Assegno Unico Universale/ Porta (Pd): importanti novità per i connazionali all’estero

ROMA\ aise\ - Un emendamento governativo introdotto durante l’iter parlamentare di conversione del Decreto-Legge n. 19/2026 (Decreto PNRR) ha eliminato la residenza in Italia tra i requisiti richiesti ai cittadini Ue richiedenti l’Assegno Unico Universale. La stessa modifica ha esteso la prestazione anche ai figli all’estero in un paese comunitario. Ne dà notizia Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America, che in una nota elenca le “importanti modifiche” alla normativa dell’Assegno Unico Universale introdotte con la legge 50/2026. Modifiche, aggiunge, “che confermano la fondatezza delle battaglie portate avanti in questi anni a tutela dei lavoratori italiani all’estero e dei nuclei familiari transnazionali”.
Da ora in poi, secondo quanto spiegato dal deputato eletto all’estero, per i cittadini di un Paese membro della UE che lavorano in Italia non sarà più necessario aver maturato due anni di residenza né possedere il diritto di soggiorno permanente: sarà sufficiente essere cittadini comunitari iscritti ad una gestione previdenziale italiana e in regola con il versamento dei contributi obbligatori, sia come lavoratori dipendenti che autonomi. Un lavoratore che si trasferisce in Italia per la prima volta avrà diritto all’Assegno Unico Universale sin dal primo mese di attività. È caduto inoltre il vincolo della residenza del figlio nel territorio nazionale: l’assegno infatti spetterà anche per i figli a carico che vivono in un altro Stato membro.
“Su questa materia sono intervenuto più volte, sia con emendamenti sia con atti ispettivi parlamentari, denunciando gli effetti penalizzanti prodotti dall’esclusione dall’Assegno Unico di contribuenti che producono reddito e pagano le imposte in Italia ma hanno figli residenti all’estero”, ha spiegato Porta.
Nelle interrogazioni parlamentari che Porta ha presentato sull’argomento, evidenziava come la normativa italiana presentasse profili di contrasto con i regolamenti e le direttive europee sulla libera circolazione e sull’esportabilità delle prestazioni familiari, oltre che con la consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.
“Lo avevamo detto con chiarezza al Governo già nel 2025: si trattava di una norma ingiusta, discriminatoria e in evidente contrasto con il diritto europeo – ha sottolineato -. Hanno scelto di ignorare le nostre interrogazioni, i nostri emendamenti e le proteste delle famiglie colpite fino a quando la Commissione europea non ha avviato la procedura di infrazione contro l’Italia”.
La modifica normativa è stata introdotta, secondo Porta, con “l’obiettivo di evitare il giudizio della Corte di giustizia dell’Unione europea nell’ambito della causa C-630/24 promossa dalla Commissione europea ed evitare così il pagamento di decine di milioni di euro di arretrati”. “È bene chiarire che questa correzione non nasce da una spontanea iniziativa politica del Governo – ha aggiunto Porta -, ma dalla necessità di evitare una condanna europea. Solo sotto la pressione dell’Unione europea l’Esecutivo è stato costretto a intervenire per correggere una stortura normativa che ha penalizzato per tre anni lavoratori, pensionati e famiglie fiscalmente collegate all’Italia”.
“Questa vicenda dimostra che avevamo ragione noi. Se il Governo avesse ascoltato per tempo le nostre proposte, si sarebbero evitati danni economici alle famiglie, contenziosi e una grave figuraccia europea per il nostro Paese”, ha aggiunto il deputato eletto all’estero.
Porta ha poi ricordato come, già nell’aprile del 2025, insieme ai colleghi del Pd eletti all’estero, Toni Ricciardi e Christian Di Sanzo, avesse presentato una specifica interrogazione parlamentare al Ministro del Lavoro richiamando la condizione dei cosiddetti “non residenti Schumacker”, cioè quei contribuenti che producono almeno il 75% del proprio reddito in Italia e che, fino al marzo 2022, potevano beneficiare delle detrazioni per figli a carico al pari dei residenti. Con l’introduzione dell’Assegno Unico tali detrazioni sono state eliminate senza alcuna misura compensativa, determinando una penalizzazione economica significativa per migliaia di famiglie. Rimane quindi ancora aperta la questione dei cittadini italiani residenti fuori dall’UE e del pieno ripristino delle detrazioni per figli a carico e dell’assegno al nucleo familiare per i contribuenti fiscalmente collegati all’Italia.
“La battaglia non è conclusa – ha infine chiosato Porta -. Continueremo a lavorare in Parlamento affinché nessun lavoratore italiano che contribuisce al sistema fiscale e previdenziale del nostro Paese venga discriminato in base alla residenza dei propri familiari”. (aise)