Unicef e CNCA: solo il 4% dei migranti minori non accompagnati ha potuto contare su una famiglia affidataria

Foto: Unicef
ROMA\ aise\ - In Italia, nel 2025, oltre 12.100 minorenni non accompagnati sono arrivati via mare; nello stesso anno, oltre 17.500 minorenni migranti e rifugiati non accompagnati vivevano in accoglienza. E nonostante la legge indichi l’affido come misura prioritaria, solo il 4% ha potuto contare su una famiglia affidataria (eccezion fatta per i minorenni di origine ucraina). In questo contesto è nata l’analisi "Chi accoglie?", presentata oggi, 2 febbraio, dall'UNICEF e dal Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA), con l’obiettivo di fare emergere caratteristiche, motivazioni, valori e sfide di chi sceglie di aprire la propria famiglia all’accoglienza e, al tempo stesso, fornire indicazioni utili per rafforzare programmi e politiche incentrate sul superiore interesse del minorenne.
Lo studio è stato condotto attraverso un sondaggio anonimo rivolto a 61 famiglie già attive nell’ambito del progetto Terreferme. Il questionario ha raccolto informazioni sui fattori socio-demografici, sui valori e interessi, sulla soddisfazione per la qualità della vita e sulle esperienze legate all’affido. L’analisi si basa su auto-valutazioni dei partecipanti; pur riferendosi a un campione limitato, i dati permettono di cogliere regolarità utili a comprendere chi sceglie di accogliere e quali condizioni ne favoriscono la disponibilità.
I risultati in relazione alle caratteristiche socio-demografiche mostrano che il 70% degli affidatari sono adulti tra i 40 e i 60 anni, spesso sposati o conviventi e con figli, con una significativa presenza di over 60 (26%). Oltre l’80% è sposato o convivente e il 60% ha già figli. Molti svolgono attività lavorative dipendenti o da libero professionista e possiedono titoli di studio medio-alti - condizioni che suggeriscono una certa stabilità economica e relazionale.
Dal punto di vista socio-relazionale, l'analisi rileva che il gruppo presenta elevati livelli di fiducia interpersonale e apertura verso culture diverse. Il 95% degli intervistati concorda sul fatto che le persone migranti contribuiscano ad aumentare la ricchezza culturale, e la grande maggioranza respinge stereotipi che associano migrazione a criminalità o conflitto. Le principali motivazioni che spingono all’affido sono la volontà di accompagnare ragazze e ragazzi verso l’autonomia (95%) e l’apertura a esperienze interculturali (88%).
Anche il profilo della soddisfazione e del benessere soggettivo è un elemento rilevante a quanto emerso dall'analisi: il 95% si dichiara soddisfatto della propria vita in generale, con livelli alti di soddisfazione per la vita familiare e relazionale. Accanto a questo quadro positivo, le famiglie incontrano sfide significative: 7 famiglie su 10 dichiarano di aver avuto dubbi iniziali, timori legati al supporto durante il percorso (3 famiglie su 10), difficoltà procedurali e disparità territoriali che possono scoraggiare la disponibilità ad accogliere.
L’analisi di UNICEF E CNCA ha evidenziato anche come il successo dell’affido dipenda non solo dalle caratteristiche della famiglia, ma da un sistema capace di fornire accompagnamento qualificato, supervisione, sostegno psicologico e formazione continua.
“L’affido familiare non è semplicemente un atto di solidarietà, ma una strategia di protezione in grado di offrire stabilità, affetto e opportunità di sviluppo a bambini, bambine e adolescenti, contribuendo a costruire un sistema più inclusivo e sostenibile per tutti - ha spiegato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia -. È un investimento concreto nel futuro dei ragazzi e della comunità. Per assicurare a più minorenni migranti e rifugiati le stesse opportunità dei loro coetanei, è essenziale costruire un sistema che sostenga chi accoglie, rimuova gli ostacoli e renda questo percorso sostenibile nel tempo”.
Anche Liviana Marelli, referente nazionale per le politiche minorili e per le famiglie del CNCA, ha sottolineato l’importanza del supporto durante l’affido: “L’affido familiare è un progetto che valorizza la responsabilità delle singole famiglie e richiama contestualmente la responsabilità collettiva di tutti i soggetti coinvolti affinché la famiglia affidataria non sia mai sola ma si senta parte di un progetto condiviso e sia costantemente supportata e accompagnata nella gestione del singolo progetto di accoglienza e di inserimento sociale”.
UNICEF e CNCA hanno quindi voluto rivolgere un appello alle istituzioni per "rafforzare l’affido familiare come misura centrale e prioritaria, quando appropriata e nel superiore interesse del minorenne, rispetto al ricorso alle strutture residenziali". (aise)