Referendum/ Ricciardi (Pd): anomalie e disservizi in Europa

ROMA\ aise\ - C’è qualcuno che vuole “truccare la partita”? A chiederselo è Toni Ricciardi, deputato Pd eletto in Europa, che ieri è intervenuto a margine dei lavori d’Aula a Montecitorio per “aggiornare l’Aula, i cittadini, le cittadine e lei stesso, Presidente” sul voto degli italiani all’estero al referendum sulla giustizia. Votando per corrispondenza, infatti, i connazionali all’estero stanno già ricevendo il materiale elettorale da rinviare ai Consolati entro le 16 (locali) del 19 marzo.
Ma non tutto sta andando per il verso giusto, denuncia Ricciardi, secondo cui per questa tornata elettorale non sono state stanziate abbastanza risorse.
“Sarebbe facile esordire con “ve l'avevamo detto”. Quando abbiamo denunciato che avevate appostato il 50% delle risorse - rispetto ai 50 milioni necessari, ne avete messi 25 -, ci eravamo chiesti: ma questi soldi, se i seggi sono fissi, dove vengono tagliati e che problemi possono generare? Alla faccia della messa in sicurezza del voto”, ha ironizzato il deputato dem, che ha quindi elencato le “storture” emerse finora.
“Uno, in Albania ci segnalano che a Durazzo, addirittura, i plichi arrivano interi, a pacchetti, a finti patronati e associazioni che mandano i messaggini - abbiamo gli screenshot e ci riserveremo di procedere in tal senso - che invitano i cittadini ad andare a votare lì e a mettere una bella croce - guarda caso - sul “sì”. Francia, circoscrizioni consolari di Parigi, Nizza: arrivano le buste senza le schede per votare; Lione: a ieri sera (lunedì - ndr), schede non arrivate in molte parti”.
E ancora: “Basilea, nel Canton Argovia le schede non sono arrivate. Spagna: addirittura l'ex presidente del Comites, componente del CdA di ENEL, manda i messaggini: vuoi la carta d'identità elettronica? Vieni e vota “sì” al referendum. Brasile: l'ambasciata si è dovuta premunire di mandare una comunicazione ufficiale a tutti i Comites e ai consolati: mi raccomando, siate imparziali. Per finire, Argentina, dove il Comites di Rosario, gestito interamente da un partito che sostiene questo Governo - il MAIE -, inviava addirittura materiale elettorale informativo che invitava a votare “sì”. Se avessero utilizzato il 5 per cento di come si stanno prodigando per il “sì” per difendere la cittadinanza e la trasmissione della cittadinanza agli italiani e alle italiane nel mondo, probabilmente, qualche problema l'avremmo risolto”.
“Questo intervento, e ne seguiranno altri da qui a fine campagna referendaria, - ha concluso Ricciardi – per segnalare a questa istituzione, ai cittadini e alle cittadine che una partita tu la puoi giocare come ti pare, ma, se devi truccare la partita, se devi modificare il lettore del VAR per immaginare che qualcuno finisce in fuorigioco e non segnalare il fuorigioco, allora, a questo punto, ci vedremo il 24 marzo e faremo le analisi complessive di tutto quello che è accaduto nel voto per gli italiani all'estero in merito a questo referendum”. (aise)