“Verso Dante”: al Théâtre des Variétés di Montecarlo un importante monito per il recupero delle radici culturali

MONTECARLO\ aise\ - Luigi Di Fiore, nelle vesti di un viandante di strada circondato da cartoni e immondizia, ha regalato una recitazione serrata e avvincente dell'opera teatrale “Verso Dante” con la regia di Tommaso Agnese, andata in scena giovedi scorso, 19 maggio, al Théâtre des Variétés di Montecarlo.
Una serata organizzata dalla Dante Monaco che ha visto rappresentati sul palco grandi personaggi del passato e figure dantesche eterne, raccontate attraverso le parole di un uomo relegato ai margini della società che tuttavia, dal suo punto di osservazione, sembra vedere con chiarezza quello che il mondo va perdendo e si fa implicitamente portatore di un messaggio sull'importanza di conservare e divulgare il nostro patrimonio culturale e quindi la nostra identità.
Di Fiore non ha mancato di soffermarsi - attraverso l'intensa lettura della vicenda di Paolo e Francesca, vestendo lui stesso i panni dei due grandi protagonisti della Divina Commedia - sulla difficile condizione femminile del passato, facendosi portatore di cultura.
“Facciamo in modo di non dimenticare l’importanza della cultura – ha sottolineato Grazia Soffici, neorieletta presidente della Dante Monaco, introducendo la serata che si è svolta in presenza dell'Ambasciatore d'Italia a Monaco, Giulio Alaimo, e di un pubblico attento. “Facciamo in modo che questa richiesta, che giunge attraverso lo spettacolo, diventi anche parte della nostra vita”.
Formatosi alla bottega teatrale diretta da Vittorio Gassman, dopo essere stato al Piccolo Teatro fino al 1988 e aver recitato nell’“Elvira” diretto da Giorgio Strehler, Di Fiore ha preso parte a numerose e importanti serie televisive.
Un attore versatile, dunque, che tuttavia nel teatro trova la sua dimensione per eccellenza: “pur amando il cinema e la televisione che mi hanno dato molto, - ci ha spiegato Luigi Di Fiore in un'intervista prima dello spettacolo monegasco -, mi trovo più a mio agio nella dimensione teatrale, perché il teatro è verità allo stato puro. Non la verità, la “verosimiglianza” dell'attività filmica, della fiction. In teatro c'è una verità “altra” ma che è tanto vera quanto la realtà. Perché la verità che si esprime su un palcoscenico è come quella del trapezista che si butta senza rete”.
Il teatro e l'importanza di recuperare le radici culturali, da tramandare soprattutto alle giovani generazioni, assumono quindi in “Verso Dante” i panni di un colto viandante con le scarpe rotte, felice quando tra l'immondizia trova un avanzo di spaghetti al sugo e che sembra non avere perso la speranza di essere ascoltato.
Un uomo che appare innanzitutto come una vittima del nostro tempo.
“Quello che occorre far sapere ai giovani - ci ha spiegato ancora l'attore nato a Milano nel 1964 - è che questi personaggi sono così giganteschi perché sono estremamente umani. Dante Alighieri non è quell'anziano signore canuto, chiuso nella sua torre d'avorio in attesa di scrivere i versi della Divina Commedia e di fare le rime baciate, incrociate, eccetera - ma una persona che aveva 21 anni quando è andata in guerra. Era un uomo che aveva quindi il cuore impavido, che è stato condannato a morte ed è dovuto scappare dalla mattina alla sera. E come è riuscito a sopravvivere? Con la cultura. Era un grande letterato oltre che essere stato un uomo d'armi e d'azione”.
Un messaggio che il pubblico di soci ed amici della Dante Monaco ha colto ed apprezzato destinando al termine dell'appassionato monologo applausi all'attore ed ai contenuti di cui si è fatto portatore. (angela valenti durazzo*\aise)
* Dante Monaco