Summer 69”, una mostra che torna a un momento fondativo della sua vicenda umana e artistica: l’estate del 1969. È allora che, a Torino, negli spazi della Galleria Sperone non ancora aperta al pubblico, si incontrarono Giorgio Griffa, Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone.
In quell’occasione informale, Paolo Mussat Sartor realizza una serie di fotografie che ritraggono Griffa mentre lavora alle sue tele o le dispone negli spazi della Galleria. Non si tratta di semplici documentazioni: gli scatti restituiscono l’intimità di una stagione irripetibile, catturando la concentrazione e insieme la leggerezza del gesto, nel clima di una Torino attraversata da grandi fermenti. È un momento sospeso, intimo e magico, in cui la ricerca dell’artista – maturata nel corso degli anni Sessanta — trova una formulazione pienamente consapevole.
Paolo Mussat Sartor ricorda “tutto perfettamente di quei giorni del ’69: la luce forte di agosto, il senso di leggerezza, i movimenti di Giorgio e di una pittura che si libera dagli schemi, la sensazione precisa che stesse accadendo qualcosa di unico, di speciale e il desiderio di fissarne l’energia in una serie di scatti”.
Gian Enzo Sperone nel 1969 ha conosciuto Giorgio Griffa “che da subito mi è parso da inquadrare e promuovere un “io diviso” tra razionalità e voglia di spingere la pittura su terreni scivolosi e mai praticati prima. Le foto scattate da Mussat rappresentano plasticamente una dicotomia: arte come pratica progettuale di rottura e volontà di rimanere immersi nelle dolcezze della pittura”.
Si ravvisa già nelle opere di quell’estate lo stile caratteristico di Griffa, contraddistinto da una radicale essenzialità formale, in linea con la sua volontà di ricorrere a un linguaggio che possa idealmente appartenere alla mano di chiunque. Linee, segmenti e tacche tracciate con ritmo in verticale, orizzontale o diagonale. Un alfabeto essenziale e condiviso, che rinuncia alla rappresentazione per interrogare la pittura stessa come evento e come percorso di conoscenza.
È lo stesso Giorgio Griffa a spiegare: “nel 1969 avevo 33 anni. A chi mi chiedeva il perché dei segni che tracciavo rispondevo: “mi sembra meglio lasciar spazio ai 30.000 anni di memoria della pittura, che ai 30 anni della mia”. Quella prassi silenziosa, sacrale, di fissare uno dopo l’altro i segni sulla tela senza dare a essi un significato costituiva pur sempre un modo di raccontare il mondo, la memoria del rapporto dell’uomo con il noto e l’ignoto, ciò che hanno raccontato le arti di tutti i tempi e di tutti i popoli”.
Il percorso espositivo
L’esposizione riunisce alcune delle tele che compaiono negli scatti del 1969, presentate nell’Art Space della Fondazione accanto a una selezione delle fotografie originali di Sartor. L’accostamento permette di ricostruire il dialogo tra opera e immagine, tra il tempo della creazione e quello della memoria, restituendo al visitatore la densità di quell’istante creativo.
Impronte di spugna, di pollice, di pennello. Olio per l’ultima volta; e poi acrilico, pastello e grafite. Colore steso con i pennelli, ma anche con la spatola o con il dito pollice, su tele grezze, libere o liberate dal telaio. Segni primari. Il ritmo e il gesto umile e millenario di stendere e ripiegare la tela.
La mostra riunisce 10 lavori storici realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, testimonianza di un passaggio cruciale nella pratica dell’artista, segnato da un’intensa fase di sperimentazione tecnica e linguistica. In questi anni Griffa esplora diversi strumenti e modalità di applicazione del colore: accanto all’uso del pennello compaiono impronte di spugna, come in Spugna (1969), o del pollice, come in Pollice (1968), o ancora l’utilizzo della spatola in opere come Spatole bianche (1969). Prima di adottare definitivamente l’acrilico, Giorgio Griffa era solito utilizzare anche la pittura a olio; in mostra è presentato uno degli ultimi lavori realizzati con questa tecnica, Policromo verticale (1968). In Linee orizzontali (1968) si vede invece l’utilizzo del pastello.
Oltre alle caratteristiche tele utilizzate da Griffa, sono esposte alcune opere intelaiate. Tra queste Pollice (1968), realizzata quando l’artista faceva ancora uso del telaio; e Monocromo (1968), inizialmente intelaiata è stata successivamente liberata dal supporto, in linea con la scelta che diventerà poi centrale nella pratica pittorica dell’artista.
A completare la mostra, otto tele realizzate nei primi mesi del 2026 esplorano nuovamente il ciclo pittorico Segno e Campo. A quasi sessant’anni di distanza dall’estate del 1969, queste opere testimoniano una ricerca viva che attraversa più di mezzo secolo e continua a interrogare lo spazio, il tempo e il senso stesso del dipingere.
