Laura Garavini candidata del “Terzo polo” nella ripartizione Europa – di Alessandro Butticè

BRUXELLES\ aise\ - Fiera delle sue radici in una famiglia umile: gente per bene e gran lavoratori. Laura Garavini, emiliana, nata a Vignola da contadini, produttori di ciliegie, è candidata del “terzo polo” (Italia Viva e Azione/Renew Europe) per la circoscrizione estero, ripartizione Europa, alla Camera. Grazie ai sacrifici dei suoi genitori dice di aver avuto la possibilità di studiare Scienze Politiche all’Università di Bologna, dove si è laureata con il massimo dei voti.
L’Europa la considera la sua casa da oltre trent’anni. Ha insegnato all‘Università di Kiel e ad Amburgo. Ha coordinato un progetto del Governo tedesco, a Colonia, volto a promuovere l‘integrazione di giovani italiani nel mondo del lavoro. A Berlino é stata responsabile per la consulenza alle famiglie e ai pensionati italiani.
D. Cosa significa essere europeista per lei?
R. Essere europeista significa essere consapevoli di quanto il futuro dell'Italia sia profondamente legato al futuro dell'Europa. Un'unione fatta di culture diverse ma legate da comuni valori democratici, dal rispetto dei diritti e delle libertà. Essere europeista vuol dire farsi promotrice di questi valori.
D. Qual é la sua visione di Unione Europea?
R. L'Unione Europea del futuro è quella che abbiamo visto saper reagire con forza e compattezza a pandemia e guerra. Dimostrando di saper unire le forze in risposte comuni e solidali ambiziose. Per questo, sono convinta che bisogna continuare su questa strada, riformando l'Unione nella direzione indicata dalla Conferenza per il futuro dell'Europa. A partire dalla riforma dei Trattati, così da superare il vincolo dell'unanimità e consentire azioni e decisioni più rapide.
D. Cosa farà, se eletta, per i giovani cervelli italiani troppo spesso costretti ad emigrare all’estero?
R. È positivo se “i cervelli” vanno all’estero. Così da contribuire a migliorare le proprie competenze e la propria professionalità. Ma non deve essere una strada a senso unico. Per promuovere uno scambio reciproco, nei prossimi cinque anni vanno promosse borse di studio per ricercatori all’estero, italiani o stranieri, attivi in progetti congiunti con università italiane. E poi vanno prorogati i benefici fiscali del Controesodo per chi desidera tornare dopo un’esperienza all'estero.
D. Gli italiani all’estero, con la riduzione dei parlamentari, hanno perso rappresentanza in parlamento. Come giudica questa situazione e cosa intende fare se eletta?
R. Sono stata promotrice del No al referendum sul taglio dei parlamentari proprio perché la ritengo una riforma figlia del populismo e non del buonsenso. In un momento in cui gli italiani all'estero aumentano, i loro rappresentanti vengono tagliati drasticamente e senza un'adeguata ridefinizione delle ripartizioni, che sono enormemente più estese che non in Italia. Questa é una seria responsabilità dei 5stelle, che sono stati gli artefici di questo taglio irragionevole.
D. Quali sono le esigenze degli italiani all’estero, ed in particolare di quelli residenti in Europa?
R. Un’esigenza molto avvertita é quella di servizi consolari efficienti ed accessibili. Scuole di lingua che consentano ai nostri figli di conoscere e promuovere la nostra cultura. Agevolazioni fiscali sulla prima casa in Italia. Agevolazioni che ho personalmente reintrodotto in questa legislatura per i pensionati e che voglio potenziare.
D. Come vede l’idea del centrodestra di ricostituire il ministero degli italiani all’estero? Quale valore aggiunto?
R. Non è un'idea del centrodestra. È una proposta che è anche presente nel mio programma. Solo che le destre lo usano come bandierina elettorale. Io come misura di integrazione. L’Italia, paese di migrazioni. Sempre e anche oggi. Negli ultimi dieci anni il numero di italiani all’estero é quasi raddoppiato. Le tante esperienze di riuscita integrazione di noi emigrati possono servire per trovare opportune politiche per chi arriva. Voglio contribuire ad introdurre un Ministro delle migrazioni che si occupi di emigrazione e di immigrazione. Così da mettere a frutto in Italia anche le tante buone prassi acquisite dalle nostre comunità italiane nel mondo. E riuscire a prevedere, finalmente, una vera cittadinanza europea, che garantisca pari diritti in Europa. Contro il razzismo, per un’integrazione migliore.
D. Qual é l’elettorato a cui intende rivolgersi?
R. Le italiane e gli italiani all'estero che credono nel valore dell'Europa e in una visione di Italia moderna, equa, giusta.
D. Com’é cambiata l’emigrazione italiana all’estero negli ultimi decenni?
R. Sicuramente c'è stato un cambio sociale, prima partivano spesso uomini e adulti con una formazione meno avanzata di chi parte oggi, spesso spinto proprio dalla voglia di realizzarsi professionalmente. Oggi partono spesso connazionali anche altamente qualificati, oppure coppie con bambini. Cosa che prima accadeva soltanto in una seconda fase.
D. Chi sono oggi gli italiani residenti all’estero?
R. Sono una comunità splendida, con la quale mi confronto sempre con grande entusiasmo. Perché trasmettono tutto il legame con la terra di origine, che mantengono e coltivano con costanza, unito alle competenze e alle esperienze acquisite in Europa. Sono donne e uomini che hanno una visione aperta della vita e che ci tengono al futuro dell'Italia. Per questo, sono ottimista del fatto che sceglieranno forze riformiste e non destre e populisti.
D. Perché un italiano residente all’estero in Europa dovrebbe votarla?
R. Le italiane e gli italiani all'estero mi conoscono. Sanno che in questi anni ho lavorato in Parlamento e fuori per raggiungere risultati importanti per gli Aire, dalle agevolazioni fiscali alle risorse su lingua e cultura. Sanno, in definitiva, che ho dimostrato sul campo di avere la competenza per affrontare i loro argomenti e che non sono una candidata estranea alle comunità. Le conosco, le frequento, le ascolto. E sono determinata a tornare in Parlamento per continuare a portare la loro voce. (alessandro butticé\aise)