Legge elettorale/ Di Giuseppe (FdI): il mondo non è troppo grande per un parlamentare

ROMA\ aise\ - “La nuova dimensione della circoscrizione non allontana il parlamentare dagli elettori. Alza soltanto l'asticella per rappresentarli”. Ne è convinto Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto in Centro e Nord America, una delle ripartizioni della circoscrizione estero che, grazie alla nuova legge elettorale, sarà accorpata con l’America Latina, l’Oceania, l’Africa e l’Asia alla Camera, e farà parte del “collegio mondo” al Senato. All’indomani dell’approvazione dell’emendamento del Governo che ha ridotto da 4 a 2 le ripartizioni della Camera (Europa – resto del mondo) e da 4 a 1 al Senato, Di Giuseppe - che non è intervenuto in Aula - in un post pubblicato su facebook sostiene che “il mondo non è troppo grande per un parlamentare. È troppo grande soltanto per un parlamentare organizzato troppo in piccolo”.
“Con la nuova Legge Elettorale alla Camera le attuali quattro ripartizioni per gli italiani all’estero diventano due: Europa e Resto del mondo. Vero: un deputato rappresenterà politicamente un'area molto più vasta di quella attuale. E io sono favorevole. Da imprenditore – scrive Di Giuseppe – non ho mai scelto un angolo del mondo in cui chiudermi, ho sempre preferito competere nel mondo, con una squadra capace di essere presente, ascoltare e intervenire ovunque servisse”.
“La politica non dovrebbe funzionare diversamente. Un parlamentare non può rappresentare milioni di concittadini da solo. Noi siamo una squadra di oltre dieci persone. Raccogliamo le segnalazioni, apriamo i dossier, lavoriamo con consolati e ambasciate, entriamo nei ministeri, scriviamo gli emendamenti e seguiamo ogni provvedimento fino al risultato. La vicinanza – si legge ancora sul post del deputato – non si misura in chilometri. E nemmeno nel numero delle cene a cui si partecipa. Probabilmente sono il parlamentare che ha fatto meno cene nel proprio collegio. Non amo la politica delle tavolate, delle fotografie e delle presenze rituali. Perché le cene producono fotografie. Il lavoro produce leggi. Io preferisco conoscere un problema, affrontarlo nei ministeri, combatterlo nelle Commissioni e nelle aule parlamentari, portare a casa una soluzione. Ed è ciò che abbiamo fatto in questi anni”.
“Naturalmente – continua – continuerò a essere fisicamente presente nelle comunità. Ma la presenza vera non è farsi vedere una sera: è esserci il giorno dopo, quando bisogna rispondere e risolvere. La nuova dimensione della circoscrizione non allontana il parlamentare dagli elettori. Alza soltanto l'asticella per rappresentarli. Non dobbiamo ridurre il mondo perché qualcuno riesca a gestirlo. Perché il mondo non è mai troppo grande. Può essere troppo piccola soltanto la politica”. (aise)