Legge elettorale/ Ricciardi (Pd): cancellata la rappresentanza

ROMA\ aise\ - Una legge “strumentale”, volta ad assegnare più seggi al centrodestra nella ripartizione estero. In diversi interventi in Aula, Toni Ricciardi, deputato Pd eletto in Europa, ha rilanciato più volte le critiche all’emendamento del Governo – poi approvato dall’Aula – che ha ridotto le ripartizioni della circoscrizione estero.
Dopo aver citato Mirko Tremaglia – “sarei curioso di sapere cosa pensa di quello che vi state apprestando a fare” – il deputato ha definito i deputati di maggioranza “i figli illegittimi di Donald Trump perché, dove non riuscite con i voti, modificate i collegi e le circoscrizioni”.
“Da quando si vota all'estero, è stata l'unica legge elettorale che non è mai stata cambiata nella sua configurazione di voto”, ha ricordato Ricciardi, secondo cui “un conto è discutere della messa in sicurezza del voto” e un altro “è andare a distruggere un diritto di rappresentanza per un senatore e un deputato in più. Perché tutto puoi fare in politica, ma non puoi cambiare le regole del gioco semplicemente perché non hai la capacità di radicamento territoriale”.
“Stiamo parlando della ventunesima regione d'Italia, come amava dire il compianto Michele Schiavone; stiamo parlando di 7 milioni di cittadine e di cittadini”, ha aggiunto Ricciardi, dopo aver richiamato i risultati del voto del 2022. “Quando si votò la prima volta nel 2006, i residenti all'estero erano poco più di 3,5 milioni; oggi hanno superato i 7 milioni e non li hanno superati per l'acquisizione di cittadinanza. È bene ricordarlo. Voi siete il Governo che l'anno scorso, il 20 maggio, ha segnato il giorno della vergogna, perché ha cancellato la trasmissione automatica alle cittadine e ai cittadini residenti all'estero e oggi vi apprestate a cancellarne il diritto di rappresentanza”.
“Io sfido chiunque di voi a candidarsi con le preferenze nel collegio unico mondiale al Senato”, ha detto ancora Ricciardi; “non si può cancellare la rappresentanza di territori che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, che hanno storie diverse, percorsi diversi, che hanno rappresentato la struttura portante di una Repubblica che non si fondò sul lavoro, ma si fondò sull'emigrazione”.
L’Italia “è stato il primo Paese a concedere il diritto di voto ai residenti all'estero. Oggi lo concedono venti Paesi nel mondo. La Germania sta studiando il nostro modello da anni, perché vorrebbe applicarlo. La Francia sta studiando il modello italiano delle circoscrizioni per applicarlo”, ha proseguito il deputato prima di presentare, come alternativa all’emendamento del Governo, “il modello di rappresentanza del CGIE”, cioè una ripartizione di Paesi anglofoni extra Ue per salvaguardare “due ripartizioni (Nord America e Oceania - ndr) che altrimenti verrebbero assorbite dalla prepotenza demografica - passatemi il termine - dell'America Latina”. Una proposta bocciata dall’Aula, che ha respinto tutti gli emendamenti e i subemendamenti dell’opposizione.
Concludendo, Ricciardi si è rivolto agli eletti all’estero di maggioranza – Di Giuseppe (FdI) e Tirelli (Maie): “capisco tutte le difficoltà e tutti gli ordini di scuderia, ma è possibile che non ci sia un eletto all'estero di maggioranza che dica una parola? Ma è possibile? Ma è talmente forte questa paura di non essere ricandidati che non dite una parola Vi stanno sfracassando casa e non dite una parola! Vergogna!”. (aise)