Ricorso contro la nomina del Premier Mureșan: la comunità italiana in Romania prende le distanze dall’iniziativa di RO.AS.IT

BUCAREST\ aise\ - Una vicenda giudiziaria e istituzionale ha aperto un confronto all’interno della comunità italiana in Romania. Lo scorso 22 settembre, l’Associazione degli Italiani in Romania – RO.AS.IT., guidata dalla deputata non affiliata Ioana Grosaru, ha presentato alla Corte d’Appello di Bucarest un ricorso contro il Decreto presidenziale n. 770/2026, con il quale il Presidente della Romania Nicușor Dan ha designato Siegfried-Vasile Mureșan quale candidato alla carica di primo ministro. La causa, registrata presso la Sezione IX del Contenzioso amministrativo e fiscale, ha come parti convenute l’Amministrazione presidenziale e il Monitorul Oficial. Il primo termine era fissato ieri 28 settembre.
La vicenda ha assunto immediatamente una dimensione che va oltre il procedimento giudiziario. A prendere pubblicamente le distanze dall'iniziativa sono state undici organizzazioni della comunità italiana in Romania, che hanno sottoscritto un documento comune nel quale chiariscono di non riconoscersi nella posizione assunta da RO.AS.IT. e, soprattutto, contestano qualsiasi possibile sovrapposizione tra la rappresentanza parlamentare della minoranza italiana e la rappresentanza dell’intera comunità italiana presente nel Paese.
Firmatari di questo documento sono il Comites Romania, la Camera di Commercio Italiana per la Romania, Confindustria Romania insieme ad Associazione FUTURA A.I.I., Comunitya Italiană – Friulana Greci, Confederazione degli Italiani nel Mondo - CIM Romania, Associazioni Emiliano-Romagnole in Romania, Associazione Italiani in Bihor, Confederazione Italiani nel Mondo e Comitato Tricolore nel Mondo.
“Una posizione individuale non può diventare la voce di un'intera comunità”: questo il punto centrale del documento con cui le organizzazioni firmatarie riconoscono a RO.AS.IT. il diritto di esprimere le proprie opinioni, ma respingono l'idea che tali posizioni possano essere presentate come espressione dell'intera comunità italiana.
La comunità italiana in Romania, sottolineano, è infatti composta da realtà diverse: cittadini italiani residenti nel Paese, cittadini romeni di origine italiana, imprenditori e investitori, professionisti, famiglie, rappresentanti del mondo accademico, culturale ed educativo e numerose associazioni che operano da anni nei rapporti tra Italia e Romania.
Nel documento le undici organizzazioni affermano, inoltre, di non voler intervenire nella politica interna romena attraverso il sostegno o la contestazione di partiti, persone o formule politiche. La nomina del candidato alla carica di primo ministro, osservano, rientra in una procedura costituzionale e istituzionale dello Stato romeno.
La presa di posizione delle associazioni firmatarie si concentra quindi sul concetto di rappresentanza: RO.AS.IT. è l'organizzazione che, nell'ambito della legislazione romena sulle minoranze nazionali, esprime la rappresentanza parlamentare della minoranza italiana attraverso il seggio riservato. Le undici organizzazioni, tuttavia, sottolineano che questa funzione istituzionale non equivale automaticamente alla rappresentanza dell'intera realtà italiana presente in Romania.
Le undici organizzazioni firmatarie considerano essenziale chiarire, senza ambiguità, che RO.AS.IT. non ha mai rappresentato l'intera comunità italiana in Romania.
Il messaggio lanciato dalle organizzazioni firmatarie è quindi rivolto soprattutto a evitare una sovrapposizione tra rappresentanza parlamentare della minoranza e rappresentanza complessiva della comunità italiana, realtà che comprende anche una significativa componente economica, imprenditoriale, professionale, culturale e associativa.
Nel comunicato congiunto, inoltre, viene espresso il timore che una singola iniziativa possa generare, nello spazio pubblico e istituzionale, la percezione che l'intera comunità italiana sia associata a una determinata posizione politica. Le organizzazioni firmatarie affermano quindi di non voler essere coinvolte, direttamente o indirettamente, in una posizione politica che non hanno assunto.
Allo stesso tempo, ribadiscono il proprio rispetto per la Romania, per le sue istituzioni democratiche e per lo Stato di diritto, sottolineando il valore dei rapporti storici e strategici tra Italia e Romania.
La particolarità della vicenda è rappresentata dalla convergenza di undici organizzazioni, appartenenti a differenti settori della presenza italiana in Romania, su un punto preciso: nessuna singola organizzazione può attribuire automaticamente all'intera comunità una propria posizione politica o istituzionale.
Il confronto resta ora affidato, per quanto riguarda il ricorso contro il decreto presidenziale, alla Corte d'Appello di Bucarest, mentre sul piano della rappresentanza comunitaria il documento sottoscritto dalle undici organizzazioni costituisce una presa di posizione pubblica che intende ristabilire una distinzione tra le diverse forme di rappresentanza degli italiani presenti in Romania.
Un confronto che, al di là dell'attuale vicenda politica e giudiziaria, pone una questione più ampia: chi può parlare a nome della comunità italiana in Romania e in quali ambiti? Per le undici organizzazioni firmatarie, la risposta è chiara: la comunità italiana è una realtà plurale, articolata e molto più ampia di una singola struttura associativa o della sola rappresentanza parlamentare. (aise)