BICAMERALE/ TERZI: PIÙ CHE PARLAMENTARI AGLI ITALIANI ALL’ESTERO SERVE PIÙ ATTENZIONE

BICAMERALE/ TERZI: PIÙ CHE PARLAMENTARI AGLI ITALIANI ALL’ESTERO SERVE PIÙ ATTENZIONE

ROMA\ aise\ - Un parlamentare in meno “può ferire”, ma quello che serve agli italiani all’estero è “più attenzione” dal Governo. Potrebbe sintetizzarsi così l’intervento dell’ex ministro degli esteri e ambasciatore Giulio Terzi, ascoltato ieri dal Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Esteri della Camera nell’ambito dell’esame delle proposte di legge per l’istituzione di una commissione bicamerale.
Una commissione, ha esordito, sicuramente utile visto il prossimo tagli dei parlamentari e il conseguente deficit di “rappresentatività politica”. Ma al di là dei numeri, la bicamerale dovrebbe riempire un vuoto di attenzione: “è una sensazione che purtroppo è maturata da moltissimi anni e che ancora non si è spenta: mi riferisco al disinteresse di fondo, o per lo meno, ad una attenuazione dell'interesse da parte delle istituzioni italiane governative e parlamentari verso i cittadini permanentemente o temporaneamente all’estero”.
La bicamerale è “una iniziativa in corso da tempo, ma che si è sviluppata molto nelle ultime settimane con questa serie di audizioni”, ha ricordato Terzi, secondo cui essa dovrebbe essere il contenitore in cui “riversare esperienze, conoscenze, rapporti” sul valore delle comunità all’estero, che non è ben compreso né valorizzato.
“Il primo aspetto, il più rilevante” che viene trascurato è, ha spiegato l’ex ministro, “il peso che ha un Paese come l'Italia sulla scena internazionale e nei rapporti bilaterali con importantissimi partner politici, economici, di sicurezza, scientifici e culturali grazie alla presenza delle nostre comunità; intendiamoci, non è che noi ci immaginiamo che la Farnesina possa contare su associazioni regionali o rappresentative di italiani per effettuare dalle forme di lobbying in politica estera, questo sarebbe infantile da immaginare; ma nelle esperienze che ho vissuto posso assicurare che sono stati importanti”. Da ex ambasciatore negli Usa, Terzi ha portato vecchi e nuovi esempi: dal peso di Fiorello La Guardia nell’indirizzare un certo segmento degli aiuti del Piano Marshall verso l’Italia, all’operazione Fiat – Chrysler, al peso dei Caucus italo – americani, precisando però che “potremmo fare lo stesso ragionamento per l'Argentina o per il Brasile o per alcuni paesi europei”. Ovunque ci sono esperienze che rimangono “un po' fuori dal radar”, così come accade per l’influenza della cooperazione italiana nel mondo.
Nelle sue diverse esperienze, Terzi ha riscontrato spesso un “atteggiamento pregiudizialmente favorevole all’Italia da parte di politici o alti funzionari che avevano vissuto in un contesto di educazione italiana, di insegnamento della lingua”, sottolineando che anche questo aspetto debba essere “preso in considerazione quando si parla di emigrazione e di associazionismo e di utilità e forza del paese nel mondo grazie agli italiani all'estero”.
“Dobbiamo considerare molto seriamente il valore politico, economico e sociale di questa realtà immensa, grandissima che deve essere oggetto di una grande attenzione”, ha ribadito. “Forse il discorso di un parlamentare in più o in meno ferisce tante organizzazioni e tanti mondi della nostra emigrazione, ma è soprattutto l'attenzione che viene dimostrata con le proposte di intervento concreto che conta”, ha aggiunto portando ad esempio “il ritorno dei nostri connazionali” durante l’epidemia e “come il governo lo ha gestito, il tipo di comunicazione che ha fatto, la realtà degli interventi che si sono avuti, le risorse che sono state utilizzate europee o nazionali. Ecco ci sono stati dei punti di caduta” che non sono nuovi, ma che seguono a quelli del passato: “la legislazione fiscale, le pensioni, l'assistenza sanitaria, i rientri definitivi o temporanei in Italia”.
Evidenziato il potenziale dei funzionari pubblici internazionali, anche Terzi, come Frattini, ha citato la legge sulla cittadinanza e il modo macchinoso con cui viene riconosciuta che, in alcuni casi, può ostacolare “opportunità molto serie” per l’Italia, come accade “ad una intera classe di personale medico e paramedico venezuelano in attesa della cittadinanza perché ci sono migliaia di pratiche ferme nei nostri Consolati e nella nostra ambasciata. È chiaro che l'acquisto o il riacquisto della cittadinanza italiana è una procedura complessa, tortuosa, ma, diciamoci la verità, le circolari interpretative delle leggi esistenti non sono fatte sempre per aiutare e per semplificare queste richieste, a volte pongono delle condizioni per la ricostruzione dei documenti cartacei che sono difficilmente spiegabili”; senza contare “le risorse che vengono impiegate”. Anche su questo fronte ”ci potrebbe essere un'azione significativa dai lavori della Costituente commissione parlamentare”.
Infine, l’innovazione e la ricerca: “il termine “Cervelli in Fuga” non mi entusiasma, perché ha una qualche connotazione di critica; e invece meriterebbe di diventare una connotazione positiva per i giovani che si formano anche con estrema fatica e così bene al punto che vengono ricercati a livello globale da enti di ricerca, istituzioni accademiche, imprese straniere”. In fondo, “è dal Rinascimento che i talenti del nostro paese dal Rinascimento ma anche prima son sempre andati dove trovavano delle opportunità”. Una fuga che non si fermerà “finchè noi non ricostruiremo le opportunità per questo mondo, un milione e mezzo di persone negli ultimi tre anni”. (aise) 

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