Servizi per i cittadini e le imprese all'estero: via libera definitivo del Senato

ROMA\ aise\ - Con 76 voti favorevoli, 55 contrari e nessuna astensione nella seduta di ieri pomeriggio il Senato ha approvato in via definitiva il ddl “Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero” che prevede, tra l’altro, l’istituzione di un ufficio alla Farnesina per la gestione centralizzata delle domande di cittadinanza iure sanguinis.
Relatore in Aula, così come in Commissione, il senatore Roberto Menia (FdI) ha illustrato il testo, collegato alla manovra di finanza pubblica 2025: il Capo I, ha riportato, disciplina cittadinanza, anagrafe e legalizzazioni, istituendo alla Farnesina, come detto, un ufficio dirigenziale generale per la gestione centralizzata delle domande di cittadinanza iure sanguinis, con riduzione delle competenze consolari.
Il Capo II adegua le norme su passaporti e carta d'identità ai fini dell'espatrio, estendendo agli iscritti AIRE la possibilità di richiedere la carta d'identità elettronica presso i Comuni. Il Capo III prevede misure organizzative e finanziarie.
Nelle dichiarazioni di voto, i partiti di maggioranza hanno difeso la riforma: De Rosa (Fi), Pucciarelli (Lega) e Zedda (FdI) hanno annunciato un voto favorevole sottolineando la necessità di modernizzare i servizi consolari e rafforzare l'azione dello Stato all'estero. Sottolineata, in particolare, la scelta di centralizzare le procedure di cittadinanza per garantire uniformità, tempi certi e maggiori controlli antifrode, alleggerendo il carico dei consolati. Il provvedimento, infine, è coerente con un rafforzamento del ruolo economico della diplomazia italiana e con una migliore organizzazione della Farnesina.
Di tutt’altro avviso le opposizioni che hanno votato contro il ddl, come annunciato nelle dichiarazioni di Musolino (IV), Magni (AVS), Marton (M5S) e La Marca (PD).
Per le opposizioni, la riforma è regressiva, disorganica e penalizzante per gli italiani residenti all'estero; le nuove procedure hanno una impostazione burocratica e anacronistica, fondata sull'uso del cartaceo, sull'allungamento dei tempi e sull'aumento dei costi. In particolare, Italia Viva ha parlato di "abominio giuridico", criticando la rottura del principio di trasmissione della cittadinanza iure sanguinis; AVS ha contestato l'allungamento dei termini fino a trentasei mesi, oltre ai possibili rischi legati all'esternalizzazione a soggetti privati di attività su dati sensibili; il M5S ha riconosciuto nell'impianto complessivo una volontà politica di disincentivare il riconoscimento della cittadinanza agli italiani all'estero; mentre il PD, attraverso la senatrice La Marca, ha denunciato la centralizzazione delle pratiche di cittadinanza come fattore di ulteriore indebolimento dei consolati e una visione miope e discriminatoria che allontana gli italiani nel mondo dalla madrepatria. (aise)