GLI EBREI SONO NOSTRI FRATELLI, BASTA CON LE PERSECUZIONI!

GLI EBREI SONO NOSTRI FRATELLI, BASTA CON LE PERSECUZIONI!

foto Osservatore Romano

ROMA\ aise\ - Quando accolsero l’apostolo Paolo, Aquila e Priscilla si trovavano a Corinto perché l’imperatore Claudio aveva espulso gli ebrei da Roma. “Il popolo ebraico ha sofferto tanto nella storia. È stato cacciato via, perseguitato … E, nel secolo scorso, abbiamo visto tante, tante brutalità che hanno fatto al popolo ebraico e tutti eravamo convinti che questo fosse finito. Ma oggi, incomincia a rinascere qua e là l’abitudine di perseguitare gli ebrei. Fratelli e sorelle, questo non è né umano né cristiano. Gli ebrei sono fratelli nostri! E non vanno perseguitati. Capito?”. Così Papa Francesco nella “parentesi” aperta durante la catechesi di questa mattina in udienza generale. Una udienza “divisa di due”, a causa del maltempo, con gli ammalati in collegamento dall’Aula Nervi e tutti gli altri in piazza San Pietro.
Nella sua meditazione – nell’ambito del ciclo dedicato agli Atti degli Apostoli – Papa Francesco si è soffermato su Priscilla e Aquila e su come accolsero Paolo a Corinto.
“Paolo, da evangelizzatore infaticabile quale è, dopo il soggiorno ad Atene, porta avanti la corsa del Vangelo nel mondo”, ha spiegato Francesco. “Nuova tappa del suo viaggio missionario è Corinto, capitale della provincia romana dell’Acaia, una città commerciale e cosmopolita, grazie alla presenza di due porti importanti”. Qui “trova ospitalità presso una coppia di sposi, Aquila e Priscilla (o Prisca), costretti a trasferirsi da Roma a Corinto dopo che l’imperatore Claudio aveva ordinato l’espulsione dei giudei”.
Coniugi che “dimostrano di avere un cuore pieno di fede in Dio e generoso verso gli altri, capace di fare spazio a chi, come loro, sperimenta la condizione di forestiero. Questa loro sensibilità li porta a decentrarsi da sé per praticare l’arte cristiana dell’ospitalità e aprire le porte della loro casa per accogliere l’apostolo Paolo. Così essi accolgono non solo l’evangelizzatore, ma anche l’annuncio che egli porta con sé: il Vangelo di Cristo che è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede”. E da quel momento la loro casa s’impregna del profumo della Parola “viva” che vivifica i cuori”.
Aquila e Priscilla, ha aggiunto il Papa, “condividono con Paolo anche l’attività professionale, cioè la costruzione di tende. Paolo infatti stimava molto il lavoro manuale e lo riteneva uno spazio privilegiato di testimonianza cristiana, oltre che un giusto modo per mantenersi senza essere di peso agli altri o alla comunità. La casa di Aquila e Priscilla a Corinto apre le porte non solo all’Apostolo ma anche ai fratelli e alle sorelle in Cristo. Paolo infatti può parlare della “comunità che si raduna nella loro casa”, la quale diventa una “casa della Chiesa”, una “domus ecclesiae”, un luogo di ascolto della Parola di Dio e di celebrazione dell’Eucaristia. Anche oggi in alcuni Paesi dove non c’è la libertà religiosa e non c’è la libertà dei cristiani, i cristiani si radunano in una casa, un po’ nascosti, per pregare e celebrare l’Eucaristia. Anche oggi ci sono queste case, queste famiglie che – ha sottolineato il Papa – diventano un tempio per l’Eucaristia”.
Paolo lascia Corinto dopo un anno e mezzo insieme ad Aquila e Priscilla, che si fermano ad Efeso: “anche lì – ha spiegato Bergoglio – la loro casa diventa luogo di catechesi. Infine, i due sposi rientreranno a Roma e saranno destinatari di uno splendido elogio che l’Apostolo inserisce nella lettera ai Romani. Aveva il cuore grato, e così scrisse Paolo su questi due sposi nella lettera ai Romani. Ascoltate: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano”. Quante famiglie in tempo di persecuzione rischiano la testa per mantenere nascosti i perseguitati! Questo – ha sottolineato con forza il Papa – è il primo esempio: l’accoglienza famigliare, anche nei momenti brutti”.
“Tra i numerosi collaboratori di Paolo, Aquila e Priscilla emergono come “modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana” e ci ricordano che, grazie alla fede e all’impegno nell’evangelizzazione di tanti laici come loro, il cristianesimo è giunto fino a noi”, ha osservato Francesco prima di richiamare una definizione del papa emerito Benedetto XVI secondo cui “i laici danno l’humus alla crescita della fede”.
“Chiediamo al Padre, che ha scelto di fare degli sposi la sua “vera “scultura” vivente” di effondere il suo Spirito su tutte le coppie cristiane perché, sull’esempio di Aquila e Priscilla, sappiano aprire le porte dei loro cuori a Cristo e ai fratelli e trasformino le loro case in chiese domestiche. Bella parola: una casa è una chiesa domestica, dove vivere la comunione e offrire il culto della vita vissuta con fede, speranza e carità. Dobbiamo pregare questi due santi Aquila e Prisca, perché insegnino alle nostre famiglie ad essere come loro: una chiesa domestica – ha concluso – dove c’è l’humus, perché la fede cresca”. (aise) 

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