Una catastrofe enorme che si aggrava: CESVI attivo nelle aree più remote del Venezuela

Foto di José Miguel (CESVI)
BERGAMO\ aise\ - “La catastrofe del terremoto in Venezuela ha una scala di gravità enorme. Per dimensione dell’impatto, vulnerabilità della popolazione coinvolta e urgenza dei bisogni che stiamo rilevando siamo di fronte a un’emergenza che appare cinque o sei volte più grave rispetto al terremoto che ha colpito il Myanmar lo scorso anno. Si parla di più di 40mila dispersi, tra cui numerosi bambini”. L’allarme arriva da Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI, l’organizzazione umanitaria che fin dalle primissime ore successive al terremoto si è attivata in risposta all’emergenza che ha colpito il Venezuela, avviando una Valutazione Rapida dei Bisogni per comprendere l’impatto umanitario della catastrofe e identificare le necessità più urgenti delle comunità colpite.
“Le persone che incontriamo hanno perso tutto in pochi secondi: la casa, i propri beni, la sicurezza di una routine, in molti casi anche i propri familiari. Oggi molte famiglie dormono ancora all’aperto, in strada, nelle scuole, nelle chiese o in spazi improvvisati che non garantiscono condizioni minime di protezione, igiene e privacy. La paura non è finita: ogni scossa di assestamento riapre il trauma e rende ancora più difficile capire se e quando sarà possibile tornare a casa”, aggiunge Marcelo Garcia Dalla Costa, Head of International Programmes di CESVI, arrivato a Caracas per coordinare l’emergenza.
“Vediamo tanti bambini arrivare nei centri di raccolta da soli – continua Garcia Dalla Costa -. Un bambino solo, in un contesto come questo, è esposto a rischi enormi. Servono ripari, cibo, acqua pulita, ma anche protezione e tutela, soprattutto nelle zone più remote e ancora non pienamente raggiunte dai soccorsi. È per questo che nei prossimi giorni continueremo ad allargare le aree del nostro intervento, cercando di raggiungere i luoghi più distanti e meno accessibili”.
A una settimana dalle prime scosse, il bilancio continua ad aggravarsi: secondo gli ultimi dati disponibili, le vittime sono più di 2300 e i feriti salgono a oltre 11mila. Le Nazioni Unite stimano che 15.866 persone siano state colpite dal terremoto, mentre UNICEF indica in 1,8 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria, tra cui circa 680.000 bambini. La NASA stima, inoltre, che quasi 59mila edifici siano stati danneggiati o distrutti, sulla base di una valutazione satellitare preliminare. La situazione resta estremamente critica. Gli ospedali sono sotto enorme pressione, i servizi essenziali risultano compromessi e molte famiglie continuano a vivere in condizioni di forte precarietà. Secondo UNHCR, quasi una persona sfollata su due vive per strada o in accampamenti di fortuna allestiti in spazi pubblici, chiese e scuole, spesso senza standard minimi di protezione, privacy, igiene e comfort di base. Dopo le due forti scosse iniziali, sono state registrate centinaia di scosse di assestamento, che continuano ad alimentare paura e instabilità tra la popolazione.
CESVI ha avviato le prime attività di distribuzione, con l’obiettivo di raggiungere almeno 670 persone nelle aree di El Juncita e Carayaca, tra le più colpite. Nell’area di El Juncita, CESVI prevede di raggiungere oltre 560 persone, dove risultano colpiti in particolare donne e bambini. L’intervento prevede la distribuzione di kit di emergenza, alimentari, igienici, inclusi articoli per l’igiene mestruale, kit per la cucina e beni non alimentari.
Anche nell’area di Carayaca sono stati colpiti soprattutto donne e bambini. Attraverso il suo intervento CESVI raggiungerà qui oltre 110 persone con la distribuzione di kit alimentari, kit igienici, acqua sicura e kit per ripari destinati alle abitazioni crollate o danneggiate.
Altre 500 famiglie saranno raggiunte in questi giorni attraverso la distribuzione di kit per fornire un riparo immediato e per le abitazioni danneggiate, in altre aree nei dintorni di Caracas, tra le più colpite e povere.
Particolare attenzione sarà dedicata ai bambini e alle bambine, tra i più esposti alle conseguenze dell’emergenza. Lo sfollamento, la perdita della casa, la paura delle nuove scosse e l’interruzione della routine quotidiana possono avere un impatto profondo sul loro benessere. Per questo CESVI sta avviando anche interventi di protezione dell’infanzia, creazione di spazi sicuri e attività di supporto psicologico per bambini, nelle comunità in cui si effettuano distribuzioni. (aise)