Porta (Pd): il dovere di votare "No" al Referendum sulla Giustizia

ROMA\ aise\ - "In Italia è in atto un tentativo di smantellamento graduale dello Stato di diritto così come era stato voluto dai nostri padri costituenti che all’indomani del fascismo riuscirono a redigere una bellissima Costituzione che seppe coniugare i valori del cattolicesimo democratico con quelli del liberalismo e del socialismo". Queste le parole di Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America, espresse in questo articolo pubblicato da "L'italiano.press", testata diretta da Mauricio Cerbone.
"L’offensiva del governo si basa su tre grandi riforme che indeboliscono in maniera diretta alcuni princìpi fondamentali della nostra convivenza democratica - ha spiegato Porta -: il cosiddetto premierato, con una sostanziale delegittimazione del Presidente della Repubblica ed una forte concentrazione di poteri sul Primo Ministro; l’autonomia differenziata, che mina alla base garanzie sociali e livelli minimi comuni di servizi tra cittadini di regioni diverse e – infine – la riforma della giustizia che dietro allo slogan della separazione delle carriere tra accusa e difesa e il miglioramento del sistema è in realtà un attacco all’autonomia dei magistrati da parte del potere politico".
Secondo Porta, "gli italiani all’estero sanno bene cosa vuole dire assistere inerti allo smantellamento dei loro diritti; sì, perché anche la nuova legge della cittadinanza voluta dal governo che sostanzialmente cancella il diritto di trasmissione "ius sanguinis" che fino ad oggi reggeva il nostro ordinamento e contribuiva a rendere solido il nostro legame con le collettività italiane nel mondo è stata approvata con il ricorso ingiustificato alla decretazione d’urgenza e quindi impedendo al Parlamento e alla società civile di confrontarsi e discutere su un tema tanto importante".
Tornando alla riforma della giustizia e al referendum, Porta ha spiegato: "non sono un giurista e non ho la pretesa di entrare nei dettagli dell’attuale assetto della giustizia e del dibattito tra esperti e costituzionalisti sull’oggetto della riforma voluta dal governo. Ho però chiare tre cose e mi sembra giusto condividerle con chi avrà la pazienza di leggere queste poche righe che seguono: 1) Questa legge non è sulla “separazione delle carriere” tra pubblico ministero e giudici: la riforma Cartabia del 2021 ha già reso nei fatti una rarissima eccezione il passaggio da una carriera ad un’altra (opzione esercitata da soli 30 magistrati su 30mila); 2) Questa legge non migliora l’efficienza della giustizia (per ammissione dello stesso governo) ma indebolisce l’autonomia dei magistrati e li sottomette ad un controllo maggiore del potere politico. Il vero attacco è al Consiglio Superiore della Magistratura, che verrà eletto per un terzo dal Parlamento e per due terzi da membri scelti per sorteggio (caso unico al mondo) che finiranno per essere soggetti all’influenza dei nominati dalla maggioranza di governo; 3) La vittoria al referendum serve quindi soltanto a legittimare l’azione progressiva e decisa del governo Meloni contro l’equilibrio dei poteri e lo Stato di diritto, utilizzando in maniera pretestuosa il tema dell’efficienza della giustizia (che avrebbe bisogno di più risorse e di tempi certi per i processi e non di un maggiore controllo del potere giudiziario da parte dell’esecutivo)".
Per concludere, Porta ha citato un "autorevole politico socialista della cosiddetta "Prima Repubblica", Rino Formica, che in passato ha condotto importanti battaglie politiche per la "giustizia giusta" e la riforma della stessa" che a modo di vedere del deputato dem eletto all'estero "ha colto bene il dato politico che sta alla base di questo referendum e lo cito volentieri a conclusione di questo mio commento": "Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere". (aise)