Il percorso include infine due nuove fotografie realizzate da Paolo Mussat Sartor nel 2026, che ritraggono Giorgio Griffa nel suo studio, esattamente cinquantasette anni dopo le immagini del 1969.
Le celebrazioni
La mostra, in allestimento sino al 2 luglio, è parte di un ampio programma di iniziative promosse dalla Fondazione Giorgio Griffa, insieme a importanti istituzioni nazionali e internazionali, per celebrare l’opera del maestro in occasione del suo novantesimo compleanno.
Due istituzioni museali torinesi dedicano una sala all’artista: il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, in collaborazione con il CRRI – Centro di Ricerca del Castello di Rivoli, ha aperto il 26 marzo una sala monografica con opere della collezione permanente e prestiti della Fondazione Giorgio Griffa, accompagnati da materiali d’archivio.
A seguire, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (GAM) inaugurerà a maggio 2026 una sala dedicata ai lavori dell’artista appartenenti alla propria collezione.
A conferma del crescente riconoscimento istituzionale del lavoro di Griffa, il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo ha recentemente acquisito sei opere monumentali destinate alla collezione pubblica del museo. L’acquisizione rappresenta un passaggio significativo, permettendo di attraversare oltre trent’anni della sua ricerca attraverso opere che testimoniano la natura continua e non lineare del suo percorso, costruito per accumuli, variazioni e ritorni.
A livello internazionale, dal 13 giugno al 12 ottobre 2026 il Clark Art Institute negli Stati Uniti presenterà la mostra “Giorgio Griffa: Paths in the Forest”, una grande esposizione monografica con oltre venti opere monumentali che ripercorrono quasi sessant’anni di carriera dell’artista. Curata da Robert Wiesenberger, la mostra sarà accompagnata da un catalogo con contributi accademici. Il progetto è reso possibile dall’Edward and Maureen Fennessy Bousa Fund for Contemporary Projects, con il sostegno dell’American Academy, ed è vincitore del bando Italian Council – 14ª edizione, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto di Membership
In occasione del novantesimo compleanno dell’artista e della mostra Summer 69, la Fondazione Giorgio Griffa lancia inoltre il proprio programma di Membership.
Diventare membri significa entrare nella comunità dell’artista e sostenere attivamente le attività della Fondazione: ricerca, archivio, mostre ed editoria. Il programma prevede due livelli di adesione – Friend e Patron – e offre accesso ad appuntamenti esclusivi, anteprime e contenuti dedicati, contribuendo inoltre alla realizzazione di due mostre gratuite annuali aperte al pubblico.
Giorgio Griffa (Torino, 1936) è noto per la sua pittura di colori ad acqua e segni «della mano di tutti» su tele libere, non preparate e dipinte a terra, espressione delle conoscenze del suo tempo e di un mondo in continuo cambiamento. Dal 1968, Griffa esplora in cicli di lavoro paralleli le relazioni tra tempo, spazio, memoria e materia. Molte le sue mostre personali e collettive internazionali importanti, dalla Biennale di Venezia nel ‘78, ‘80 e 2017, a Prospect ‘69 e ‘73 alla Biennale di San Paolo nel ‘77 e nel 2021. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni, dalla Tate Modern di Londra al Centre Pompidou di Parigi, e in numerosi musei italiani e stranieri, tra cui Dallas Museum of Art e Museum of Fine Art di Huston, Serralves a Porto, MUDAM in Lussemburgo, LAM a Lille, CAC a Ginevra, Castello di Rivoli e GAM a Torino, Museo del Novecento e Gallerie d’Italia a Milano, Mart a Rovereto, MACRO a Roma, cui si è aggiunto quest’anno il MAXXI con un’importante acquisizione.
Dopo 50 anni di carriera e di attività del maestro, nel 2016 il figlio Cesare Griffa e il nipote Giulio Caresio danno vita all’Archivio Giorgio Griffa per documentare e valorizzare il patrimonio di opere, scritti e materiali. Il cuore dell’Archivio pone le basi per la costituzione della Fondazione Giorgio Griffa, che nasce nel 2023 per mano dell’artista.
La Fondazione sviluppa progetti espositivi, curatoriali ed editoriali per promuovere l'arte contemporanea e collaborazioni tra artisti a partire dall'opera e dal pensiero di Giorgio Griffa. Per questo, nel 2024 apre a Torino il proprio Art Space, sede di mostre ed eventi d’arte per la cittadinanza e il territorio.
La Fondazione è guidata da Giorgio Griffa assieme a un team composto da Cesare Griffa e Giulio Caresio per la programmazione artistica ed editoriale, Sara Bigazzi e Chiara Fusetti per il coordinamento comunicazione e progetti, Federico Rizzo per allestimenti e documentazione fotografica, Chiara Pipino per la gestione dell’Archivio e Jowel Bagumba per la logistica. (aise)