STATI GENERALI DELLA LINGUA: MOAVERO APRE L’EVENTO

STATI GENERALI DELLA LINGUA: MOAVERO APRE L’EVENTO

ROMA\ aise \ - Oltre 2 milioni di studenti di italiano nel mondo. L’italiano si conferma la quarta lingua più studiata al mondo, dopo inglese, spagnolo e cinese. Con questo dato significativo il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha aperto questa mattina a Villa Madama, in Roma, la terza edizione degli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo.
Un processo avviato nel 2014 a Firenze e che oggi ha trovato un nuovo momento di “riflessione”, come ha sottolineato il direttore generale per il Sistema Paese della Farnesina, Vincenzo De Luca, introducendo l’incontro, tenutosi a conclusione della Settimana della Lingua Italiana. “Un punto di riferimento per tutti i soggetti che promuovono la lingua italiana nel mondo”, ha aggiunto De Luca, sottolineando lo “sforzo” compiuto anche quest’anno di “mappare” quanta lingua italiana si insegni nel mondo e quanti siano gli enti che si occupano della sua diffusione.
“Parlare della lingua significa parlare di qualcosa che è dentro ciascuno di noi”, ha esordito Moavero, facendo riferimento all’idea di lingua come “patria”, ovvero come “identificazione identitaria” di un gruppo: “non a caso si parla di lingua madre”.
“È facile indulgere in elogi autocompiacenti della lingua italiana”, che, ha proseguito il ministro, è “la lingua più bella del mondo”, come dimostrano i tanti “riconoscimenti importanti” e come confermano i dati diffusi quest’oggi, in base ai quali l’italiano che è al 21esimo posto tra le lingue più parlate nel mondo è però la quarta lingua più studiata.
Lo sosteneva già il poeta romantico inglese Keats nel 1817, convinto che l’italiano, lingua della poesia, avrebbe dovuto sostituire il francese nelle scuole del Regno Unito, e lo ha ribadito oggi Moavero: “la lingua italiana è la lingua della bellezza”, ad essa è associata perché “per una sorta di proprietà transitiva quando si parla di italiano si parla di “tante cose belle”: la nostra letteratura, la nostra arte figurativa musicale architettonica, la nostra storia, la storia della nostra emigrazione che ha portato l’italiano ei dialetti italiani nel mondo”. La lingua italiana è simbolo di “un modo di vivere, di mangiare e vestirsi, è il bel vivere”.
Visto che l’italiano è apprezzato e studiato anche all’estero, la domanda per Moavero è “cosa dobbiamo fare noi per preservare e attualizzare la nostra lingua e la sua ricchezza semantica? Per mantenerla viva, resistendo all’uso continuo e quotidiano di termini stranieri?”. Per il ministro “conoscere bene, studiare e preservare la lingua è il nostro compito”.
Chi riveste questa che Moavero ha definito “responsabilità linguistica”? In primo luogo “gli insegnanti, che hanno un compito essenziale di assoluto prestigio nella nostra società”, a tutti i livelli, ha detto Moavero, parlando poi di “responsabilità divulgativa”, quella di giornalisti e comunicatori, di “responsabilità di chi usa il linguaggio retorico della political e del “linguaggio normativo”.
Quanto al suo Ministero, “l’italiano è uno strumento essenziale di una politica estera e, insieme, di una politica economica proiettata sul mercato internazionale”. Si tratta di due facce di una stessa medaglia, collegate tra loro perché “l’uso della lingua italiana è diffuso in molti settori dell’imprenditorialità” ed è strumento che deve “accompagnare l’espansione dei prodotti italiani sui mercati internazionali”.
“L’Italia può definirsi una potenza culturale”, ha continuato il ministro, invitando i presenti a pensare all’italiano nella musica, nell’archeologia, ma anche nello sport, al punto che le sue visite in qualità di ministro degli Esteri sono considerate un “omaggio apprezzato” poiché Moavero è l’esponente di un Paese “considerato di altissimo livello culturale”.
Facendo riferimento al tema della Settimana della Lingua appena conclusa, il ministro ha definito l’italiano una “lingua viva”, che oggi deve confrontarsi con “una rivoluzione tecnologica continua”. Occorre allora da un lato “preservare” la lingua da inutili inglesismi e dall’altro “mettere in rete i circuiti della lingua in modo strutturato e organizzato, sistemico”, coinvolgendo “tutti coloro che lavorano quotidianamente per promuovere la nostra lingua e cultura”, dalle associazioni alla Dante Alighieri, dalla rete diplomatico-consolare e degli IIC alle scuole italiane all’estero, “troppo spesso dimenticate”, ha detto Moavero, impegnandosi “come ministro a trovare nuovi fondi per rilanciare la rete delle scuole italiane all’estero”, essenziali per rispondere alla domanda di italiano proveniente dai Paesi in cui sono presenti le nostre storiche comunità e le terze e quarte generazioni di italiani devono avere l’opportunità di studiare la lingua dei padri.
Un auspicio, questo, molto apprezzato dal sottosegretario del Miur Salvatore Giuliano, che ha ringraziato Moavero è ha proseguito il suo intervento evidenziando proprio il ruolo dei tanti italiani emigrati all’estero e che all’estero, “ovunque siano andati”, hanno portato “la bellezza della lingua e della tradizione italiana”, una “lingua musicale”, amata da scrittori, musicisti e poeti di ogni nazionalità.
“L’italiano è una lingua viva”, ha confermato il sottosegretario, “capace di adattarsi al momento storico e capace di esprimere i sentimenti degli uomini di ieri e di oggi”.
La nostra non è certo “una lingua commerciale” eppure chi la studia sa che conoscere una lingua vuol dire capire un popolo e “sentire la ricchezza culturale di un Paese”. Ne sono testimonianza gli “oltre 5 milioni di italiani residenti all’estero e milioni di oriundi figli della nostra emigrazione”, che sono “motivo di orgoglio” per i successi raggiunti nei Paesi di emigrazione, dove pure si sono fatti “interpreti della creatività che ci viene universalmente riconosciuta“.
Ma se l’italiano è una “lingua dal glorioso passato”, esso ha anche un “sicuro avvenire”, ha concluso Giuliano, assicurando che l’azione del Miur a sostegno della promozione e tutela della lingua italiana nel mondo proseguirà, a braccetto col Maeci e con gli altri tanti attori impegnati in tal senso. (r.aronica\aise) 

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